Il ministero dell’Istruzione e del merito banna la schwa e l’asterisco all’ interno dei documenti ufficiali

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Lingua o ideologia? Il Ministero dell’Istruzione mette al bando schwa e asterischi nelle scuole.

Un nuovo scontro culturale si accende tra i banchi di scuola e i palazzi della politica. Il Ministero dell’Istruzione italiano ha disposto questo venerdì un divieto tassativo sull’uso dei simboli neutri in termini di genere come la celebre schwa (ə) o l’asterisco (*) all’interno dei documenti ufficiali e delle comunicazioni scolastiche. Secondo la direttiva ministeriale, queste formule sono giudicate troppo ambigue e in netto contrasto con le regole fondamentali della grammatica italiana.

La decisione promette di sollevare un polverone politico e sociale, accentuando le distanze tra l’attuale governo di destra che ha fatto della difesa dei valori tradizionali e dell’identità culturale un proprio cavallo di battaglia e i movimenti per i diritti LGBTQ+ e i collettivi femministi, che vedono in questi simboli uno strumento fondamentale di inclusione.

La posizione del Ministero: “Preservare la chiarezza”
Nel comunicato rilasciato venerdì, il Ministero ha chiarito la sua linea senza mezzi termini:

«L’uso di segni grafici non conformi, come l’asterisco (*) e la schwa (ə), è contrario alle norme linguistiche e rischia di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale».

La preoccupazione principale delle istituzioni è legata alla stabilità della lingua italiana, una lingua fortemente flessa in cui il genere (maschile o femminile) si applica a nomi, aggettivi e articoli.

L’introduzione di caratteri estranei all’alfabeto tradizionale, secondo i sostenitori del provvedimento, non solo complicherebbe l’apprendimento per gli studenti, ma creerebbe problemi di accessibilità, ad esempio per i software di lettura vocale utilizzati dagli alunni con disabilità visive o con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

La misura si inserisce in un dibattito molto più ampio che da anni divide l’opinione pubblica italiana.

Da un lato, i sostenitori del linguaggio inclusivo argomentano che il “maschile sovraesteso” (l’uso del maschile per riferirsi a gruppi misti) renda invisibili le donne e le persone non binarie. Per loro, l’adozione di questi simboli è un atto di rispetto e un’evoluzione naturale della lingua per rispecchiare una società che cambia.

Dall’altro lato, l’Accademia della Crusca e numerosi linguisti hanno espresso a più riprese forti perplessità sull’uso di schwa e asterischi nello scritto, sottolineando come la lingua non possa essere modificata “per decreto” o tramite forzature grafiche difficili da trasportare nella lingua parlata.

Con questa mossa, il governo ribadisce la linea dura contro quelle che definisce “derive ideologiche”, mentre le opposizioni e le associazioni studentesche promettono già battaglia, vedendo nel divieto un tentativo di frenare il progresso sui diritti civili partendo proprio dai luoghi di formazione dei futuri cittadini.

La schwa (ə) è un simbolo dell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) che rappresenta una vocale intermedia, neutra e non arrotondata (simile alla “e” muta francese o alla “a” nella parola inglese *about*). In Italia è stata proposta come desinenza neutra per evitare di scegliere tra maschile e femminile nel plurale misto o per le persone non binarie.

Sebbene l’Accademia della Crusca si sia sempre dichiarata aperta all’evoluzione della lingua (come l’uso di “sindaca” o “rettrice”), in una recente relazione formale ha sconsigliato l’uso di simboli artificiali come l’asterisco o la schwa nei testi istituzionali, preferendo l’uso di formule narrative più ampie (es. “le studentesse e gli studenti” invece di “gli student*”).