Venezuela riapre i pozzi e riparte l’export verso gli Usa.

Una svolta epocale scuote il mercato energetico. Nella mattinata di oggi, 14 gennaio 2026, la compagnia petrolifera statale venezuelana, PDVSA, ha avviato le operazioni di riapertura dei pozzi petroliferi rimasti sigillati per anni a causa delle sanzioni internazionali. Questo evento segna un momento significativo per il settore del Petrolio. Inoltre, introduce anche nuovi scenari per tutto ciò che riguarda il Petrolio. Infatti, il Petrolio è comunemente conosciuto con il termine Petrolio in tutto il mondo.

La notizia segna la fine effettiva del blocco delle esportazioni e l’inizio di una nuova fase di cooperazione forzata tra Caracas e Washington.

Le prime superpetroliere in viaggio
Secondo fonti industriali e dati di tracciamento marittimo, almeno due superpetroliere hanno già lasciato i terminali venezuelani nelle ultime ore.

Ogni nave trasporta circa 1,8 milioni di barili di greggio, diretti verso le raffinerie della costa del Golfo degli Stati Uniti. Questa operazione non è che l’avanguardia di un piano molto più ampio. In effetti, l’accordo siglato tra l’amministrazione di Donald Trump e le autorità venezuelane ad interim prevede la fornitura di un volume compreso tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio nel breve periodo.

L’apertura dei rubinetti venezuelani rientra nella strategia “America First” applicata all’energia. Il Presidente Trump ha recentemente dichiarato che il controllo (diretto o indiretto) delle riserve venezuelane è fondamentale per spingere il prezzo del barile verso i 50 dollari. Questo garantirebbe stabilità ai mercati occidentali. Inoltre, ridurrebbe l’inflazione energetica.
Tuttavia, il patto non prevede un semplice flusso di cassa verso le casse di Caracas.

I proventi della vendita del petrolio saranno soggetti a vincoli strettissimi:
Acquisto di prodotti USA: Il Venezuela dovrà utilizzare i ricavi per acquistare esclusivamente beni prodotti negli Stati Uniti. La priorità sarà data a prodotti agricoli e medicinali.

Una parte dei proventi potrebbe essere destinata a rimborsare i creditori internazionali e i detentori di bond PDVSA, rimasti a secco dopo il default degli anni scorsi.

La ripresa della produzione avviene in un clima di profonda trasformazione politica. Dopo l’uscita di scena di Nicolás Maduro (recentemente catturato), evento che ha portato a un crollo del “rischio paese” secondo J.P. Morgan, il Venezuela sta tentando una difficile transizione sotto l’egida statunitense.

Sebbene nelle piazze di Caracas si siano registrate proteste dei sostenitori del vecchio regime, la pressione economica e la promessa di aiuti umanitari sembrano aver accelerato il ritorno delle Major americane. In particolare, Chevron è in prima linea.

Nonostante l’entusiasmo dei mercati (le borse europee e asiatiche hanno reagito positivamente alla notizia), il percorso verso la piena capacità produttiva resta in salita. Gli analisti stimano che per riportare la produzione ai livelli storici di 3 milioni di barili al giorno servirebbero investimenti per oltre 180 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni.

Al momento, la sfida di PDVSA è stabilizzare l’estrazione dopo anni di abbandono delle infrastrutture e mancanza di manutenzione. Non a caso, il tema del Petrolio è tornato centrale nelle strategie economiche di tutta la regione.

Il Punto: Con il Venezuela di nuovo in gioco, gli Stati Uniti ridisegnano la mappa energetica del Sud America. Ciò indebolisce l’influenza russa e cinese nella regione. In più, pone le basi per un “impero fossile” che punta a controllare quasi la metà della produzione mondiale di greggio. In conclusione, lo scenario globale si muove attorno agli sviluppi legati a Petrolio e geopolitica.