L’amore travolgente non conosce età. Intervista allo scrittore Brunero Cortonicchi

Può una vacanza in Grecia contribuire a cambiare l’esistenza di una persona? La risposta a questa domanda la troviamo leggendo Mio Marito di Brunero Cortonicchi, edito da Fawkes Editions.

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato e che coinvolge il lettore fino all’ultima pagina. Il protagonista è Giulio, un uomo in pensione che si reca in Grecia con la sua comitiva di amici di sempre per trascorrere una vacanza all’insegna del relax e del divertimento spensierato.

È proprio in questa terra suggestiva che fa un incontro con Meni, una donna greca affascinante, intelligente e misteriosa nei confronti della quale Giulio non può proprio fare a meno di incuriosirsi. E dopo una serie di coincidenze fortuite, sia Giulio che Meni, si ritroveranno a duellare tra la propria parte istintiva e quella razionale per far emergere gradualmente un sentimento nuovo che sta nascendo tra i due e a cui non sanno dare nome.

Mio Marito è la storia di un amore puro, autentico e maturo, di quelli che ti sorprendono e travolgono quando meno te l’aspetti e che ti invitano a ritrovarti “a tu per tu” con la tua parte più autentica che merita espressione e valore. Questo libro è una celebrazione dell’amore incondizionato quello che si sceglie in piena libertà e che si nutre di affinità e passione autentica.  

Una storia consigliata a chi crede nel potere di certi incontri, in grado di farci connettere con il proprio sé e in quei sentimenti che arricchiscono l’esistenza nel profondo. Di com’è nata l’idea di mettere nero su bianco questa storia e di come l’amore non conosca età conversiamo piacevolmente con l’autore Brunero Cortonicchi in questa interessante intervista.

Partiamo dall’origine, come è nata l’ispirazione per scrivere Mio marito?

L’idea è nata dopo una vacanza in Grecia dove ho conosciuto una ragazza, Meni appunto, che mi ha colpito per la sua intelligenza e la sua prontezza. Tengo a precisare che non c’è stata nessuna storia d’amore tra la donna e Giulio che è un personaggio inventato ed ispirato a me stesso. L’idea di

scrivere un romanzo dedicato a lei nasce dalla vivace e prorompente personalità di Meni che aveva interessi ben diversi da quelli manifestati nel corso di vari incontri in spiaggia.

A Giulio, il protagonista del tuo romanzo, una vacanza in Grecia è in grado di cambiargli il corso della sua esistenza quando credeva che nulla di nuovo potesse accadergli. Credi che sia opera del Destino?

In realtà qualcosa di questo tipo c’è stato. Nella storia vera la ragazza si è presentata con la scusa di conversare in italiano (che parla benissimo) per migliorare le sue capacità di insegnante ma

mi è sembrato subito chiaro che non fosse quello il vero motivo e che non tutto quello che diceva fosse dettato dalle esigenze che mi esponeva. Però, in quel momento, avevo bisogno di un medico e, può sembrare strano, ma il padre di Meni, Achille, lo è, per cui mi sono limitato ad apprezzare le loro attenzioni e lui si è prestato volentieri aiutandomi e consentendomi di terminare la vacanza senza problemi.

In effetti io ho interpretato questa doppia coincidenza – lei che parlava correntemente la nostra lingua e il padre che, essendo medico, ha potuto fornirmi senza problemi e gratuitamente l’assistenza di cui avevo bisogno – come un segno del destino anche se, torno a ripetere, la situazione presentava, a mio avviso, alcuni lati oscuri. Comunque, a prescindere dagli aspetti esoterici, la sua conoscenza mi è stata utile anche perché, oltre all’assistenza medica, ho ricevuto un trattamento molto amichevole da lei e dalla sua famiglia che ci ha invitato a casa loro offrendoci vari momenti conviviali.

“Mio marito” parla di incontri rari e speciali come quello tra Giulio e Meni. Che ruolo hanno essi nella nostra esistenza secondo te?

