I segreti della chiavetta USB e il silenzio di Alberto Stasi: perché nessuno parlò di Marco Poggi?
C’è una frase, catturata da un microfono nascosto nell’aprile del 2025, che per i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano rappresenta la “pistola fumante” digitale.
Andrea Sempio è solo nella sua Fiat Panda. Parla tra sé, rievocando l’estate del 2007, quella del delitto di Garlasco. Ad un certo punto, riferendosi ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, mormora tre parole: “dentro la penna”.
Per la Procura di Pavia, quel dettaglio è un macigno. Nell’aprile 2025, il pubblico non sapeva ancora nulla della pen drive da 2GB rinvenuta nel cesto di vimini in via Pascoli. Eppure, Sempio sapeva.
La ricostruzione degli inquirenti delinea uno scenario inquietante. Quella chiavetta era lo scrigno privato di Chiara. Conteneva i filmati girati con il fidanzato Alberto. Secondo le indagini:
Giugno 2007: Marco Poggi, fratello di Chiara, avrebbe copiato i video per passarli a Stasi.
Chiara scopre o sospetta qualcosa. Trasferisce i file sul PC, li cancella dalla chiavetta e protegge la cartella “Albert.zip” con una password.
Perché Chiara ebbe paura? La password è il segno tangibile di una privacy violata da qualcuno che frequentava la casa. Qualcuno che, come Sempio o lo stesso Marco, aveva le competenze informatiche per muoversi tra le cartelle di quel computer.
Il movente ipotizzato oggi dai Carabinieri è un’ossessione nata dai bit. Sempio avrebbe visto quei video, forse con la complicità (consapevole o meno) di Marco, o forse agendo di nascosto.
La visione di quell’intimità avrebbe innescato un’infatuazione malata, culminata nel rifiuto telefonico di Chiara e, infine, nel massacro del 13 agosto.
Un dettaglio conferma la familiarità di Sempio con quel PC: il 20 luglio 2007, meno di un mese prima dell’omicidio, un video di “piccoli vandalismi” girato da Andrea viene scaricato proprio sul computer di Chiara. Lui era lì. Lui usava quel PC.
La domanda che agita i legali e l’opinione pubblica è una: **perché Alberto Stasi non ha mai detto che era stato Marco a dargli quei video?
In diciannove anni di calvario giudiziario, Stasi non ha mai puntato il dito contro il cognato su questo specifico punto. Due le ipotesi sul tavolo:
Stasi sapeva che Marco aveva i file, ma non poteva immaginare che Sempio li avesse visti. Senza le intercettazioni del 2025, il legame tra la pen drive e l’amico del fratello era invisibile.
Un’ipotesi più straziante suggerisce che Alberto abbia taciuto per non trascinare Chiara in un fango mediatico ancora peggiore, evitando di dettagliare in aula la circolazione di quei video intimi. Se così fosse, Stasi avrebbe scelto il carcere per dignità, mentre chi sapeva lo guardava finire dietro le sbarre.
Nonostante la chiusura delle indagini indichi Sempio come unico indagato, il fascicolo resta disseminato di dubbi. Per mesi si è cercato “Ignoto 3”, un profilo genetico terzo sulla scena del crimine.
Le testimonianze dei vicini parlano di movimenti sospetti: due persone in un’auto la sera prima, un uomo curvo in bici la mattina stessa.
Perché oggi c’è un solo colpevole se per anni si è parlato di un “correo”? La risposta della Procura è pragmatica: le prove granitiche ci sono solo per Sempio. Gli altri restano ombre.
A chiudere il cerchio, le recenti deposizioni di Paola e Stefania Cappa (maggio 2026). Dopo 19 anni, tornano in primo piano le dichiarazioni fatte da Paola nel 2007, quando parlò subito di una “pista passionale” e di un ragazzo respinto da Chiara.
“Chiara respingeva un ragazzo, un approccio finito male”, disse Paola due giorni dopo il delitto.
Perché quel dettaglio non venne scavato a fondo allora? Oggi quelle parole sembrano la descrizione perfetta del profilo di Sempio.
Quasi vent’anni di silenzi e “non ricordo” hanno portato a una verità processuale che oggi vacilla sotto il peso di nuove perizie informatiche. Mentre Sempio attende il giudizio, resta l’amarezza per una giustizia arrivata con un ritardo colossale, passando per la cella di un uomo che, forse, ha pagato per i segreti di un’intera cerchia di amici.

