“Gli albanesi, che sono fortissimi e oggi secondi solo alla ‘ndrangheta sono nati vent’anni alla periferia di Roma, ad Acilia, anche loro a disposizione dei gruppi criminali perché avevano due caratteristiche: fornivano armi e killer, ma soprattutto erano affidabili ed erano feroci, due qualità nel mondo criminale. Sono poi diventati ‘pugilatori’, li chiamavano così perché fondamentalmente facevano recupero crediti, sempre per conto di terzi, e dopo sono diventati la batteria di Diabolik, Fabrizio Piscitelli, il cui omicidio Diabolik ha sconvolto gli ambienti criminali. L’omicidio Diabolik è stato un punto di svolta per molte operazioni nel mondo della malavita romana”. Lo racconta Francesca Fagnani alla XVI edizione di Ponza d’Autore, la kermesse culturale di cui Adnkronos è media partner, organizzata da Vis Factor e curata da Valentina Fontana.
“Alcuni appartenenti alla curva nord, ma solo alcuni perché questo è un omicidio Diabolik che non è maturato nell’ambiente del calcio. Gestire una curva vuol dire anche avere un esercito a disposizione, e alcuni lo erano realmente a disposizione, altri potenzialmente. Lui (Piscitelli, ndr) questa carta se la spendeva per strada, pesava il consenso sociale che lui aveva nel mondo del calcio, alzava un braccio e la curva si girava, il carisma lui ce l’aveva le persone lo conosceva e tutti; pure per avere un biglietto in qualche modo si rivolgevano a lui. Per questo è stato uno shock non solo il suo omicidio Diabolik. Abbiamo visto a Milano no come sta crescendo pesantemente la criminalità nelle curve, come la criminalità sia interessata alle curve, perché comunque rappresentano un esercito potenziale a disposizione di qualcuno”.
