Il clima tra via Arenula e la magistratura si fa sempre più teso. Il Guardasigilli Carlo Nordio è tornato a difendere con forza le proprie posizioni dopo le dure reazioni dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e di alcuni esponenti del Consiglio Superiore della Magistratura alle sue recenti dichiarazioni.
Al centro della polemica c’è la critica del Ministro al sistema delle correnti e al funzionamento dell’organo di autogoverno della magistratura. Nordio ha definito le reazioni critiche nei suoi confronti come un'”indignazione scomposta”, sottolineando come le sue parole non volessero essere un attacco frontale all’istituzione, ma una riflessione su criticità già sollevate internamente da magistrati di rilievo.
Per rintuzzare le accuse di voler delegittimare il CSM, Nordio ha giocato la carta del “fuoco amico”, citando testualmente l’ex consigliere e magistrato antimafia Nino Di Matteo.
“Non capisco lo stupore,” ha ribadito il Ministro, “quando ho parlato di certe logiche all’interno del CSM, ho solo citato quanto espresso da Di Matteo, che parlò esplicitamente di ‘mentalità mafiosa’ all’interno delle correnti.”
Secondo il Guardasigilli, esiste un paradosso nel dibattito pubblico: se un magistrato di prima linea come Di Matteo denuncia logiche spartitorie e clientelari usando termini durissimi, viene ascoltato (o ignorato); se la medesima analisi viene sollevata dalla politica in ottica di riforma, scatta la levata di scudi corporativa.
Il confronto non è solo semantico, ma tocca i pilastri della riforma della giustizia che il governo sta portando avanti:
Separazione delle carriere: Il progetto cardine di Nordio che la magistratura vede come un indebolimento dell’autonomia.
Riforma del sistema elettorale del CSM: L’obiettivo di scardinare il peso delle correnti attraverso il sorteggio o altri meccanismi correttivi.
Responsabilità civile dei magistrati: Un altro tema che agita i palazzi di giustizia.
Una frattura che fatica a ricomporsi
L’ANM, dal canto suo, accusa il Ministro di usare toni “denigratori” che alimentano la sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia. Nordio, tuttavia, non sembra intenzionato a fare passi indietro, ribadendo che la trasparenza e la fine del correntismo sono precondizioni necessarie per restituire efficienza ai tribunali italiani.
Resta da vedere se questo nuovo scontro verbale rallenterà l’iter delle riforme o se, al contrario, accelererà la volontà del governo di intervenire strutturalmente sull’ordinamento giudiziario.

