Buoni propositi per il 2026: come distinguere quelli che ti fanno stare bene

Un cambiamento funziona quando non chiede di essere continuamente sostenuto, ma quando è lui a sostenere chi lo fa. Questo vale soprattutto quando si parla dei buoni propositi.

È da questa prospettiva che Alessandra Bitelli,coach e autrice de “Il primo romanzo utile del coaching” guarda ai buoni propositi per il 2026, proponendo di metterne a confronto due approcci molto diversi tra loro. Da qui prende forma una riflessione che sposta lo sguardo dai buoni propositi in sé al loro impatto nel tempo, a ciò che lasciano nelle giornate, nelle relazioni e nel modo in cui stiamo con noi stessi.

Che significato hanno i buoni propositi?

Siamo cresciuti con l’idea che cambiare significhi stringere i denti e che un proposito valido debba richiedere disciplina costante, controllo e sacrificio. Questo modello però produce cambiamenti fragili. Quando una scelta ha bisogno di essere continuamente sorvegliata, ricordata e difesa, consuma energia invece di generarne. L’effetto duraturo nasce quando il cambiamento diventa una forma di sostegno, non una fonte di ulteriore fatica.

Come riconoscere i buoni propositi che mettono pressione?

Quando il cambiamento parte dal giudizio verso sé stessi si attiva una tensione continua. Anche i risultati ottenuti faticano a generare soddisfazione, perché l’asticella viene subito spostata più in alto. Questo meccanismo non costruisce benessere, ma una forma di insoddisfazione che logora nel tempo e rende ogni proposito una prova da superare.

Quali sono le scelte che producono effetti duraturi?

Le scelte che funzionano davvero sono quelle che migliorano la vita senza chiederci di diventare una versione ideale di noi stessi. Un cambiamento è duraturo quando si integra nella quotidianità, quando rispetta i nostri tempi, i nostri limiti e le nostre risorse. In quel momento smette di essere un obiettivo da raggiungere e diventa un modo naturale di stare al mondo.

Che ruolo assume la gratificazione quando si parla di buoni propositi?

La gratificazione è spesso sottovalutata perché non coincide con il risultato immediato o con il riconoscimento esterno. In realtà è uno dei segnali più affidabili che un cambiamento sta funzionando. Quando una scelta ci fa sentire più allineati, meno in lotta con noi stessi, più capaci di abitare la nostra vita senza sforzo costante allora sta producendo un effetto duraturo. Non è euforia, è coerenza. Ed è proprio questo che rende naturale continuare.

Il rischio è confondere il benessere con il controllo. L’effetto duraturo nasce quando una scelta ci fa sentire più centrati, più coerenti, più in pace con noi stessi perché è una sensazione meno appariscente dei risultati immediati, ma molto più stabile. Quando il cambiamento rafforza l’identità, non ha bisogno di essere difeso, perché resta.

Quando capire che i buoni propositi sono quelli giusti?

“Il vero confronto non è con ciò che eravamo l’anno scorso, ma con come vogliamo sentirci nel tempo. Un proposito che pesa richiede controllo continuo, forza di volontà e una lotta quotidiana per essere mantenuto, mentre una scelta che funziona si integra nella vita di tutti i giorni e non chiede di essere continuamente riaffermata. Questo approccio può essere tradotto in alcune domande semplici, utili per capire se un proposito sostiene davvero nel tempo.

Quali sono le domande che dovremmo porci?

  1. Alla fine della giornata, questo proposito mi toglie energia o me ne restituisce?

Segnale di pressione: arrivi stanco e irritato, con la sensazione di aver “tenuto duro” tutto il giorno solo per rispettare il proposito

Segnale di benessere: ti senti magari stanco, ma non svuotato e hai la percezione di aver fatto qualcosa che ti ha sostenuto, non prosciugato

  • Per mantenerlo devo sempre controllarmi oppure con il tempo diventa naturale?

Segnale di pressione: devi ricordartelo di continuo, controllarti, riprenderti se “sgarri”, con la paura costante di mollare

Segnale di benessere: dopo un po’ smetti di pensarci perché il comportamento entra nella routine senza richiedere vigilanza continua

  • Sta in piedi anche quando le giornate sono piene o complicate?

Segnale di pressione: appena la giornata si complica, il proposito salta e ti senti subito in colpa

Segnale di benessere: anche nei giorni storti riesci ad adattarlo, ridimensionarlo o sospenderlo senza sentirti fallito

  • Seguendolo mi sento più allineato a me stesso, o più spesso in difetto?

Segnale di pressione: hai spesso la sensazione di non fare mai abbastanza, anche quando ti impegni

Segnale di benessere: ti senti più coerente con ciò che sei e con ciò che conta per te, anche senza risultati eclatanti.