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Intervista alla scrittrice Stefania Chiappalupi.

Stefania Chiappalupi ritorna in libreria, con “L’usignolo e occhi di cielo”. Un romanzo tratto da una storia vera. Il bene...

IN QUESTO ARTICOLO

Stefania Chiappalupi ritorna in libreria, con “L’usignolo e occhi di cielo”.

Un romanzo tratto da una storia vera.

Il bene esiste, Dio è lo stesso per tutti,

cambia solo il modo in cui si è rivelato.

 Stefania Chiappalupi

Mi aggancio a questa sua frase per presentarvi l’ospite di oggi: una donna con una grande umanità, una fede smisurata nel prossimo e nel cielo. Nelle sue liriche riporta spesso in auge la tematica della pace e della fratellanza.

Stefania Chiappalupi, classe 1970, romana di nascita, è una scrittrice e poetessa che attraverso la sua poetica e i suoi romanzi eleva l’amore, l’unione tra popoli, la libertà di pensiero, il no a qualsiasi forma di violenza.

La sua vena poetica sfocia in giovane età, grazie anche alla musica di Renato Zero, che sconvolge piacevolmente il suo animo: “Quel suo essere così diverso dagli altri, così eccentrico, mi illuminò a tal punto da indurmi a scrivere la mia prima poesia: “Uomo”, che a lui ho dedicato.

La sua sensibilità è forte tanto da aprirle la strada alla scrittura: da quel suo primo componimento Stefania è cresciuta, ha maturato la sua identità artistica, a oggi ha all’attivo 4 romanzi e molti importanti riconoscimenti sia per la sua poetica che narrativa.

Debutta come autrice con “Un’occasione unica”, in cui racconta un’esperienza personale che la toccò profondamente, un viaggio in Israele dove venne coinvolta in un attentato. Fu il tempestivo intervento di un sacerdote ad aiutarla fuggire e insieme bussarono alla porta di una di bottega gestita da una famiglia Islamica che non esitò a soccorrerli.

Dopo quel libro ne ha pubblicati altri tre: La ragazza che sognava l’Africa, L’amore tra due mondi, e L’usignolo e occhi di cielo, mi soffermo su quest’ ultimo. Un’opera ricca di contenuti, sempre purtroppo attuali, tratta avvenimenti realmente accaduti a Roma e Napoli, durante la seconda guerra mondiale. Una testimonianza di quanto la guerra, in ogni epoca, è sempre stata, e sarà, portatrice solo di morte e di distruzione! Quante famiglie spezzate, quanti amori mai vissuti, quanti bambini mai cresciuti a causa di questa assurda follia umana. Il libro ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionale.  “Premio del museo” anno 2018. In seguito è stato finalista nel concorso “Casa Sanremo Writers ed. 2019, ho ottenuto il Secondo posto a ex aequo al Premio letterario giornalistico Piersanti Mattarella edizione 2019 e il sesto posto nel concorso “Tra le parole e l’infinito”, the Grand Award to Eccellenze edizione 2021.

La tua prima poesia racconta di un uomo che vive dietro una maschera e alla fine la toglierà per rivelare al mondo intero i l suo vero volto. Portiamo tutti una maschera, secondo te perché?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti per la tua intervista. A mio modesto parere sì. La vita sfrenata e competitiva di oggi probabilmente ci obbliga a vivere un po’ tutti dietro una maschera. Anche solo per apparire agli altri come vorremmo essere o semplicemente per essere accettati di più dalla società.

Nei tuoi romanzi: Un’ occasione unica – La ragazza che sognava L’Africa – L’amore tra due mondi e L’usignolo e occhi di cielo c’è ’è una tematica che li accomuna?

I romanzi sono tutti completamente diversi ma hanno un unico denominatore in comune: la donna. Diverse tra loro ma tutte temerarie e combattive.

Sei stata scelta in diversi eventi a scopo umanitario. tra i più importanti “Identità violate” che ha come tema fondamentale la violenza e la violazione dei diritti umani, “Due parole su questa tua esperienza.

“Identità violate” è stato il primo evento a cui sono stata invitata a partecipare e come il primo amore non si scorda mai. Ho un bellissimo ricordo legato a quel periodo, di pace e di solidarietà, Eravamo diversi artisti, ognuno ha partecipato con la propria arte e ci siamo uniti per dire basta alla differenza tra popoli, all’emarginazione nonché alla violenza di ogni genere. È stata un’esperienza che mi ha fatto maturare molto, come artista ma soprattutto come persona. Credo di aver ricevuto molto di più di quanto io abbia dato

Con la tua poesia “L’uomo vestito di bianco”, dedicata a Papa Francesco hai vinto la “Menzione della Giuria” del Premio per la Pace e la Giustizia Sociale XXIX edizione. Un tuo pensiero sul Santo Padre?

