Manovra blindata alla Camera: scontro totale. L’ira delle opposizioni: “Non siamo passacarte”

bocciata la ratifica del mes


Si corre verso il voto di fiducia atteso per domani.

Le minoranze denunciano la compressione dei tempi parlamentari e il ricorso sistematico ai decreti, mentre la maggioranza difende la tabella di marcia: “Dobbiamo evitare l’esercizio provvisorio”.

Il cammino della Legge di Bilancio entra nella sua fase cruciale e più accesa. Con l’approdo del testo nell’Aula della Camera, il clima si fa incandescente.

La decisione del Governo di blindare la manovra, limitando lo spazio per gli emendamenti e annunciando il voto di fiducia per la giornata di domani, ha scatenato la durissima reazione delle opposizioni.

Il termine “passacarte” è risuonato più volte tra i banchi della minoranza. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e l’alleanza Verdi-Sinistra accusano l’esecutivo di voler esautorare il Parlamento dalle sue funzioni principali.
“Siamo di fronte a un’umiliazione della democrazia rappresentativa”, dichiarano i capigruppo delle opposizioni in una nota congiunta.

“Il Parlamento non può essere ridotto a un ufficio di registrazione di decisioni prese altrove. Discutere la manovra è un diritto dei cittadini che noi rappresentiamo, non un fastidio burocratico da liquidare con una fiducia.”

Dall’altra parte del Transatlantico, i partiti di governo respingono le accuse di autoritarismo. La linea della maggioranza è chiara: la priorità assoluta è blindare i conti. Vogliono garantire l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre per evitare lo spettro dell’esercizio provvisorio, che danneggerebbe l’immagine dell’Italia sui mercati internazionali.

Fonti di Palazzo Chigi sottolineano come il testo sia frutto di una sintesi politica necessaria. I tempi stretti sono una conseguenza tecnica inevitabile per garantire la stabilità economica del Paese.

Il cronoprogramma è ormai tracciato:
Si chiuderà nelle prossime ore tra reciproche accuse e toni accesi.

Il Governo la porrà formalmente tra stasera e domattina.
Nella giornata di domani i deputati saranno chiamati al voto palese.

Oltre al metodo, resta lo scontro nel merito. Le opposizioni continuano a dare battaglia su temi caldi come il taglio del cuneo fiscale (giudicato insufficiente), i fondi per la sanità pubblica e le misure sulle pensioni.

Mentre si cerca l’approvazione blindata a Montecitorio, il dibattito politico si sposta già verso il Senato. Qui il copione sembra destinato a ripetersi. Tuttavia, il dialogo tra le forze politiche, lasciando però aperta una ferita, che difficilmente si rimarginerà nel breve periodo.