Borsa: l’Asia chiude in ordine sparso, lente sul Medio Oriente



Seduta a due velocità per i listini asiatici: mentre Tokyo soffre per le tensioni geopolitiche e le vendite sul comparto tech, la Cina e Seul brindano ai dati macro e alla corsa ai semiconduttori.

Lo yen resta sotto pressione nei confronti del dollaro.

I mercati dell’area Asia-Pacifico hanno archiviato la prima seduta della settimana con un andamento contrastato.

Gli investitori si trovano a bilanciare l’entusiasmo per il settore dell’Intelligenza Artificiale con i timori legati all’inasprimento del conflitto in Medio Oriente, dopo che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto l’ultima proposta di cessate il fuoco avanzata da Teheran.

A Tokyo, l’indice Nikkei 225 ha chiuso in calo dello 0,4% a 62.486 punti.

Nonostante un avvio promettente che aveva portato il listino a toccare nuovi record intraday sopra quota 63.300, il sentiment è virato al negativo. A pesare è stata soprattutto la performance di SoftBank Group, crollata di oltre il 5%, e di Nintendo, che ha perso terreno dopo aver lanciato un allarme sul rincaro dei prezzi dei chip.

Sullo sfondo resta la debolezza dello yen, che continua a scambiare in area 157 contro il dollaro. La valuta giapponese risente del differenziale dei tassi e del ruolo del biglietto verde come bene rifugio in questa fase di incertezza internazionale.

Diametralmente opposta la situazione in Corea del Sud. Il Kospi di Seul è balzato del 4,1%, raggiungendo un nuovo massimo storico a 7.804 punti. Il rally è stato trainato dai giganti dei semiconduttori come Samsung Electronics e SK Hynix, che continuano a beneficiare della domanda globale legata all’IA, riuscendo a isolarsi dalle tensioni geopolitiche.

Segnali positivi arrivano anche dalla Cina. Lo Shanghai Composite ha guadagnato lo 0,9%, sostenuto da dati macroeconomici migliori delle attese: l’inflazione alla produzione (PPI) di aprile è salita ai massimi dal 2022 e l’export ha mostrato una solidità inaspettata.

Gli investitori guardano inoltre con ottimismo all’imminente vertice tra il Presidente Xi Jinping e Donald Trump, previsto a Pechino tra il 13 e il 15 maggio.

Il vero elemento di disturbo per i mercati globali resta il comparto energetico. Il rifiuto della proposta iraniana da parte della Casa Bianca ha fatto schizzare il prezzo del petrolio: il Brent è balzato del 4,2% superando i 105 dollari al barile, mentre il WTI ha toccato i 100 dollari.

La preoccupazione principale riguarda il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio mondiale di greggio. Gli analisti avvertono che, se la chiusura dovesse protrarsi fino a giugno, lo stress operativo sul sistema energetico globale potrebbe portare a nuovi picchi inflattivi, complicando le strategie delle banche centrali.

In sintesi i principali indici:

Tokyo (Nikkei 225):** -0,4%
Seul (Kospi):** +4,1%
Shanghai (Composite):** +0,9%
Hong Kong (Hang Seng):** -0,3%
Petrolio (Brent):** 105,57 $ (+4,2%)