Ho una profonda stima del Santo Padre, credo che in lui sia rimasta l’umiltà di quando era un semplice sacerdote e non per niente mi piace definirlo “Il sacerdote del popolo.”

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Sono molto credente, frequento la parrocchia e sono catechista. La fede mi è stata trasmessa dalla mia nonna materna. Credo in Dio e credo in nostro Signore Gesù, ma sono fermamente convinta che la Chiesa sia molto lontana dagli insegnamenti che Gesù ci ha lasciato. Alle volte penso che se lui tornasse sulla terra la sua Chiesa non la riconoscerebbe.

Nel tuo romanzo d’esordio “Un’occasione unica” riporti su carta un’esperienza vissuta, durante un attentato a Gerusalemme, decidi di scrivere quest’opera per ringraziare una famiglia israeliana che ti soccorse.  Dopo quella vicissitudine è cambiato il tuo modo di vedere la vita?

È un’esperienza che mi ha toccato molto e sinceramente ha forgiato il mio carattere. Dopo quella notte ho capito il vero significato della fratellanza che scavalca ogni confine di razza e nazionalità. Il bene puoi riceverlo da una persona sconosciuta e che non rivedrai più ma con cui rimarrai legato per sempre da quel filo impercettibile chiamato vita.

“L’usignolo e occhi di cielo” è il tuo nuovo romanzo, cosa ti ha spronata a trattare proprio questo tema così doloroso?

Mia nonna, quando era ancora in vita, aveva manifestato il desiderio di scrivere un libro sui suoi ricordi legati alla guerra. L’aveva vissuta, si era trovata faccia a faccia con la morte tante volte e aveva nel diario della memoria tantissimi avvenimenti realmente accaduti durante quegli anni che valevano la pena di essere raccontati. Io credo semplicemente di aver realizzato un suo desiderio.

Alexander Berkman (1870-1936) definì la guerra come un’obbedienza cieca, sconsiderata stupidità, brutale insensibilità, sfrenata distruzione e irresponsabile massacro. Un tuo pensiero?

A mio avviso la guerra è solo un capriccio dei potenti. Non ci sono né vincitori né vinti, ma solo morte e distruzione.

C’è un fondo di verità in questo tuo libro, chi sono i veri protagonisti da cui hai preso ispirazione?

In primis i protagonisti principali Caterina e Alessandro sono ispirati alle figure dei miei nonni materni. Caterina, come mia nonna, desiderava prendere i voti ma venne rifiutata dall’istituto in cui aveva inoltrato domanda di noviziato e fu così che in seguito conobbe mio nonno e se ne innamorò. Alessandro è descritto esattamente come mio nonno. Un giovane borghese che sognava di diventare ingegnere ma per ubbidire al volere della famiglia accettò il lavoro continuando a studiare all’università. Nel frattempo sposò mia nonna ma dopo l’arrivo della guerra lui dovette abbandonare tutto e partire alla volta di Cefalonia. Inoltre nel libro ho voluto raccontare la storia di Vittorio, morto durante il bombardamento a Roma del 19 luglio 1943, mentre insieme alla sua fidanzata Clara, prestava servizio come volontario presso l’ospedale Umberto I. Ho voluto inoltre ricordare Ornella, una cugina di mio papà, la cui giovane vita è stata spezzata prematuramente a causa della ferocia nazista e Stella piccolo fiore volato in cielo troppo presto, di cui il corpo è stato dilaniato da una bomba, lasciando solo un misero ciuffo di capelli biondi. Ciuffo che ancora oggi la sua famiglia conserva in sua memoria.

Caterina la protagonista del tuo romanzo desidera ardentemente diventare suora, ma la mancanza di dote non glielo permette. Fede e denaro sono un abbinamento alquanto difficile da accettare.  Una tua considerazione.

Non è facile accettare un rifiuto del genere e non lo è stato facile nemmeno per mia nonna. Fino alla sua morte continuava a ripetere di quanto non fosse stato giusto il rifiuto da parte del convento. Come ho già espresso credo che la chiesa ancora oggi è lontana dagli insegnamenti di nostro Signore. La chiesa ha il dovere di accogliere tutti i credenti senza nessuna distinzione di ceto sociale ma non è così. Forse adesso, in assenza di vocazioni, le cose stanno cambiando ma non so se arriveremo mai a una vera conciliazione tra fede e denaro.

Quale messaggio vorresti che arrivasse, attraverso queste pagine, al lettore?

Vorrei lanciare un messaggio di speranza: la vita anche la più disperata vale sempre la pena di essere vissuta.

Un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe vedere realizzare questo libro in una rappresentazione teatrale e portare mia mamma in prima fila ad assistere allo spettacolo. Non so chi delle due sarebbe più emozionata.

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