Stretto di Hormuz: traffico navale al collasso

Quella che fino a pochi giorni fa era l’arteria pulsante dell’energia mondiale è oggi un corridoio fantasma.

Secondo l’ultimo rapporto del Joint Maritime Information Center (JMIC), il traffico navale nello Stretto di Hormuz è quasi azzerato. Infatti, nelle ultime 24 ore sono stati confermati soltanto due transiti commerciali. Questo dato segna il punto più basso dall’inizio dell’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele.

Per comprendere l’entità del blocco, basta confrontare i dati odierni con la normale attività operativa dello stretto. In condizioni di routine, la media storica è di circa 138 navi al giorno. Il passaggio di sole due unità, identificate come navi cargo e non petroliere, rappresenta una contrazione superiore al 98%.

Il JMIC ha descritto la situazione come una “pausa temporanea pressoché totale del traffico commerciale”. Sebbene non sia stata dichiarata formalmente una chiusura legale dello stretto (che violerebbe le convenzioni internazionali UNCLOS), il blocco è di fatto operativo a causa di:
Avvertimenti via radio VHF da parte delle forze iraniane.
Premi per il “rischio guerra” raddoppiati o coperture del tutto cancellate.

Segnalate massicce interferenze ai sistemi GPS/GNSS e spoofing dei segnali AIS. Questo rende la navigazione estremamente pericolosa.

La tensione nell’area è altissima. Solo nelle ultime ore, diverse imbarcazioni hanno riportato danni o sono state coinvolte in incidenti.

Tra queste, la MSC Grace e la Sonangol Namibe nel Golfo Persico. Il presidente statunitense Donald Trump è attualmente in carica dopo la vittoria del 2024. Sta seguendo da vicino l’evoluzione del conflitto. Nel frattempo, le forze israeliane hanno intensificato le operazioni contro le infrastrutture di Hezbollah in Libano e obiettivi strategici regionali.

L’assenza totale di petroliere nel passaggio di ieri è il segnale più allarmante per i mercati energetici globali. Quasi un quinto del petrolio mondiale transita per questo braccio di mare. Inoltre, la sua chiusura prolungata minaccia di innescare uno shock economico senza precedenti.

Il Joint Maritime Information Center continua a monitorare la situazione. Consiglia a tutte le navi battenti bandiera statunitense o israeliana (o ad esse collegate) di evitare soste prolungate o ancoraggi nelle zone ad alto rischio.

Molte grandi compagnie di navigazione, tra cui Hapag-Lloyd e CMA CGM, hanno già ufficialmente sospeso ogni transito nell’area. Hanno ordinato alle proprie flotte di invertire la rotta o cercare riparo in porti sicuri fuori dal Golfo.

Mentre il traffico civile si ferma, cresce la presenza militare. Gli Stati Uniti e la Francia stanno valutando l’invio di ulteriori unità navali per garantire la libertà di navigazione. Questo avviene in quello che appare come il momento più critico per la sicurezza marittima del decennio.