Inchiesta di Milano: indagati urbanistica si difendono, prossima settimana decisione gip.

Si difendono, presentano memorie e depositano documenti. E’ una linea difensiva comune quella che mettono in scena i sei indagati dell’inchiesta sull’urbanistica. Per loro, la Procura di Milano ha chiesto misure cautelari (due arresti domiciliari e quattro in carcere). Su questi, il giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini dovrà esprimersi – probabilmente la prossima settimana – dopo gli interrogatori preventivi che hanno occupato l’intera giornata. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla corruzione, all’induzione indebita e falso. 

“Sono sereno, mi fido della giustizia italiana” le parole che Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione per il paesaggio, pronuncia prima di entrare a Palazzo di giustizia. E’ l’unico tra i sei indagati a decidere di non rispondersi. Si limita, accompagnato dall’avvocato Eugenio Bono, a consegnare una memoria per respingere le esigenze cautelari in carcere. Inoltre, critica un’inchiesta basata su “giudizi morali” e “impostata come un processo alla speculazione edilizia nei confronti dell’intera città di Milano”. Secondo lui, più che sulle eventuali responsabilità dei singoli. Nessuna corruzione e nessun conflitto di interesse: sono le risposte che il difensore fornisce alle domande di chi affolla il settimo piano del Palazzo di Giustizia. 

L’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi (chiesti i domiciliari) è il primo che, invece, per circa un’ora e mezza risponde a ogni domanda. “Abbiamo ribadito la linea tenuta in Consiglio comunale di assoluta estraneità ai fatti. Non c’è stato nessun episodio corruttivo e ha fatto tutto regolarmente” taglia corto al telefono il difensore Giovanni Brambilla Pisoni. Al giudice, fornisce una lunga lista di documenti, tra delibere e sentenze al Tar e al Consiglio di Stato. E aggiunge “la richiesta di aspettativa per motivi personali di Tancredi” dall’incarico dirigenziale a Palazzo Marino.

Rinuncia alle deleghe aventi ad oggetto i rapporti con la Pubblica amministrazione, l’ad di Coima Manfredi Catella (chiesti i domiciliari) non si sottrae a nessuna domanda per due ore. “L’interrogatorio mi ha consentito di fornire tutte le risposte e tutti i chiarimenti fondamentali per una corretta ricostruzione dei fatti” dice l’indagato per corruzione e induzione indebita. La difesa – rappresentata dagli avvocati Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli – deposita anche una memoria. Questa è “corredata di tutte le evidenze documentali fattuali a supporto dell’insussistenza dei presupposti dei capi di imputazione promossi dalla Procura”. 

Passi indietro e rinunce potrebbero pesare nella decisione del giudice. La decisione arriverà “in un tempo congruo” si limita a dire il Tribunale, che viene tradotto nella prossima settimana in ambienti giudiziari. Nella lunga giornata, ciascuno degli indagati respinge con forza le accuse e si difende. Si allineano anche l’architetto Federico Pella, l’imprenditore immobiliare di Bluestone Andrea Bezziccheri (difeso da Andrea Soliani) e Alessandro Scandurra (difeso da Carlo Cerami e Giacomo Lunghini). Scandurra, ex componente della Commissione, è accusato di false attestazioni e di tre corruzioni con altrettanti imprenditori e società.