Caso Ghali: Il “fuoricampo” che scuote la RAI. Solo un errore tecnico o scelta politica?

Mentre l’Italia celebrava i suoi campioni olimpici e paralimpici, un caso mediatico ha rubato la scena ai riflettori sportivi.

Al centro della bufera c’è la performance di Ghali, invitato a esibirsi durante la cerimonia ufficiale trasmessa dalla RAI.

Nonostante l’energia della sua musica, il pubblico da casa ha notato un dettaglio impossibile da ignorare. Per tutta la durata dell’esibizione, l’artista non ha ricevuto nemmeno un primo piano.

Per tre minuti abbondanti, le telecamere hanno indugiato su panoramiche larghe, inquadrature dal drone e stacchi sul pubblico o sulle autorità presenti. Di Ghali, una delle icone pop più influenti del momento, si è vista solo una sagoma lontana sul palco.

Sui social la protesta è esplosa quasi istantaneamente. I fan dell’artista e molti telespettatori hanno gridato alla censura, sottolineando come sia tecnicamente insolito che un performer principale venga trattato come un elemento di sfondo della scenografia.

Il sospetto che non si sia trattato di un semplice “incidente di regia” nasce dal clima teso che circonda i rapporti tra il rapper e la TV di Stato. Molti ricordano il Festival di Sanremo 2024. In quell’occasione il suo appello “Stop al genocidio” scatenò un terremoto politico. Ci fu poi il successivo comunicato dell’AD Rai letto in diretta da Mara Venier.

Per i critici, l’assenza di primi piani alle Olimpiadi sarebbe la “punizione silenziosa”. Oppure sarebbe una forma di “shadowbanning televisivo”: permettergli di cantare per contratto, ma renderlo invisibile. Così si eviterebbe che il suo volto e la sua espressività possano veicolare nuovi messaggi scomodi.

Come spesso accade, le interpretazioni si dividono:

C’è chi sostiene che la regia avesse ordini precisi di non inquadrare l’artista da vicino per depotenziare la sua immagine pubblica.

Alcuni addetti ai lavori ipotizzano una scelta stilistica (seppur discutibile) volta a mostrare la grandezza della piazza e l’interazione con gli atleti. Questa scelta è però finita per penalizzare il cantante.

Indipendentemente dalle intenzioni, il risultato è stato un autogol comunicativo.

In un evento nato per celebrare l’inclusione e il tricolore, l’invisibilità di un artista che rappresenta l’Italia multiculturale ha lasciato l’amaro in bocca a molti.

Resta da capire se la RAI fornirà chiarimenti tecnici. Oppure se, come spesso accade, il silenzio alimenterà ulteriormente i sospetti di una gestione editoriale sempre più prudente.