Intervista alla Dottoressa Francesca Santamaria Palombo.
In questo particolare periodo dell’anno, in cui la natura subisce un grande processo di cambiamento e in cui il tempo rallenta. Ci si ritrova spesso a riflettere su una tematica che ci riguarda come persone, quella del decluttering emotivo.
Come gli alberi si liberano in questo periodo delle foglie secche dando vita ad una sorta di trasformazione. Anche noi siamo chiamati ad eliminare tutto ciò che è ingombrante e inutile nella propria esistenza.
Attraverso il decluttering emotivo è possibile sentirsi più leggeri. Si diventa liberi di essere e agire nella dimensione inedita del “qui” e “ora” senza lasciarci influenzare dal passato e scoraggiarci dal futuro. Per attuare questa sorta di “leggerezza” bisogna effettuare un riordino della propria esistenza partendo dall’ambiente esterno, il mondo che ci circonda. È un percorso graduale che non risparmia i nostri spazi vitali. Nei quali ogni giorno ci muoviamo, interagiamo con gli altri coltivando progetti e sogni da concretizzare.
Per parlare di decluttering emotivo e come attuarlo in maniera efficace e soddisfacente abbiamo intervistato la Dottoressa Francesca Santamaria Palombo, Psicoterapeuta CBT di terza onda, HSP Licensed Therapist | EMDR II e Mindfulness Trainer, autrice di “Brilla nella tua sensibilità”, Giunti Psicologia.
Esistono davvero le zavorre emotive? Come riconoscerle?
Le “zavorre emotive” sono schemi e legami che drenano energia senza portare crescita nel nostro percorso di vita: rimuginio, sensi di colpa cronici, relazioni disfunzionali, doverizzazioni (“ad es. devo essere sempre bravo, presente, disponibile”), oggetti, abitudini o pensieri che ci legano al passato. In particolare vengono riconosciuti da tre segnali che ricorrono spesso:
- ciclicità (si torna sempre al punto di partenza, nonostante gli sforzi e l’impegno).
- sproporzione (quindi piccoli stimoli creano reazioni emotive esagerate).
- costo quotidiano (ti tolgono energia, sonno, vitalità e creatività.
Nel mio lavoro integro approcci di terza onda (ACT, Compassion Focused Therapy, Schema Therapy) per analizzare questi nodi in modo concreto e misurabile.
Cosa si intende per decluttering emotivo?
È il processo intenzionale di fare spazio dentro. Capire ciò che appesantisce, da ciò che invece nutre e ci permette di essere allineati a noi stessi. Non è “diventare freddi”, ma coltivare presenza, responsabilità e gentilezza verso sé. In pratica: riconosco quelli che sono i pesi emotivi della mia vita. Poi li accolgo, li comprendo senza giudizio e scelgo quelle azioni che mi liberano mente, pensieri e corpo.
Quando è di vitale importanza effettuarlo?
In generale sempre, in particolare in questi momenti della vita, ossia nei passati evolutivi (diventare genitori, cambio di lavoro, lutti, termine di una relazione, traumi). Anche quando il corpo somatizza con stanchezza, cefalee, tensioni. Oppure, quando ripetendo quei vecchi schemi si vanno a sabotare obiettivi che sono in linea con i nostri valori.
La metafora del “tagliare i rami secchi” in psicologia: come tradurla?
Non è strappare via tutto. In psicologia la consideriamo una sorta di potatura mirata. Bisogna domandarsi quali siano i rami secchi per imparare a reciderli con consapevolezza, proteggendo il nostro tronco (bisogni primari, valori, abitudini sane). Dopo la potatura sarà necessaria quella cura post taglio. Quindi curare sonno, relazioni sane, alimentazione. In questo modo la pianta sarà in grado di essere produttiva, di generare germogli.
Strategie per un decluttering emotivo positivo…
Innanzitutto sarà importante creare una mappa con tre colonne identificando: ciò che pesa, ciò che nutre, aspetti neutri. Successivamente si ridurrà del 20% tutti quegli impegni non allineati ai propri valori, magari declinando in modo assertivo. Elencare quelli che sono i progressi. Infine, dedicarsi a piccole pratiche di rilassamento (mindfulness, esercizio del luogo sicuro), respiro 4–6 (espirazione più lunga dell’inspirazione).
Quando chiedere aiuto a un* terapeuta?
Quando la sofferenza è quotidiana ed interferisce con il sonno, con il lavoro, con la vita di coppia o familiare.
Quando si sente forte senso di colpa o vergogna.
Quando ci sono storie di forti traumi, abuso, relazioni manipolative.
Quando in autonomia non si riescono a raggiungere risultati e obiettivi.
In un percorso strutturato si offre un luogo sicuro, uno spazio di ascolto, strumenti pratici per stare meglio con se stessi e con gli altri.