Caso Garlasco: DNA di altro uomo



A diciotto anni di distanza dal brutale omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il caso si arricchisce di un nuovo, clamoroso sviluppo. Questo potrebbe riscrivere la dinamica di uno dei delitti più discussi d’Italia.

Un’analisi approfondita di un tampone oro-faringeo, prelevato durante l’autopsia nel lontano 2007 e finora mai esaminato, ha rivelato la presenza di una traccia di Dna maschile sconosciuto nella bocca della vittima.


L’incidente probatorio è attualmente in corso. Questo è condotto dai carabinieri di Milano e dalla Procura di Pavia. Hanno affidato alla genetista Denise Albani l’incarico di effettuare queste nuove perizie.


Nelle cinque estrazioni effettuate, il perito ha identificato due tracce di Dna “Y”, quindi maschile. Una di queste è stata immediatamente attribuita a una “contaminazione” da parte di un infermiere presente all’epoca dell’autopsia. Per quanto riguarda la seconda traccia, ha restituito un profilo quasi completo e si trovava nella parte interna centrale della bocca di Chiara. Questa non ha ancora trovato un’attribuzione.


Il profilo ignoto: non di Stasi o Sempio
I primi confronti effettuati dai consulenti delle parti hanno escluso che questo nuovo profilo genetico appartenga ad Andrea Sempio, il nuovo indagato nel caso. Né tantomeno ad Alberto Stasi, già condannato per l’omicidio.


È stata inoltre esclusa la corrispondenza con il frammento di Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Questo è il cosiddetto “ignoto 2”, che la Procura di Pavia attribuisce a Sempio. Allo stesso modo, non vi è compatibilità con un altro tracciato genetico isolato sull’acetato numero 13. Questo contiene l’impronta di quattro dita trovata sull’anta interna della porta della cucina dei Poggi.


Questi accertamenti sono ancora preliminari. Richiederanno ulteriori “amplificazioni” e approfondimenti da parte dei periti. La conclusione dei lavori è prevista per fine ottobre. Tuttavia, la scoperta di questo Dna sconosciuto apre uno scenario investigativo completamente nuovo e potenzialmente rivoluzionario.



Gli inquirenti, nella loro riscrittura analitica della dinamica del delitto, stanno lavorando sull’ipotesi che Chiara Poggi sia stata aggredita non alla base delle scale. Un contesto diverso avrebbe previsto una tentata resistenza da parte della 26enne. In quest’ottica, la presenza di Dna di un uomo nella bocca e sulla parte interna di labbra e lingua della vittima troverebbe una possibile spiegazione: una mano sul viso di Chiara per bloccare un tentativo disperato di chiedere aiuto.


Il materiale genetico nella bocca della vittima, sebbene limitato, si trova in quantità “generosa”. È noto che il Dna su lingua, gola e gengive sopravvive per un tempo limitato. L’assenza di tracce del Dna di Stasi, nonostante le effusioni scambiate la sera precedente, è un elemento che verrà certamente valutato.


L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, predica cautela in attesa delle nuove analisi. Dice: «Siamo tranquilli, non siamo preoccupati.


Ci limitiamo al dato certo: quello del campione con una contaminazione». D’altro canto, il legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati, minimizza l’impatto delle nuove tracce e parla di una possibile “inquinamento” durante le prime indagini: «Le nuove tracce non spostano niente».


Tuttavia, se la presenza di un Dna sconosciuto venisse confermata, si tratterebbe di un dato di rilevanza capitale. Questo è soprattutto rilevante considerando che è emerso solo dopo diciotto anni e da un campione mai analizzato prima.


Sebbene gli inquirenti continuino a lavorare sull’ipotesi che Sempio fosse sulla scena del crimine, la possibilità di un complice o di “più persone sulla scena del crimine” riacquista una nuova e inquietante centralità. Tale ipotesi è già vagliata e poi abbandonata nel 2007.