Il libro di Albert Bandura ci spiega la cattiveria in politica internazionale

La ricerca di un’opera che spieghi le motivazioni umane dietro la violenza e l’ingiustizia è da sempre un’esigenza pressante. Questo è soprattutto vero in un’epoca di conflitti complessi e polarizzazione estrema. In questo contesto, il lavoro di un gigante della psicologia come Albert Bandura è importante. In particolare, il suo studio sul disimpegno morale offre una chiave di lettura sorprendentemente attuale.



Che cos’è il disimpegno morale?
Il disimpegno morale, come teorizzato da Bandura, è un processo psicologico. Attraverso questo processo, le persone disattivano i propri standard morali interni. Ciò permette loro di compiere o sostenere azioni che normalmente considererebbero riprovevoli.



Invece di riconoscere la malvagità delle proprie azioni, l’individuo si convince che ciò che sta facendo sia moralmente accettabile, necessario o addirittura giusto.



Bandura individua otto meccanismi principali attraverso i quali questo processo avviene:



Giustificazione morale: Le azioni dannose vengono presentate come socialmente o moralmente accettabili. L’uso della violenza, ad esempio, viene giustificato come un mezzo necessario per raggiungere un fine più elevato, come la pace o la giustizia.



Etichettamento eufemistico: L’uso di un linguaggio edulcorato per nascondere la vera natura delle azioni. “Danni collaterali” invece di “morti di civili”, o “interventi speciali” invece di “guerra”.



Confronto vantaggioso: Le proprie azioni, per quanto dannose, vengono minimizzate confrontandole con atti ancora più atroci. Ad esempio, “non siamo brutali come loro”.



Spostamento di responsabilità: Le persone delegano la responsabilità delle loro azioni a figure di autorità. Questo avviene sostenendo di aver solo “eseguito gli ordini”.



Diffusione di responsabilità: La responsabilità viene distribuita tra più individui o un intero gruppo. In questo modo, nessuno si sente personalmente colpevole.



Disumanizzazione della vittima: Le vittime vengono private della loro umanità e considerate come “meno che umane”. Questo rende più facile infliggere sofferenza senza provare empatia.



Attribuzione di colpa alla vittima: Si sostiene che le vittime siano in qualche modo responsabili della loro stessa sofferenza. Così, si giustifica le azioni contro di loro.



Distorsione delle conseguenze: Le persone minimizzano, ignorano o distorcono il danno causato dalle loro azioni.



Un’analisi senza tempo per il presente
L’analisi di Bandura non è un esercizio teorico, ma uno strumento potente per decifrare le dinamiche dei conflitti contemporanei.



Che si tratti delle logiche che spingono figure come Putin a giustificare l’invasione dell’Ucraina come una “operazione speciale” volta a “denazificare” il paese, o delle narrazioni di Hamas e Netanyahu che etichettano l’avversario come un nemico da annientare, i meccanismi del disimpegno morale sono costantemente all’opera.




Il libro di Bandura ci invita a riflettere su come le ideologie, la propaganda e la retorica politica possano manipolare la nostra percezione della realtà. Questo porta intere popolazioni a sostenere azioni che, in un contesto di lucidità morale, sarebbero inaccettabili.



Ci ricorda che la linea tra giusto e sbagliato non è sempre netta. Inoltre, la capacità di un essere umano di compiere il male, pur nella convinzione di agire per il bene, è un fenomeno psicologico complesso e pericoloso.



In un mondo dove le notizie e le opinioni si diffondono a una velocità vertiginosa, comprendere questi meccanismi è fondamentale. Questo serve non solo per analizzare il comportamento dei leader, ma anche per esaminare criticamente le nostre stesse convinzioni e la facilità con cui possiamo essere influenzati.