Il caso di Garlasco si riapre con una violenza inaspettata, travolgendo le certezze del passato e mettendo nel mirino Andrea Sempio con una precisione chirurgica.
La Procura di Pavia ha messo nero su bianco 21 elementi che, come tessere di un mosaico oscuro, ricostruiscono un movente torbido e una dinamica del delitto che non lascerebbe scampo.
Al centro di tutto, un desiderio non ricambiato e un segreto digitale che avrebbe innescato la furia omicida.
Secondo gli inquirenti, tutto parte dalle menzogne: Sempio avrebbe mentito fin dal 2007 sul contenuto di tre telefonate fatte a casa Poggi, versioni poi smentite dai nuovi tabulati.
La tensione dell’indagato emerge già nel 2008 quando, messo alle strette, accusò un malore tale da richiedere l’ambulanza, fornendo un alibi che oggi viene definito inattendibile.
Ma è negli anni successivi che il comportamento dell’uomo si fa sospetto: nel 2014 segue con ossessione il processo a Stasi, preoccupandosi per il DNA sotto le unghie di Chiara quando ancora nessuno lo sospettava, e nel 2016 si attiva freneticamente con il padre per raccogliere somme di denaro in contanti circa 45mila euro da destinare a investigatori privati per chiudere la faccenda.
Le prove fisiche rappresentano il cuore pulsante dell’accusa. Il profilo genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, segno di una difesa disperata della ragazza, è compatibile con quello di Sempio e incompatibile con quello di Alberto Stasi.
A questo si aggiunge l'”impronta 33″: una traccia palmare sulla parete della scala che porta al seminterrato dove fu trovato il corpo.
Un’impronta lasciata da una mano bagnata, non di semplice acqua o sudore, poiché ha reagito alla ninidrina, suggerendo la presenza di residui biologici legati al momento del delitto.
Questa traccia sarebbe perfettamente coerente, per altezza e posizione, con l’impronta di una scarpa insanguinata trovata sul primo gradino.
Il movente scavato dalla Procura è agghiacciante: un approccio sessuale rifiutato. Sempio avrebbe visionato dei video intimi di Chiara e Alberto, sottratti illegalmente da una chiavetta USB (circostanza che lui stesso avrebbe ammesso in un soliloquio intercettato in auto), convincendosi di poter avere un’intimità con la ragazza.
Il 7 e l’8 agosto 2007 tentò di contattarla ripetutamente, ma il rifiuto di Chiara avrebbe scatenato una “reazione esplosiva”, trasformando la tensione in un annientamento furioso concentrato sul volto della giovane, quasi a voler cancellare l’immagine di chi lo aveva respinto.
Persino nel 2025, prima di un interrogatorio, Sempio è stato visto gettare tra i rifiuti appunti manoscritti che lo ricollegherebbero al delitto, un ultimo disperato tentativo di cancellare un passato che, dopo diciotto anni, sembra averlo finalmente raggiunto.














