Le luci dell’Ariston si sono riaccese e, mentre Carlo Conti e Laura Pausini davano il via a questa nuova edizione, è apparso chiaro che il valore di Sanremo oggi risieda in qualcosa di molto più profondo di una semplice gara canora.
In un presente frammentato, segnato da conflitti e incertezze, tenere in vita una competizione musicale potrebbe sembrare quasi un anacronismo, eppure abbiamo finalmente compreso a cosa serve davvero il Festival: a unirci nel rito del commento e della memoria condivisa.
La vera forza di questa prima serata è stata la tenerezza. Quel sentimento sottile che proviamo nel ritrovarci sul divano a criticare gli abiti improbabili o le canzoni che non convincono subito, esattamente come facevano i nostri genitori con noi.
È un passaggio di testimone invisibile, un “abbraccio temporale” dove il passato e il presente si sfiorano con una dolcezza inaspettata.
C’è stata una magia quasi infantile nel vedere certe dinamiche ripetersi: l’emozione per l’ospitata di Tiziano Ferro, la statuaria e immensa presenza di Patty Pravo, unica e grandissima nel ricordarci cos’è il vero carisma, e la forza della “Signora Gianna”, che a modo suo ha ribadito i valori della Resistenza, portando un peso etico necessario su quel palco. Perfino la scelta dell’attore di Sandokan come valletto ha contribuito a quell’impronta diversa, un ponte tra il mito televisivo di ieri e i volti di oggi.
Guardare Sanremo oggi significa riconoscersi in un ciclo che si ripete di padre in figlio, di padre in figlia. È la consapevolezza commovente che quello che abbiamo vissuto da bambini si sta replicando ora che siamo adulti, con i nostri cari accanto.
Nonostante un palinsesto che forse non è partito al massimo delle aspettative, il Festival resta necessario perché trasforma la musica in un pretesto per ridere, sentenziare su una stecca o un fiore fuori posto, e riscoprire che siamo ancora parte di una storia comune.
È questa la grande magia di Sanremo: ricordarci che, nonostante tutto il rumore del mondo, siamo ancora capaci di emozionarci insieme per le stesse identiche cose.
