Trump: “l’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro”.

Le parole di Donald Trump segnano una rottura che, per l’Italia, ha il sapore di un déjà-vu storico.

Il riferimento al rifiuto di Sigonella richiama inevitabilmente la fermezza di Bettino Craxi che, in quella stessa base siciliana, seppe dire di no alle pretese americane rivendicando la sovranità nazionale.

Oggi, quella stessa distanza può trasformarsi in un’opportunità senza precedenti. Se Washington minaccia di “non esserci”, la risposta non deve essere il timore, ma la consapevolezza che il tempo della servitù è finito.

Abbiamo pagato a sufficienza, in termini economici e di autonomia, il prezzo di un’alleanza spesso sbilanciata.
Questo strappo può essere la scintilla per una vera difesa comune europea, un’organizzazione che permetta al continente di parlare con una sola voce.

Liberarsi dalla dipendenza logistica e militare dagli Stati Uniti significa poter tessere una diplomazia diretta e privilegiata con il Medio Oriente, senza dover passare per il filtro degli interessi d’oltreoceano.

Gestire autonomamente i rapporti con i paesi produttori di energia non solo permetterebbe di abbassare i prezzi che oggi gravano su famiglie e imprese, ma stabilizzerebbe l’intera area mediterranea attraverso una cooperazione basata sul rispetto reciproco e sullo sviluppo economico, piuttosto che sulla sola forza delle armi.

In ultima analisi, una solida difesa europea serve a garantire la nostra sicurezza, ma è la “buona diplomazia” lo strumento che la rende superflua.

Se l’Europa smette di agire come un satellite e inizia a muoversi come un arbitro internazionale, la pace non sarà più un equilibrio garantito dalle basi americane, ma il risultato di una politica estera adulta e mediterranea.



È il momento di smettere di essere spettatori del proprio destino e di organizzarsi per essere, finalmente, padroni in casa propria.