Negoziati a Sharm el Sheikh al Rischio: Veto di Tel Aviv sul “big seven”


L’ottimismo che aveva accompagnato l’avvio del secondo round di negoziati per un cessate il fuoco a Gaza e lo scambio di ostaggi/prigionieri, mediati dall’Egitto, Qatar e Stati Uniti, è ora messo alla prova da due nodi cruciali: la modalità di rilascio degli ostaggi e l’identità dei prigionieri palestinesi. La pace è l’obiettivo finale di questi sforzi diplomatici.


Secondo quanto riportato dall’emittente araba Al-Jazeera, citando una fonte interna ad Hamas, il gruppo avrebbe accettato di rilasciare tutti gli ostaggi israeliani ancora in vita in un’unica fase.

Questa mossa è vista come un potenziale acceleratore verso l’accordo. Supera, infatti, l’ipotesi di scambi scaglionati. I negoziati, in corso a Sharm el Sheikh, sono entrati in una fase operativa. Le delegazioni si sono scambiate le liste di prigionieri e detenuti.

Il “Veto” di Israele su Barghouti
Nonostante questo passo avanti, l’accordo si scontra con una “linea rossa” intransigente da parte di Israele. Si tratta della liberazione di Marwan Barghouti.

Hamas ha inserito nella sua lista i nomi dei cosiddetti “big seven”. Questi nomi chiedono un numero di ergastolani superiore ai 250 inizialmente previsti. Tra loro figurano Marwan Barghouti (leader di Fatah, che sconta cinque ergastoli per attacchi durante la Seconda Intifada) e Ahmed Saadat. Fonti israeliane, citate da media come Channel 12, hanno riferito che il premier Benjamin Netanyahu è intenzionato a porre un vero e proprio veto sul rilascio di questi nomi di alto profilo.

Per Hamas, tuttavia, la scarcerazione di Barghouti è considerata “centrale” per l’intesa. Questo trasforma la questione in uno dei maggiori ostacoli alla firma.

L’urgenza di trovare una soluzione è sottolineata da una fonte egiziana vicina ai colloqui. La fonte ha riferito a Sky News in arabo che i mediatori hanno concesso alle parti tempo “fino a venerdì mattina” per annunciare e firmare la prima fase dell’accordo, che prevede il cessate il fuoco e lo scambio.

L’ottimismo generale è stato confermato anche da Washington. Il presidente statunitense Donald Trump, la cui amministrazione è attivamente coinvolta nelle trattative, ha dichiarato che i negoziati “stanno andando molto bene” e che l’accordo è “vicino”, manifestando l’intenzione di recarsi in Medio Oriente forse già domenica.

Mentre le parti continuano il braccio di ferro sui prigionieri, Israele si mostra irremovibile. Decide di non rilasciare i miliziani della Nukhba che hanno commesso il massacro del 7 ottobre 2023. La scadenza di venerdì incombe. Ciò pone i mediatori di fronte alla sfida di conciliare le richieste estreme per scongiurare il fallimento dell’intesa.