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“Carissima Mariangela,
in questo periodo sono in uno stato di ansia perenne. Il prossimo mese il mio unico figlio comincerà il percorso universitario in una nuova città lontana circa a 350 km da quella in cui risiediamo noi Nonostante tentato di convincerlo a scegliere lo stesso percorso di studi nella nostra città, lui si è dimostrato deciso e convinto della sua scelta. Ne è contento perché non vede l’ora di sperimentare quel senso di indipendenza e autonomia che a vent’anni è tipico provare. Io non ho preso bene la decisione che lui sarà lontano dalla famiglia. So già che nei prossimi mesi ci starò male perché mi sento vuota e inutile senza dover pensare a preparargli da mangiare, a lavare i suoi indumenti, trascorrere del tempo in sua compagnia. Gli ultimi vent’anni della mia vita li ho trascorsi mettendo lui al centro del mio mondo. Il suo allontanamento mi destabilizza non solo come mamma ma prima di tutto come donna. Ora che avrò più tempo per me stessa non so da che parte cominciare. Marica”
Cara Marica,
capisco perfettamente come tu possa sentirti destabilizzata per l’imminente trasferimento di tuo figlio in una nuova città. Ogni cambiamento che riguarda i propri figli inevitabilmente porta con sé tante ansie nonostante la loro fermezza e serenità nel prendere le loro decisioni riguardanti il futuro. È bene fargli fare questa esperienza che gli permetteranno di responsabilizzarsi e acquisire autonomia e indipendenza. I figli devono farle queste esperienze che consentiranno loro di diventare più maturi. È bene supportarli e incoraggiarli nella conquista dei loro spazi vitali cercando di mettere da parte le proprie paure, ansie, preoccupazioni.
“I figli sono del mondo”: mi disse una volta una signora saggia di un paesino pugliese. Ho sempre accolto a pieno questa affermazione. Un tempo ero solo una figlia che stava lì lì per lasciare la sua terra d’origine dopo 30 anni di convivenza con i propri genitori. Oggi l’abbraccio a pieno anche da madre. È bene che i propri figli sperimentino, si mettano in gioco, trovino il loro posto nel mondo anche se vorremmo essere sempre al loro fianco.
Oggi le distanze fisiche si possono colmare con facilità grazie alle nuove tecnologie e ai mezzi di trasporto sempre più veloci ed efficienti. Ad essere colmate con fatica sono le distanze emotive che cibano di silenzi assordanti, mura elevate, ipocrisia, incomprensioni e pregiudizi. Ma non è assolutamente il tuo caso, cara Marica. Mi hai raccontato che da quando è nato tuo figlio (circa vent’anni fa) che hai anteposto il tuo ruolo di madre a tutto, dimenticandoti di essere anche altro.
Cerca di sfruttare questa fase della tua vita per recuperare quelle parti di te che hai tenuto nascoste o che hai messo in sordina per focalizzarti solo e unicamente su tuo figlio. Non è mai troppo tardi per dare loro voce, farle emergere e reprimerle a pieno attraverso nuovi interessi, passioni, attività in cui sentirti viva, autoefficace e degna di valore come donna. Il valore che dai a te stessa dipende da quella che sei.
La vita è sempre stata nelle tue mani. È arrivato il momento per brillare di luce vera. Impara ad ascoltarti nel profondo e a capire ciò che ti farebbe stare bene non come “Marica Madre” ma “Marica donna”. Non sentirti in colpa per nulla. Ricordati che sei anche una donna. Ciò non annulla il tuo essere madre ma lo integra, lo arricchisce di nuove e innumerevoli sfaccettature che vale la pena sperimentare e che sono solo ed unicamente tue (te lo sei solo dimenticato).
La colpa non è tua e nemmeno delle tante donne che vivono la tua stessa situazione ( e ce ne sono tante!). È che ci hanno fatto credere per tanti anni che se una donna oltre ad essere mamma ha un lavoro, degli interessi, delle passioni è un’egoista. La verità che siamo dalle mille sfumature. In quanto esseri umani ci ritroviamo a riscoprire tanti ruoli. Questi non si annullano a vicenda ma possono coesistere insieme per rendere la nostra vita più bella, arricchente umanamente parlando, soddisfacente, di qualità.
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