Giornata mondiale della fibromialgia: in Italia 1,9 milioni di persone coinvolte e 600 mila diagnosi

La fibromialgia continua a muoversi in una zona grigia, tra ampia diffusione e scarso riconoscimento.

È il quadro che emerge dalle analisi IQVIA Italia,  leader a livello mondiale in servizi di ricerca clinica e insight commerciali – secondo cui in Italia coinvolge circa 1,9 milioni di persone, ma solo 1 su 3 riceve una diagnosi.

Un tema che torna al centro dell’attenzione in occasione della giornata dedicata in programma in tutto il mondo il 12 maggio.

Che cos’è la fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome reumatica cronica complessa, caratterizzata da dolore muscolare diffuso e altri sintomi invalidanti, ed è tra le malattie reumatologiche più comuni. Colpisce il 2-3% della popolazione italiana, con una prevalenza maggiore tra le donne, per un totale stimato di circa 2 milioni. Circa un terzo dei pazienti presenta forme gravi.

Nonostante la diffusione, la patologia resta ancora poco riconosciuta nei percorsi clinici, con un impatto diretto sulla possibilità di accesso a diagnosi e trattamenti adeguati. 

La situazione in Italia  tra mancate diagnosi e terapie non mirate

Le analisi IQVIA Italia evidenziano una forte dispersione lungo il percorso del paziente. A fronte di una prevalenza stimata del 3,1%, solo il 33% dei pazienti risulta diagnosticato, pari a circa 600 mila persone.

Tra i pazienti diagnosticati, circa il 34% riceve un trattamento farmacologico, che corrispondono a oltre 200 mila pazienti. Le terapie attualmente utilizzate mirano a controllare i sintomi, poiché ad oggi non esiste una cura risolutiva né farmaci specifici approvati in Europa. In Italia l’unico farmaco con indicazione ufficiale per la fibromialgia è un miorilassante a base di ciclobenzaprina, autorizzato solo di recente e non rimborsato dal Servizio Sanitario.

In mancanza di terapie dedicate, si ricorre a medicinali di altre classi (off-label): secondo dati IQVIA, i più prescritti sono gli antidepressivi (come la duloxetina e gli antidepressivi triciclici) e gli antiepilettici (es. pregabalin), spesso in combinazione. Diffuso anche l’uso di analgesici oppioidi per il dolore (come il tapentadolo) e di integratori come l’acetil-L-carnitina, che può migliorare energia e umore.

Le terapie non farmacologiche sono altrettanto importanti: l’esercizio fisico regolare è considerato il trattamento di base più efficace per ridurre dolore e rigidità muscolare, affiancato da programmi di fisioterapia, tecniche di rilassamento e supporto psicologico. Gli esperti e le linee guida raccomandano infatti un approccio multidisciplinare integrato su quattro pilastri: educazione del paziente, attività fisica, terapia farmacologica e supporto psicologico. Questo approccio personalizzato, adattato alle esigenze del singolo paziente, offre i migliori risultati nel gestire una sindrome così complessa.

Il riconoscimento della fibromialgia resta uno dei nodi aperti. Le associazioni di pazienti chiedono l’inserimento nei LEA e la definizione di un PDTA nazionale, insieme a misure che riducano il peso economico delle terapie. Un primo passo è arrivato nel 2022, con fondi dedicati e il parere favorevole della Commissione LEA, ma l’attuazione resta ancora incompleta. In parallelo, la Società Italiana di Reumatologia ha avviato il Registro Italiano della Fibromialgia, con l’obiettivo di rafforzare i dati disponibili e supportare percorsi di cura più strutturati.