sabato28 Gennaio 2023
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La Cina fa i conti con il crollo di import ed export

L’indebolimento della domanda globale e i rallentamenti alla macchina produttiva a causa dei rigidi controlli anti-virus sono alla base della...

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L’indebolimento della domanda globale e i rallentamenti alla macchina produttiva a causa dei rigidi controlli anti-virus sono alla base della drastica diminuzione delle importazioni e delle esportazioni cinesi nel mese novembre. Le esportazioni sono crollate del 9% rispetto a un anno fa a 296,1 miliardi di dollari, peggiorando rispetto al calo dello 0,9% di ottobre, secondo i dati doganali mostrati mercoledì. Le importazioni sono diminuite del 10,9% a 226,2 miliardi di dollari, in calo rispetto al calo dello 0,7% del mese precedente, segno di un ulteriore rallentamento dell’economia cinese. Il surplus commerciale globale del Paese si è ridotto del 2,5% rispetto all’anno precedente a 69,9 miliardi di dollari. Quanto accaduto al commercio mondiale era in qualche modo atteso -anche se forse non con questa ampiezza – per il raffreddamento della domanda globale determinato dal rigore delle scelte fatte dalla Federal Reserve e delle banche centrali in Europa e in Asia per frenare l’aumento dell’inflazione. Sul fronte interno, la strategia ‘zero-Covid’ decisa da Pechino ha certo condizionato la domanda dei consumatori cinesi, che hanno subito lunghi e rigidi confinamenti. Cosa che,  confinando milioni di persone nelle loro case per settimane alla volta, ha danneggiato gli affari. Secondo i dati ufficiali, la spesa dei consumatori si è contratta a ottobre e l’attività delle fabbriche ha registrato pesanti rallentamenti.  Le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,5% rispetto a un anno prima, in calo rispetto al 2,5% di settembre. La crescita della produzione industriale è rallentata al 5% dal 6,3% del mese precedente. La crescita economica cinese è rimbalzata al 3,9% rispetto all’anno precedente nel trimestre conclusosi a settembre dal 2,2% del primo semestre. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 25,4% rispetto all’anno precedente a 40,8 miliardi di dollari, mentre le importazioni di merci americane sono diminuite del 7,3% a 16,5 miliardi di dollari. Il surplus politicamente sensibile con gli Stati Uniti si è ridotto del 34,1% a 24,3 miliardi di dollari.

 

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