Intervista a Virginio De Maio
Guardare un film ci permette di concederci un momento piacevole in cui potersi immedesimare a pieno nelle vicende e nelle emozioni proiettate sullo schermo.
Sii acquisiscono inevitabilmente delle consapevolezze nuove su ciò che siamo, sul proprio vissuto e soprattutto sul proprio bagaglio emozionale. Ci sono film che lasciano davvero il segno nella mente e nel cuore perché ispiratori e perché ci spronano ad evolvere, perseguire i propri progetti e sogni. Ci aiutano a concretizzare delle vere e proprie rinascite.
Virginio De Maio, ricercatore ed esperto di cinema applicato alla formazione ed evoluzione personale, autore del libro Filmatrix Infinity, Trigono Edizioni, ha ideato un metodo basato su studi scientifici legati alle neuroscienze per trasformare la visione di un film in un potente strumento di benessere emotivo.
Questo libro ci fa capire quanto i film siano lo specchio delle emozioni che proviamo e possono tramutarsi in un vero e proprio punto di partenza per intraprendere un vero e proprio percorso di crescita personale.
Del suo libro, del suo metodo e del lavoro di ricercatore e formatore ci parla Virginio De Maio in questa intervista.
Com’è nata l’idea di scrivere il suo libro Filmatrix Infinity?
È nata da un’intuizione maturata in vent’anni di lavoro sul campo. Da sempre mi occupo di studiare l’impatto che i film hanno sull’evoluzione della coscienza umana. Quando ho attraversato un momento difficile della mia vita, ho sperimentato su me stesso un metodo ispirato proprio al cinema. I risultati sono stati così sorprendenti che ho sentito il bisogno di condividerli. Parallelamente, negli ultimi anni anche le neuroscienze hanno confermato ciò che intuivo da tempo: durante la visione di un film, il cervello entra in uno stato simile alla meditazione, riducendo l’attività della corteccia prefrontale e aprendo uno spazio di presenza e trasformazione. Così è nato il metodo Filmatrix, semplice, accessibile e profondamente efficace.
Che tipo di legame si può instaurare tra il proprio bagaglio emozionale e la visione di un film?
Un legame potente e spesso sottovalutato. I film dialogano direttamente con il nostro inconscio, attivano memorie emotive, risonanze, ferite. Quando li guardiamo con consapevolezza, possono far emergere ciò che abbiamo nascosto sotto il tappeto per anni. È come se la storia sullo schermo si intrecciasse alla nostra, aiutandoci a rielaborare, comprendere, guarire. Ma questo processo accade solo se siamo disposti ad ascoltarci davvero durante la visione.

Come e in che misura la visione di un film può incentivare la propria crescita personale?
I film ci influenzano su più livelli: emozionale, mentale, comportamentale. Possono farci lavorare sugli “spigoli” del nostro carattere, migliorare abilità relazionali, ampliare la nostra visione del mondo. Ma tutto dipende dalla consapevolezza con cui li guardiamo. Se impariamo ad osservare come reagiamo davanti a una scena, possiamo cogliere indizi preziosi su ciò che ci blocca o ci limita. Il film diventa così uno strumento di auto-osservazione e crescita.
Nel campo delle relazioni interpersonali la visione di un particolare film come può esserci d’aiuto?
Può essere un vero e proprio catalizzatore di comprensione ed empatia. Pensiamo a Inside Out: un film apparentemente per bambini, ma che riesce a spiegare con semplicità e poesia la complessità delle emozioni. Guardarlo insieme a un partner, un figlio o un amico può aprire dialoghi che altrimenti non troveremmo le parole per iniziare. I film ci mettono a nudo, ma in modo gentile, e spesso più efficace di tante conversazioni.
Raggiungere l’armonia interiore è un’utopia o può davvero concretizzarsi secondo lei?
Può concretizzarsi, eccome. Ma non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte. È uno stato che si coltiva, un equilibrio che si scopre nel presente. Il cinema può aiutarci moltissimo, perché ci “defonde” — ovvero ci separa temporaneamente dalle emozioni travolgenti — permettendoci di osservarle da fuori. E così ci accorgiamo che spesso il problema che crediamo di avere… non è quello reale. I film hanno questa capacità sottile: tirano fuori ciò che da soli non riusciremmo a vedere.
C’è una parte che lei dedica alla meditazione. Quanto è importante praticarla quotidianamente?
Io medito ogni giorno per circa 40 minuti. È il mio modo di restare in contatto con quello spazio interiore di quiete e lucidità. Ma non è necessario dedicare così tanto tempo: anche cinque minuti possono bastare, se fatti con presenza. La meditazione ci allena a riconoscere quello stesso “spazio” che si apre naturalmente anche davanti a un film, quando smettiamo di pensare e iniziamo a sentire. È lì che avviene la vera trasformazione.
C’è un film che le ha cambiato la vita?
Tutti i film che ho visto mi hanno cambiato la vita. Non tanto per il film in sé, ma per come ho imparato a guardarli. Ho aiutato centinaia di persone a fare lo stesso: a riconoscere nei film un linguaggio dell’anima. Se dovessi citarne alcuni, direi The Truman Show, perché rappresenta perfettamente quella consapevolezza che ci manca nel quotidiano frenetico. E Interstellar, per la sua capacità di farci percepire quanto il tempo sia relativo e come il presente sia, in fondo, tutto ciò che abbiamo davvero.
Lei è un formatore e ricercatore. Qual è la parte più bella del suo lavoro?
Vedere le persone accendersi. Quel momento in cui, grazie a un esercizio, una scena, o una semplice intuizione, si aprono a una nuova consapevolezza. È un privilegio poter accompagnare qualcuno a ricordare chi è davvero. Ogni volta che accade, è come assistere a una rinascita.
A chi consiglia la lettura del suo libro?
A chi sente che è arrivato il momento di cambiare, ma non sa ancora da dove iniziare. A chi ama il cinema e intuisce che c’è qualcosa di più dietro ogni storia. Il libro è pensato anche per terapeuti, educatori, genitori, ma è utile a chiunque voglia usare i film come strumento di evoluzione personale.
Sta già lavorando alla sua prossima pubblicazione? Progetti futuri…
Sì, sto lavorando a un nuovo progetto che unisce neuroscienze, spiritualità e narrazione. Inoltre, sto sviluppando percorsi online per portare il metodo Filmatrix nelle scuole, nelle aziende e nel mondo della formazione terapeutica. L’obiettivo è semplice: rendere la trasformazione interiore un’esperienza accessibile, quotidiana e concreta per tutti.
