La Svizzera ha compiuto un passo formale significativo per riaffermare la propria postura diplomatica.
Per la prima volta dall’inasprimento del conflitto in Medio Oriente, il governo di Berna ha annunciato il respingimento di due richieste di sorvolo presentate dagli Stati Uniti, invocando ufficialmente il proprio storico “diritto alla neutralità”.
Secondo quanto comunicato dal Consiglio Federale, Washington aveva presentato diverse istanze per l’utilizzo dello spazio aereo elvetico. Tra queste, due riguardavano specificamente aerei da ricognizione militare i cui piani di volo erano previsti per la giornata di domenica 15 marzo.
La Confederazione ha precisato che, dopo un’attenta analisi tecnica e diplomatica, le richieste relative alle operazioni nel contesto della crisi con l’Iran sono state rigettate. Al contrario, è stato concesso il via libera a voli di diversa natura, come quelli destinati alla semplice manutenzione, che non configurano un supporto diretto alle operazioni belliche.
La decisione si fonda su una distinzione giuridica netta. Il governo svizzero ha spiegato che, essendo gli Stati Uniti e Israele in uno stato di conflitto con l’Iran, si applicano i protocolli della neutralità permanente.
Il diritto internazionale impedisce ai paesi neutrali di concedere il sorvolo a parti in conflitto per scopi militari o strategici correlati alle ostilità.
Restano invece autorizzati i transiti per scopi umanitari, medici (incluso il trasporto di feriti) o per voli civili e tecnici totalmente slegati dalle operazioni belliche.
Questa mossa non è solo un atto burocratico, ma un richiamo a un pilastro dell’identità svizzera. Riconosciuta ufficialmente come neutrale dal Congresso di Vienna del 1815, la Svizzera adotta una neutralità che è:
Permanente: valida in ogni tempo e non solo durante specifici conflitti.
Garantita: riconosciuta dalla comunità internazionale.
Armata: volta a difendere l’integrità del proprio territorio con mezzi propri.
Con questo diniego, Berna invia un segnale chiaro alla comunità globale: anche di fronte alle pressioni delle grandi potenze, la coerenza con i propri principi costituzionali resta la priorità assoluta per preservare il ruolo di mediatore imparziale nello scacchiere mondiale.
