Nelle tasche di circa 36 milioni di dipendenti e pensionati italiani è in arrivo una liquidità complessiva di 52,5 miliardi di euro con il pagamento della tredicesima mensilità del 2025. Questo fenomeno, noto come Tredicesime, rappresenta un’importante fonte di reddito aggiuntivo per molti.
L’importo segna un lieve incremento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’analisi di Confesercenti e Ipsos rivela un’Italia divisa a metà tra l’impulso ai consumi natalizi e una crescente necessità di prudenza finanziaria. Il termine Tredicesime continua a suscitare interesse non soltanto per i benefici economici, ma anche per i risvolti sociali.
Solo un italiano su due (circa il 50%) ha infatti intenzione di destinare la Tredicesime principalmente all’acquisto dei regali di Natale. L’altra metà della platea dei beneficiari, invece, indirizzerà la mensilità aggiuntiva verso il risparmio e la copertura delle spese obbligate. Questo è un segno di una persistente incertezza economica e di una compressione del potere d’acquisto reale.
L’indagine evidenzia una netta spaccatura nell’utilizzo dei fondi:
Il 31% degli italiani prevede di usare la tredicesima per incrementare il proprio risparmio. Questa quota riflette una linea di cautela che sta diventando predominante nelle scelte finanziarie delle famiglie.
Un ulteriore 20% destinerà i fondi al pagamento di bollette e arretrati. Queste persone utilizzeranno la mensilità aggiuntiva come una “boccata d’ossigeno” per mettere ordine nei conti domestici.
Nonostante la crescente prudenza, i regali di Natale restano la voce di spesa principale per circa la metà dei beneficiari. A questi si aggiungono le altre spese festive (22%) e i viaggi (23%). Le Tredicesime influenzano quindi molto queste scelte.
Interessante notare come l’orientamento ai consumi natalizi sia più marcato al Sud:
Sud Italia: Sei meridionali su dieci indicano i regali come la destinazione prioritaria della Tredicesime.
Resto d’Italia: La quota scende al 50% nel resto del Paese.
Oltre a queste voci principali, una parte della tredicesima sarà utilizzata anche per:
Spese per la casa (21%)
Altri acquisti di beni o servizi (18%)
Investimenti (9%)
Infine, il 27% degli intervistati ha già in programma di utilizzare una parte della liquidità per gli acquisti durante i saldi di gennaio.
Secondo Confesercenti, la Tredicesime “tiene insieme due Italie”: quella che traina le spese di fine anno e quella costretta a riordinare i conti.
L’Associazione sottolinea come l’aumento dell’occupazione, pur positivo, non sia sufficiente. Ciò è vero se non accompagnato da un recupero del reddito reale.
“Per rimettere in moto i consumi in modo stabile – spiega Confesercenti – bisogna accelerare il recupero potere d’acquisto. È necessario ridurre il peso fiscale e sostenere la contrattazione di qualità. È un segnale chiaro che i redditi reali restano compressi e il lavoro, dipendente e autonomo, continua a impoverirsi.”
La mensilità aggiuntiva si conferma quindi un elemento cruciale, ma la sua destinazione prevalente al risparmio e alle spese obbligate evidenzia una fragilità strutturale. I bilanci familiari restano deboli, il che frena una ripartenza dei consumi più decisa e generalizzata.
