L’analisi dei medici della riproduzione sull’ultimo report Pma – Vaiarelli (Genera), ‘se i giovani non vogliono diventare genitori la fecondazione e la medicina non basta’
In Europa nel 2022 i cicli di procreazione medicalmente assistita sono calati di oltre il 15% rispetto al 2021. Anche alla luce di un possibile effetto pandemia, il dato è da valutare con cautela. A detta degli stessi autori del report presentato a Parigi al 41esimo Congresso Eshre (Società europea di riproduzione umana ed embriologia), tuttavia allarma i medici della riproduzione.
Questi esperti osservano che senza un desiderio di costruire famiglie, la fecondazione da sola non può risolvere il declino delle nascite. “Quello che ci raccontano i numeri è senza dubbio positivo dal punto di vista clinico: i trattamenti” di Pma “diventano sempre più sicuri, efficaci e personalizzati. Ma c’è un dato che non possiamo ignorare, soprattutto in Italia: sta cambiando radicalmente l’idea stessa di genitorialità e il desiderio di avere figli è in forte calo”, commenta Alberto Vaiarelli, coordinatore scientifico del centro Genera di Roma.
Mauro Cozzolino, direttore del Centro Ivi di Bologna, sottolinea all’Adnkronos Salute l’urgenza di una riflessione. “La domanda che ci dobbiamo porre è se i nostri giovani vogliono veramente costruire adesso una famiglia. Credo sia un fenomeno sociale ancora da capire”.
Secondo Vaiarelli, il calo dei cicli di Pma registrato nel 2022 non dipende solo da questioni organizzative o economiche. “In parte, la riduzione dei trattamenti può essere legata a riorganizzazioni post-Covid. Ma in Italia – avverte il ginecologo – sta emergendo un problema strutturale: le coppie arrivano sempre più tardi a confrontarsi con la fertilità. Inoltre, in molti casi, semplicemente non ci arrivano mai.
Fecondazione assistita rimane disponibile, ma si dilata il tempo della progettazione familiare. Si tende a rinviare e in tanti casi il desiderio stesso di genitorialità viene meno”. Cozzolino è sulla stessa linea. “Noi oggi – spiega – non abbiamo ben chiaro se le coppie vogliono o non vogliono figli. Inoltre, se li vogliono, quando li vogliono e quanto vogliono posticipare la genitorialità. Non abbiamo ancora compreso come interpretare questo trend sociale”, prosegue lo specialista.
“E’ chiaro che restano stabili i tassi di gravidanza” dai cicli di Pma, come emerge dal rapporto diffuso dall’Eshre. Questo perché tutta una serie di avanzamenti tecnologici consentono di mantenere i risultati o di addirittura di migliorarli. Però il calo delle nascite è un problema sociale. Ed è un problema generale dell’Europa, anche se in Italia sembra essere più accentuato”.
“Noi dobbiamo capire realmente come i nostri giovani vedono la famiglia, se vogliono costruirla e in che momento”, insiste Cozzolino. Vaiarelli evidenzia una frattura crescente.
“Da un lato – osserva – abbiamo tecnologie” di fecondazione assistita “sempre più avanzate, capaci di supportare anche i casi più complessi. Dall’altro, il contesto sociale non sostiene il progetto genitoriale. Mancano politiche di conciliazione, ma soprattutto manca un racconto culturale della genitorialità come scelta desiderabile. E questo vale ancora di più per le giovani generazioni”. Anche la crescita delle pratiche di preservazione della fertilità, oltre 30mila nel 2022, secondo il ginecologo va letta in due sensi.
“Da una parte è positivo che sempre più persone si attivino per tutelare la propria fertilità futura. Fecondazione è una tecnica avanzata che rappresenta una risorsa. Dall’altra, però, si tratta spesso di un gesto individuale in un contesto sociale. Questo contesto continua a non dare tempi, tutele e prospettive per costruire davvero una famiglia”. Vaiarelli auspica “un’alleanza tra medicina, istituzioni e società per riportare al centro il tema della natalità, senza ipocrisie né moralismi, ma partendo da un dato di realtà. Se non si vuole più diventare genitori – chiosa – la medicina non basta”.
