La Scala incanta con Šostakovič, ma fuori è protesta

Undici minuti di applausi per “Lady Macbeth”. In piazza, manifestazioni pro Palestina e sindacali.

Milano – La Prima del Teatro alla Scala ha aperto la stagione lirica 2025-2026 con un successo travolgente: Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič ha incantato il pubblico, ricevendo undici minuti di applausi e registrando incassi record per 2,8 milioni di euro, il più alto mai raggiunto nella storia del Piermarini.

Sul palco, diretti dal maestro Riccardo Chailly – al suo dodicesimo e ultimo 7 dicembre scaligero – l’orchestra e il coro hanno eseguito con maestria un’opera aspra, ironica e potente, bandita da Stalin nel 1936 e oggi celebrata come capolavoro del Novecento. La regia di Vasily Barkhatov e l’interpretazione della soprano americana Sara Jakubiak nel ruolo di Katerina Izmajlova hanno conquistato il pubblico e la critica.

Nel palco reale, assente il Presidente della Repubblica e la premier Meloni, ha presenziato la senatrice a vita Liliana Segre, accolta da un lungo applauso. Tra i volti noti anche Mahmood, Achille Lauro e Pierfrancesco Favino, a conferma del carattere mondano e culturale dell’evento.

Ma fuori dal teatro, piazza della Scala è diventata piazza Gaza. Fin dal pomeriggio, sindacati, associazioni pro Palestina e centri sociali hanno manifestato contro la guerra e contro le politiche culturali del governo. Cub e Slc-Cgil hanno denunciato la precarietà nel mondo dello spettacolo, mentre l’associazione palestinesi in Italia ha rilanciato lo slogan “Palestina libera”, ricordando il caso della maschera licenziata per averlo gridato alla Scala.

La tensione è rimasta contenuta grazie a un massiccio presidio delle forze dell’ordine. Il flash mob di +Europa ha invece richiamato l’attenzione sulla guerra in Ucraina, con un gesto simbolico a favore della democrazia e della libertà.

Conclusione La Prima alla Scala si conferma specchio della società: dentro, l’arte e la memoria storica; fuori, le voci del dissenso e della protesta. Un teatro che incanta, ma che non può ignorare il mondo che lo circonda.