Il 2026 si apre con una nuova ombra sull’economia delle famiglie e delle imprese italiane a causa di un pesante aggravio sui costi energetici.
Secondo le ultime elaborazioni dell’Ufficio Studi della CGIA, il combinato disposto tra il rialzo dei prezzi dei carburanti e il nuovo shock sulle bollette di luce e gas costerà al Paese circa 28,9 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente.
Questa cifra rischia di drenare liquidità preziosa dal mercato interno, frenando i consumi e mettendo in seria difficoltà i settori produttivi più energivori. A pesare maggiormente è il comparto dei trasporti, con i prezzi alla pompa tornati stabilmente attorno ai 2 euro al litro, portando la spesa complessiva per benzina e diesel a salire di 13,6 miliardi di euro.
Non va meglio sul fronte domestico e industriale, dove l’energia elettrica registra un aggravio stimato di 10,2 miliardi e il gas naturale un extra costo di 5,1 miliardi.
L’impatto dei rincari non è uniforme sul territorio nazionale e ricalca la densità produttiva e demografica della penisola. In termini assoluti, il Nord paga il prezzo più alto: la Lombardia si conferma la regione più colpita in assoluto, subendo da sola un rincaro di 5,4 miliardi di euro, pari a quasi un quinto dell’intero dato nazionale.
Seguono a ruota le altre locomotive del Paese, come l’Emilia-Romagna con 3 miliardi di rincari e il Veneto con 2,9 miliardi, aree dove la forte concentrazione di imprese manifatturiere rende il costo dell’energia un fattore critico di competitività. Anche il Lazio e il Piemonte registrano colpi durissimi, rispettivamente con 2,7 e 2,1 miliardi di euro di costi aggiuntivi.
Se il Nord soffre per i volumi totali, il Mezzogiorno accusa il colpo soprattutto sulla spesa per la mobilità. In termini percentuali, l’incremento più marcato per i carburanti si registra in Basilicata, seguita da Campania e Puglia.
Questo dato riflette una maggiore dipendenza dal trasporto su gomma e una minore capillarità delle reti di trasporto alternative, che costringe i cittadini a subire passivamente le oscillazioni dei prezzi internazionali del greggio.
Nonostante i recenti provvedimenti governativi abbiano stanziato circa 5 miliardi di euro per potenziare i bonus sociali e tagliare alcuni oneri di sistema, gli analisti avvertono che tali misure riescono a coprire solo una frazione minima della stangata complessiva.
Senza interventi strutturali sulle accise o un piano di contenimento dei prezzi più incisivo, il rischio concreto è che questo extra-costo si traduca in una sensibile contrazione del PIL nazionale.

