Cacciari: riforma programma licei esclude Marx e Gramsci

L’annuncio della riforma delle Indicazioni Nazionali per i Licei ha sollevato un polverone nel mondo accademico e culturale italiano.

Al centro della polemica c’è un appello firmato da oltre 60 docenti universitari, tra cui spicca il nome del filosofo Massimo Cacciari, che punta il dito contro quella che definiscono una “amputazione ideologica” del pensiero critico nelle scuole superiori.

L’accusa mossa dal gruppo di intellettuali è netta: la bozza di revisione dei programmi di filosofia tenderebbe a marginalizzare, se non a cancellare, figure centrali della modernità.

I firmatari denunciano come, nel nuovo impianto, nomi fondamentali per la comprensione del XIX e XX secolo come Karl Marx e Antonio Gramsci non figurino nemmeno tra le citazioni dirette o i nodi tematici imprescindibili.

Secondo Cacciari e colleghi, la riforma non si limita a un aggiornamento, ma opera una selezione che privilegia una visione della filosofia meno legata alla prassi politica e sociale, a favore di un approccio più astratto o “conforme”.

La filosofia deve insegnare a leggere i conflitti della storia; ignorare Marx significa impedire agli studenti di comprendere le basi dell’economia politica e delle lotte sociali moderne.

L’esclusione di Gramsci viene vista come un paradosso, essendo il pensatore italiano più tradotto e studiato all’estero, pilastro dell’analisi culturale contemporanea.

Il rischio del “pensiero unico”: I professori paventano una scuola che formi esecutori di competenze tecniche piuttosto che cittadini dotati di spirito critico.

Dal canto suo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha spesso ribadito che le Indicazioni Nazionali servono a fornire un quadro generale e che i docenti mantengono la libertà d’insegnamento.

Tuttavia, i critici rispondono che la scelta di cosa inserire o omettere in un documento ufficiale non è mai neutra, ma indica una direzione politica precisa.

Non si tratta solo di una disputa accademica tra polverosi manuali. La filosofia nei licei italiani è da sempre considerata il baluardo del ragionamento logico e della consapevolezza storica.

“Cancellare Marx o Gramsci non significa solo togliere un autore dal programma, ma mutilare gli strumenti con cui i ragazzi possono analizzare le disuguaglianze e le strutture del potere.”

L’appello chiede un immediato dietrofront e l’apertura di un tavolo di confronto reale con chi la filosofia la insegna e la produce ogni giorno. La domanda che resta aperta è se la scuola debba essere il luogo della conservazione di un canone “rassicurante” o lo spazio aperto (e talvolta scomodo) del confronto tra tutte le grandi idee che hanno costruito il mondo moderno.