La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è al centro di un acceso dibattito sul protocollo migranti tra Italia e Albania. Al centro del confronto, la designazione di Paese sicuro e l’applicazione della procedura accelerata per l’esame delle richieste d’asilo. La questione è stata sollevata da due richiedenti asilo che hanno presentato ricorsi pregiudiziali contro il protocollo, sostenendo che le condizioni previste non garantiscono un esame adeguato e completo delle domande di protezione internazionale.
Durante la prima udienza, gli avvocati della difesa dei ricorrenti hanno ribadito che l’articolo 46 della direttiva 2013/32 sui Paesi sicuri impone ai giudici nazionali di garantire un ricorso effettivo attraverso un esame completo degli elementi di fatto e di diritto. La giurisprudenza della Corte, in particolare la sentenza del 4 ottobre 2024 nella causa C-406/22, ha chiarito l’importanza di valutare in maniera esaustiva le procedure di protezione internazionale, inclusa la designazione di un Paese terzo come sicuro.
L’avvocata Sonia Angilletta ha sottolineato che “l’unico strumento idoneo a garantire la certezza del diritto è quello di limitare la designazione di un Paese di origine sicuro ai casi in cui le condizioni previste dall’Allegato 1 della Direttiva siano soddisfatte per tutto il territorio dello Stato e per tutte le categorie di persone presenti”. D’altra parte, l’avvocata della Commissione europea, Flavia Tomat, ha ribadito che la direttiva 2013/32 lascia un margine di valutazione agli Stati membri, ma questi devono rispettare le condizioni stabilite dall’Allegato 1.
Il protocollo Italia-Albania prevede la gestione dei migranti soccorsi nel Mediterraneo e trasferiti sull’altra sponda dell’Adriatico, in particolare da Paesi considerati sicuri dal governo italiano, come Egitto e Bangladesh. Tuttavia, la procedura accelerata per l’esame delle richieste d’asilo ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibilità di garantire un esame adeguato e completo delle domande, con tempi estremamente ridotti per la presentazione di un ricorso.
La decisione della Corte di Giustizia UE è attesa nei prossimi mesi e avrà importanti ricadute sulla politica migratoria del governo italiano e sul rapporto tra politica e magistratura. La sentenza, prevista per fine maggio o inizio giugno, determinerà se il protocollo Italia-Albania rispetta le norme europee in materia di protezione internazionale e diritti umani.