In generale mi sento di dire che l’influsso che ogni incontro ha nella nostra esistenza può essere commisurato all’importanza che gli riconosciamo noi, al modo in cui siamo portati a reagire nella situazione che va maturando, da cosa riusciamo a comprendere e, soprattutto, dall’uso che riusciamo a fare degli input che ne riceviamo.

Nella fattispecie se io non avessi la passione per la narrazione avrei fatto un incontro molto interessante ma non ne avrei certamente tratto un libro.

L’amore tra Giulio e Meni è un amore travolgente e al tempo stesso, maturo. Come possiamo definirlo?

Definire un sentimento, una funzione della mente è praticamente impossibile. Però si può tentare una descrizione delle sue caratteristiche essenziali per cui posso dire che, se è abbastanza forte da sopraffare certe esperienze precedenti e superare ricordi che, a volte, lasciano tracce negative, possiamo aggettivarlo con termini del tipo travolgente e maturo.

Tutto questo dipende, ovviamente, dalle persone coinvolte nella storia, dalla loro intelligenza, dalla sensibilità e da quella bellissima parola che si sente troppo di rado: empatia.

Se nasce questo speciale tipo di rapporto si può vivere un’esperienza che può essere molto positiva anche se non fiorisce quel rapporto che si chiama comunemente amore.

L’amore non conosce età come si evince dal suo romanzo?

Si. L’amore può anche non conoscere età soprattutto se è disinteressato, improntato al desiderio di donare e, a mio avviso, si evolve esattamente allo stesso modo in cui evolve la persona che prova questo sentimento.

C’è un personaggio di Mio marito al quale sei particolarmente legato e perché?

Anche in questo caso la risposta è positiva: mi sento legato a Meni perché è una donna dotata di grande intelligenza e prontezza che ne fanno una persona attraente e simpatica.

Pensando a lei mi viene in mente un aforisma di Oscar Wilde: “La donna che non riesce a rendere affascinanti i suoi difetti è solo una femmina”.

Ad un certo punto Giulio si ritroverà a combattere tra la sua parte istintiva e quella razionale riguardo il suo amore per Meni. Esiste un equilibrio quando si parla di emozioni e sentimenti così travolgenti?

Purtroppo non sempre esiste. Ne sono prova tutte le liti di coppia che, a volte, troppe volte, sfociano in vere e proprie tragedie riportate, nei casi più gravi, dalla cronaca nera. Per fortuna, nella maggioranza dei casi, ci si ferma prima di giungere a situazioni che non consentono di porre rimedio a ciò che è stato fatto. Anche in questo caso l’essere umano dimostra la propria varietà di sentimenti, l’intensità della propria sensibilità e la propria forza morale che, purtroppo, non sempre è sufficiente.

Per lei cosa significa “mettere nero su bianco” le storie ispirate alla vita pura?

Non mi sono mai posto questa domanda ma, in questo momento, posso rispondere che raccontare storie ispirate dalla realtà, è un forte stimolo alla narrazione. Torno però a ripetere che la storia raccontata in “Mio marito” è del tutto inventata e che l’unica parte reale e stimolante è stata la conoscenza di Meni che ne è diventata la protagonista grazie alla sua personalità molto forte e alla sua capacità di gestire, a modo tutto suo, momenti in cui molte altre donne avrebbero semplicemente rinunciato sia pure a malincuore.

A chi consiglia la lettura di “Mio marito”?

Ai giovani perché hanno il diritto di conoscere l’amore.

Ai giovani perché hanno il dovere di conoscere l’amore.

Agli adulti perché, spesso, non sanno cos’è l’amore.

Agli adulti perché hanno il dovere di conoscere l’amore.

Agli anziani, specialmente a coloro che hanno avuto delusioni d’amore.

Agli anziani perché sappiano che una delusione d’amore è stato comunque amore.

Mio Marito, Brunero Cortonicchi, Fawkes Editions

Guarda il mio reel sul libro

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