Lettera Empatica #15. Quando la famiglia d’origine è distante emotivamente

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“Cara Mariangela

Ti faccio i miei complimenti per la tua rubrica. Mi ha tanto colpito in una tua Lettera Empatica precedente la differenza tra “distanze fisiche” e “distanze emotive”. Questo concetto mi ha fatto riflettere sulla mia situazione con la mia famiglia d’origine. Sono originario del Sud ma vivo a Milano da più di quindici anni dove mi sono trasferito sin dai tempi dell’università.

Nonostante le distanze fisiche che ci sono tra me e la mia famiglia di origine in questi anni mi sono “sentito a casa” di più in compagnia delle meravigliose persone che ho conosciuto in questa città che mi ha permesso di realizzarmi dal punto di vista professionale e nella quale ho fatto esperienze che hanno contribuito a forgiare quello che sono e di cui sono fiero. Eppure ogni volta che mi capita di ritornare nel mio paese d’origine e in mezzo ai miei famigliari divento bersaglio di critiche e giudizi, consigli non richiesti sul mio lavoro, sul mio stile di vita, sulla famiglia che mi sono creato.

Non ho più il piacere di ritornare perché ogni volta diventa stressante. Nelle decisioni, nelle scelte e nei traguardi che ho raggiunto con tanta determinazione e perseveranza non ho mai ricevuto il loro supporto. Oltre alle distanze fisiche tra me e la mia famiglia di origine si sono aggiunte delle vere e proprie distanze emotive. Come hai dichiarato tu, sono quelle che pesano di più. In base alla mia esperienza è proprio così, te lo confermo a pieno.

A pensare che all’inizio mi attribuivo io la colpa di tutto ma adesso è subentrato in me una sorta di menefreghismo che mi serve per andare avanti e non abbattermi ogni volta che mi sento minuito da chi prima di tutti dovrebbe essere contento dei miei successi invece di sparlarmi alle spalle o sminuirmi. Mirko”

Carissimo Mirko,

Purtroppo la famiglia di origine non siamo a noi a scegliercela. All’interno di essa possono essere inevitabilmente presenti delle dinamiche relazionali disfunzionali. A volte quest’ultime sono così radicate che sembra difficile non lascarsene influenzare. Le persone che ci deludono, quelle che invece di valorizzarci, supportarci, gioire con noi non perdono occasione per sparlarci alle spalle, giudicarci, etichettarci, sminuirci ci sono anche nelle famiglie che all’apparenza sembrano impeccabili.

Ci sono tante “presenze assenti” che credono di conoscerci da una vita ma che in realtà nei fatti non hanno mai provato a comprenderci. Da parte loro non c’è mai stato un tentativo di avvicinarci a noi per accoglierci, ascoltarci davvero e connettersi a noi emotivamente. Ci sono tanti modi per restare in contatto con la propria famiglia di origine per abbattere quelle che sono le distane fisiche ma per superare quelle emotive la questione è molto più complessa.

C’è bisogno di reciprocità empatia, rispetto, e soprattutto sospensione del giudizio. Mi sembra di capire che nel rapporto con la tua famiglia di origine non ci siano. Le persone non le possiamo cambiare noi se non sono loro a voler cambiare ma, come stai facendo tu, caro Mirko, spetta a noi decidere come reagire alle loro azioni e ai loro giudizi nei nostri confronti. È di vitale importanza saper tracciare confini chiari e definiti tra quello che è il tuo mondo e quello che fai e sei. Soprattutto da chi è sempre lì pronto a svalutarti e giudicarti senza nemmeno provare a conoscerti e comprenderti.

È inevitabile porre distanze emotive da chi non si supporta, da chi ci fa sentire continuamente sotto pressione. Queste persone non ci consentono di esprimerci in piena libertà. Sono pronte a puntare il dito contro mancanze o errori che attribuiscono, o chi vorrebbe cambiarci in base alle proprie aspettative. Si disinteressano dei nostri desideri, calpestandoli e criticandoli. Magari in maniera da vigliacchi, ossia alle spalle, “gettando fango” sulla nostra reputazione e valore con gli altri.

La verità è che molto spesso” ci si sente a casa” e capiti e valorizzati da chi è davvero interessato al nostro bene. E a quello che siamo. Fa male rendersene conto ma è proprio così. Spesso i complimenti più sinceri, il supporto autentico e l’interessamento puro nei confronti di come ci sentiamo arriva da parte di chi non ha con noi vincoli famigliari. Ma questa persona ci sceglie in piena libertà. Intrattiene con noi legami autentici che non necessitano di denominazione, etichetta, formalità. Ciò che conta è la presenza, lo scegliersi e cercarsi al di là del far parte di una famiglia.

Continua pure a procedere lungo il tuo cammino a testa alta e con orgoglio. Fai conto solamente ai successi raggiunti dei quali non devi dar spiegazioni alla tua famiglia di origine, ma solo a te stesso. Chi ti vuole bene è davvero interessato ad essi ed è felice per te, ti supporta. Ti fa sentire valorizzato per quello che sei e soprattutto è presente nonostante le distanze fisiche che possono esserci.

La famiglia d’origine può essere ingombrante ma spetta a noi imparare a gestire i rapporti con essa senza lasciarsi troppo fagocitare. Evitare di influenzarsi da certe dinamiche tossiche che rischiano di procurarci solo dolore. E sofferenza. Al copione radicato da anni e tende a ripetersi possiamo contribuire noi a scrivere un “anti-copione” per salvarci. Possiamo rifiorire attraverso nuove consapevolezze, scelte, decisioni. Soprattutto, con azioni concrete che fanno davvero la differenza perché le parole si disperdono.

Guarda il reel sulla lettera Empatica #15.

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