In occasione della Festa del Lavoro, una nuova ricerca condotta da Robert Walters accende i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso tra i professionisti italiani: l’aumento dei cosiddetti “shadow workloads”, ovvero carichi di lavoro aggiuntivi non formalizzati e spesso non riconosciuti.
Secondo lo studio, ben l’81% dei lavoratori ha visto le proprie responsabilità espandersi in modo informale negli ultimi 12 mesi, senza che ciò si traducesse in un adeguato riconoscimento economico o professionale.
I dati emergono anche nel contesto del mese dedicato alla sensibilizzazione sullo stress lavorativo, sottolineando come la pressione crescente sui dipendenti stia diventando una questione cruciale per il mondo del lavoro. La ricerca evidenzia che il 51% dei professionisti dichiara di lavorare più ore rispetto al passato, mentre solo una minoranza (16%) ha avuto il coraggio di discutere apertamente la questione con il proprio manager.
Un contesto economico complesso
Il fenomeno degli “shadow workloads” si inserisce in un panorama economico sfidante. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, a febbraio 2026 l’occupazione in Italia ha registrato un calo dello 0,1% su base mensile (pari a circa 29mila unità), evidenziando un contesto del mercato del lavoro in evoluzione e caratterizzato da dinamiche non lineari.
Questo scenario ha spinto molte aziende a fare di più con meno risorse, redistribuendo le responsabilità all’interno dei team esistenti.
Andrew Powell, Chief Commercial Officer di Robert Walters, commenta così la situazione:
“Molte organizzazioni stanno operando sotto forti pressioni economiche, cercando di ottimizzare le risorse disponibili. Tuttavia, quando l’espansione delle responsabilità avviene senza visibilità o riconoscimento formale, si crea il fenomeno degli ‘shadow workloads’. Questo approccio può sembrare flessibile nel breve termine,ma rischia di compromettere la sostenibilità operativa nel lungo periodo, aumentando il rischio di burnout e riducendo la produttività.”
AI come alleata (e nemica) del carico di lavoro
Per far fronte ai nuovi compiti assegnati, molti professionisti si affidano alla tecnologia. Il 65% degli intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale (AI) per colmare lacune nelle competenze o gestire attività che normalmente non sarebbero in grado di svolgere. Tuttavia, questa soluzione non è priva di insidie.
Uno studio della Harvard Business Review ha evidenziato come l’adozione dell’AI possa portare a un fenomeno noto come “workload creep”, ovvero un progressivo aumento delle attività e delle ore lavorate.
Andrew Powell sottolinea:
“L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento potente per migliorare la produttività e accelerare l’apprendimento. Tuttavia, se non viene implementata con limiti chiari, rischia di alimentare ulteriormente le aspettative sui dipendenti, anziché alleviarne la pressione.”
Il “competence hangover”: quando l’impegno pesa
Oltre al sovraccarico operativo, emerge anche un nuovo fenomeno psicologico legato al lavoro intenso: il “competence hangover”. Si tratta di una condizione caratterizzata da affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e calo energetico dopo periodi prolungati di alta performance.
Secondo lo studio, il 44% dei professionisti italiani sperimenta regolarmente questa sensazione, mentre un ulteriore 34% ne soffre in modo intermittente.
Powell aggiunge:
“Assumere nuove responsabilità può essere un’opportunità per crescere professionalmente, ma solo se accompagnata da un adeguato supporto e riconoscimento. Quando questo manca, il rischio è che i dipendenti si trovino sopraffatti e demotivati.”
Come affrontare gli shadow workloads
Per evitare che questi carichi invisibili compromettano la salute dei dipendenti e la produttività aziendale, è necessario adottare strategie mirate.
Powell conclude:
“Gli ‘shadow workloads’ tendono ad accumularsi gradualmente e passano spesso inosservati fino a quando non generano stress significativo o cali di performance. È fondamentale che i leader aziendali monitorino attentamente i carichi di lavoro e intervengano tempestivamente.”
Tra le soluzioni suggerite:
- Redistribuire equamente le attività all’interno dei team;
- Investire in strumenti tecnologici che semplifichino i processi senza aumentare la pressione;
- Promuovere una cultura del dialogo aperto tra manager e dipendenti.






