“Non possiamo metterci la mano sul fuoco trattandosi di Trump, ma anche lui sa che avrà più forza nel negoziato se arriverà al cospetto di Putin mostrando un fronte unito fra Usa e Unione europea. Detto ciò, il dato politico fondamentale è che non si indietreggia di un passo sul sostegno all’Ucraina. Meloni insiste a millantare un ruolo di ponte che già abbiamo visto sui dazi quanto sia inconsistente. Non capisce che quel che conta è la compattezza della Ue: solo se accantoniamo divisioni e distinguo riusciremo a non essere irrilevanti e a tutelare gli interessi nazionali. Purtroppo in Italia ci ritroviamo al governo chi non ci ha mai creduto e pensa che la soluzione migliore sia quella delle piccole patrie anziché il rafforzamento politico di una patria europea comune”. Lo dichiara in un’intervista a Repubblica il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
“All’inizio, chiamarsi fuori dal gruppo di testa europeo è stato un errore: convinta di poter unire le due sponde dell’Atlantico Meloni era rimasta in mezzo all’oceano, esclusa dai partner più influenti. Ed è stato un problema, sia per l’Italia sia per la coesione europea. Se la premier recupera è positivo. Aveva isolato il Paese. Ma sarei molto cauto perché Trump ci ha abituati a continue capriole, voltafaccia e repentini cambi di fronte. Bisogna andare a vedere cosa succede in Alaska. Perciò, invece di congratularsi anzitempo, Meloni farebbe bene a ribadire la necessità che l’Ucraina entri a far parte della Ue. Nessun incontro potrà essere risolutivo se non vedrà la partecipazione del Paese invaso, l’Ucraina, che da tre anni porta avanti una resistenza che, come ha sottolineato il Presidente Mattarella, è la resistenza delle democrazie europee rispetto all’imperialismo russo”, conclude Magi.
