Draghi : il mercato non è più uno spazio neutro ma è influenzato dalla geopolitica

Draghi,determinati a reprimere infiltrazioni criminali sui Fondi PNRR



L’era del commercio globale regolato da norme universali e dalla ricerca della massima efficienza produttiva è ufficialmente giunta al termine.

A sancire la fine di questa epoca è Mario Draghi, il cui recente monito delinea “un cambiamento di paradigma radicale”: il mercato non è più uno spazio neutro, ma un’arena dove la sicurezza nazionale e la geopolitica dettano le nuove regole del gioco.

Per decenni, l’economia mondiale si è basata sul principio del just-in-time e sulla delocalizzazione verso i mercati più competitivi.

Tuttavia, le recenti crisi dalla pandemia alle tensioni nel Mar Rosso, fino al conflitto in Ucraina hanno dimostrato la fragilità di questo sistema.

Secondo Draghi, non possiamo più permetterci di ignorare da chi dipendiamo per l’energia, le materie prime critiche e le tecnologie avanzate.

La nuova parola d’ordine è resilienza, anche a costo di una minore efficienza economica.

Il passaggio dal “commercio libero” al “commercio sicuro” si articola su tre direttrici principali:

Spostare le catene di approvvigionamento verso paesi alleati o con valori condivisi, riducendo la dipendenza da regimi autocratici o instabili.

Il controllo sulle infrastrutture digitali e sui semiconduttori diventa una questione di sovranità, non solo di profitto.

Il ritorno dell’intervento statale per proteggere e sussidiare i settori strategici (auto elettriche, intelligenza artificiale, difesa).

In questo scenario, l’Europa si trova in una posizione vulnerabile. Essendo un’economia fortemente esportatrice, il protezionismo globale rappresenta una minaccia diretta.

Draghi sottolinea che l’UE non può più restare a guardare mentre Stati Uniti e Cina riscrivono le regole attraverso massicci piani di sussidi (come l’Inflation Reduction Act americano).

“La risposta dell’Europa non può essere la frammentazione. Serve una politica commerciale comune che sia anche una politica di sicurezza.”

Non siamo necessariamente davanti alla fine del commercio internazionale, ma alla sua trasformazione in un sistema di blocchi contrapposti. Le regole del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) perdono mordente di fronte all’uso del commercio come “arma” (weaponization).

La visione di Draghi è un richiamo alla realtà: il commercio globale è diventato uno strumento di potenza. Per l’Italia e per l’Europa, adattarsi significa integrare economia e diplomazia in un’unica strategia, accettando che il prezzo della libertà e della sicurezza sarà, inevitabilmente, una crescita più complessa e costosa.