A pochi chilometri dalla blue line che divide il Libano da Israele, in una solleggiatissima e bollente Naqoura, l’Italia ha ripreso per la quinta volta il comando della missione Unifil. Il generale di divisione dell’Esercito, Diodato Abagnara, succede allo spagnolo Aroldo Lázaro Sáenz. Egli coordinerà quasi 10mila militari di 47 paesi, oltre mille dei quali sono italiani. Una forza di interposizione che oggi più che mai gioca un ruolo chiave negli equilibri in Medio Oriente. Questa forza è radicata a sud del Libano, dove missili e droni hanno riacceso la tensione. Le sirene degli allarmi nelle basi dislocate sul territorio sono nuovamente attive.
D’altronde, lo ha detto lo stesso neo comandante Abagnara, “Unifil non è mai stata destinata a percorrere una strada facile. La nostra missione opera dove la complessità incontra la fragilità. La resilienza, l’innovazione e un impegno costante non sono opzioni, ma necessità. La sicurezza non può essere considerata con un orizzonte limitato”, ha sottolineato. “Non possiamo guardare solo al presente e all’interno dei confini del Libano. Dobbiamo guardare oltre e costruire ponti. Dobbiamo espandere la nostra visione strategica a livello regionale. L’instabilità in un’area non può essere isolata dal contesto globale. La sicurezza del Libano è interconnessa con le dinamiche regionali. Essa è anche collegata con l’equilibrio di potere nel mediterraneo orientale e con gli interessi strategici delle potenze globali”.
Coincidenza storica vuole che all’alba di una giornata cruciale per Unifil e il Libano il presidente americano Trump abbia annunciato la tregua tra Iran e Israele. “Dall’inizio del conflitto con l’Iran, venerdì scorso, tutti i missili e i razzi che hanno colpito Israele hanno utilizzato come traiettoria il sorvolo del Libano. Questo fenomeno ha colpito soprattutto la parte nord di Israele”, spiega il generale Nicola Mandolesi, comandante del sector west. “Il settore principalmente interessato è stato il settore est, degli spagnoli, e la parte della Blue Line. Ogni giorno riportiamo diversi tipi di violazioni, principalmente la presenza israeliana sul territorio libanese. Questa presenza è una chiara violazione alla risoluzione 1701. L’accordo del cessate il fuoco prevedeva che si ritirassero oltre la blue line. Tuttavia, attualmente mantengono 5 avamposti sul territorio libanese e 2 buffer zone”.
“Ma la missione per ora non cambia” ha puntualizzato il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti, a margine della cerimonia a Naqoura. “Siamo preparati. Niente è cambiato per le nostre attività e gli oltre mille caschi blu italiani sono adeguati alla situazione del momento”.
Nonostante i ripetuti allarmi risuonati, fino all’alba di oggi, anche nella base italiana di Unifil a Shama, il comandante spiega: “Il personale svolge in maniera giornaliera le sue attività operative che non si sono mai fermate, anzi. In questo periodo stiamo supportando in maniera importante le Laf (le forze armate libanesi). Proprio per consentire di pattugliare e controllare ancora di più il territorio”.
Non solo. Varie sono le tipologie di supporto che Unifil sta fornendo alla popolazione. “Tra queste – spiega il generale Mandolesi – stiamo scortando gli agricoltori di queste aree completamente distrutte. Li accompagniamo per andare a riprendere i mezzi o per prendersi cura delle piantagioni stagionali come il tabacco, mango e avocado. Inoltre, li scortiamo anche per fare delle valutazioni dei danni. Lo facciamo in collaborazione con le Laf, per dimostrare anche ai cittadini che le forze armate locali operano per la popolazione”.
Ad agosto ci sarà la rinegoziazione della missione. “Sono aperti vari scenari ma le decisioni sono a livello politico” spiega il generale Mandolesi. “Personalmente, come soldato, ritengo che la missione che stiamo svolgendo ha una sua efficacia perché l’elemento strategico qui attualmente è rappresentato dalle Laf, circa 7mila al sud. Più riusciranno ad assumere il controllo del territorio, più riusciranno ad essere riconosciute come l’estensione della sovranità statale sul territorio. Più questo Stato avrà una condizione di stabilità”.









