Il Parlamento iraniano ha approvato una legge senza precedenti che introduce il pagamento di un pedaggio per il transito delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.
La mossa, che ha già sollevato forti reazioni internazionali, viene presentata da Teheran come un esercizio del proprio “ruolo sovrano” su una delle rotte marittime più strategiche del pianeta.
La nuova normativa stabilisce un quadro giuridico che trasforma radicalmente la gestione del traffico marittimo nel braccio di mare che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman. Ecco i pilastri della decisione:
Ogni imbarcazione commerciale che attraversa le acque territoriali iraniane nello stretto sarà tenuta a versare una tassa di transito. I proventi, secondo il governo, saranno destinati alla sicurezza marittima e alla protezione ambientale della regione.
Il testo legislativo sottolinea che lo Stretto di Hormuz non può essere considerato esclusivamente come acque internazionali senza restrizioni, rivendicando il diritto dell’Iran di regolamentare il traffico per garantire gli interessi nazionali.
La legge include un esplicito divieto di applicazione di sanzioni internazionali contro l’Iran all’interno dello spazio marittimo sotto la sua giurisdizione. Qualsiasi tentativo di interferenza o blocco economico basato su sanzioni estere verrà considerato una violazione della sovranità iraniana.
Lo Stretto di Hormuz è il “collo di bottiglia” dell’energia mondiale. Circa un quinto del consumo globale di petrolio transita ogni giorno attraverso questo passaggio largo appena 33 chilometri nel suo punto più stretto.
L’introduzione di un pedaggio unilaterale sfida direttamente la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), che garantisce il “passaggio inoffensivo” e il diritto di transito negli stretti internazionali.
Gli analisti prevedono un immediato riflesso sui costi assicurativi e di trasporto, che potrebbe influenzare il prezzo del barile sui mercati globali.
La presenza di marine militari straniere, in particolare quella statunitense, per scortare i mercantili potrebbe portare a frizioni dirette con le Guardie della Rivoluzione iraniane incaricate di riscuotere i pedaggi.
Le potenze occidentali e le monarchie del Golfo vedono la misura come un tentativo di Teheran di ottenere una leva negoziale contro le sanzioni economiche che soffocano il Paese.
“Questa legge non è solo una misura economica, ma un segnale politico: l’Iran intende gestire la propria geografia come un’arma di difesa contro le pressioni esterne.”
Con questa mossa, l’Iran sposta il conflitto dalle sedi diplomatiche direttamente sulle rotte del commercio globale. Mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi della situazione, resta da vedere come le grandi compagnie di navigazione e le organizzazioni internazionali reagiranno a quella che molti definiscono una “tassa sulla sicurezza energetica globale”.














