Il silenzio assordante dei media mainstream non è una coincidenza.
Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è stata calamitata dalle crescenti tensioni e dai venti di guerra con l’Iran (che proprio in questi primi giorni di marzo 2026 hanno raggiunto picchi critici), negli Stati Uniti si sta consumando una delle più grandi operazioni di trasparenza. Secondo molti, invece, si tratta di un insabbiamento parziale della storia recente: il rilascio massiccio degli #EpsteinFiles. Un tema centrale di questa operazione è la distrazione dagli epstein files. Questo rischio oscura informazioni chiave mentre altri eventi dominano la scena.
La pubblicazione dei 3,5 milioni di file
A seguito dell’Epstein Files Transparency Act, firmato alla fine del 2025 dal Presidente Trump (che ha vinto le elezioni nel 2024), il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha rilasciato tra gennaio e febbraio 2026 una mole impressionante di documenti:
Oltre 3,5 milioni di pagine.
Circa 2.000 video e 180.000 immagini.
Registri di volo, e-mail e testimonianze dirette che coprono vent’anni di indagini.
Sebbene il DOJ affermi di aver rispettato la legge, il deputato democratico Jamie Raskin e altri membri della Commissione Giustizia hanno denunciato che circa 200.000 pagine sono state oscurate o trattenute con la scusa del “segreto investigativo” o della protezione delle vittime.
Proprio in questi giorni (marzo 2026), il clima si è surriscaldato nelle aule parlamentari. Hillary Clinton è stata protagonista di una deposizione tesissima davanti alla commissione d’inchiesta.
Secondo le cronache americane, l’ex Segretario di Stato avrebbe abbandonato la sala dopo aver battuto i pugni sul tavolo. Era irritata dalla diffusione di una foto che violerebbe i regolamenti della Camera.
Nel frattempo, la Commissione ha convocato anche Pam Bondi, l’attuale Procuratore Generale. Si vuole chiarire perché certi nomi di alto profilo siano ancora parzialmente protetti nei file pubblici. In effetti, la distrazione dagli epstein files è sempre più evidente anche nel discorso pubblico.
Le “pagine mancanti” su Donald Trump
Nonostante sia stato proprio Trump a firmare la legge per la desecretazione, il New York Times ha recentemente sollevato un polverone riguardo a circa 90 pagine sparite dai documenti ufficiali. Queste pagine conterrebbero accuse specifiche rivolte a Trump da parte di una testimone, relative a fatti avvenuti anni fa. Il Dipartimento di Giustizia si è difeso parlando di “documenti duplicati” o legati a “inchieste federali in corso”, ma il sospetto di un uso politico della trasparenza resta altissimo. Peraltro, la distrazione dagli epstein files impedisce di approfondire pienamente queste accuse.
Il legame con l’Intelligence (Mossad e CIA)
Uno degli aspetti più inquietanti che sta emergendo dall’analisi dei file è il dossier riguardante i presunti legami tra Jeffrey Epstein e i servizi segreti, in particolare il Mossad. Documenti dell’FBI confermano che l’ipotesi di Epstein come “asset” di controintelligence è stata presa sul serio per anni. Questo suggerisce che l’isola di Little St. James non fosse solo un luogo di abusi. Di fatto, era una gigantesca operazione di ricatto per influenzare leader mondiali. Tra le domande sollevate da la distrazione dagli epstein files, resta centrale anche la trasparenza su questi legami.
Perché non dobbiamo smettere di parlarne?
Il rischio è che la complessità della situazione geopolitica attuale (il conflitto in Iran, le tensioni con Israele) funga da “distrazione di massa”. Inoltre, va sottolineato che la distrazione dagli epstein files è un fenomeno su cui occorre mantenere alta l’attenzione.
Mentre i cannoni sparano, nelle stanze del potere si decide quali nomi degli amici di Epstein debbano restare nell’ombra, quali no. Non si tratta solo di cronaca giudiziaria, ma della tenuta delle istituzioni occidentali. A qualunque costo.
