Le pareti dello Studio Ovale sono state testimoni di un nuovo capitolo nelle relazioni, storicamente tese, tra Washington e l’Avana. In un recente incontro con la stampa, il Presidente Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni destinate a far discutere, ventilando l’ipotesi di un intervento diretto o di un cambio di regime nell’isola caraibica.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, il Presidente ha utilizzato un linguaggio diretto e ambizioso, definendo la prospettiva di un’azione su Cuba come un potenziale «grande onore». Alla richiesta di chiarimenti sulla natura di tale operazione, Trump ha risposto con la consueta assertività:
«Sì, prendere Cuba in qualche modo: prenderla o liberarla, penso che posso farci qualunque cosa voglio. Adesso sono una nazione molto indebolita.»
Il Presidente ha poi tracciato un profilo storico della leadership cubana, definendo i fratelli Fidel e Raúl Castro come figure «molto violente» che hanno governato con il pugno di ferro per decenni. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il momento di debolezza attuale del governo cubano rappresenterebbe un’opportunità di cambiamento che, a suo dire, «molte persone» desiderano ardentemente.
Le affermazioni di Trump segnano una netta linea di demarcazione rispetto alle politiche di apertura tentate in passato. L’enfasi sulla «liberazione» suggerisce una strategia basata su:
Un possibile inasprimento delle sanzioni economiche.
L’idea di poter agire con ampia libertà di manovra («posso farci qualunque cosa voglio»).
La convinzione che una parte significativa dei cubani sia pronta a un ritorno al passato o a un nuovo assetto politico.
Mentre i sostenitori della linea dura contro il regime comunista accolgono con favore questo rinnovato vigore, gli osservatori internazionali si interrogano sulle implicazioni pratiche di tali parole.
Cosa intenda esattamente il Presidente per «prendere» o «liberare» resta un punto di domanda: si tratta di una manovra diplomatica aggressiva, di un’escalation economica o di qualcosa di più radicale?
Certamente, il dossier Cuba torna a essere incandescente nell’agenda della Casa Bianca, ponendo la regione al centro di una nuova fase di incertezza.
