Una nuova bufera politica e mediatica travolge Donald Trump, portando il dibattito sulla sua idoneità mentale a livelli senza precedenti.
Al centro della polemica, un’immagine generata dall’intelligenza artificiale e pubblicata dallo stesso Presidente sui propri canali social, che lo ritraeva in una veste interpretata da molti come un’esplicita identificazione con la figura di Gesù Cristo.
L’immagine, postata nella serata di domenica 12 aprile e rimossa meno di 24 ore dopo, ha suscitato reazioni immediate.
Trump ha cercato di minimizzare l’accaduto, dichiarando: «L’ho postata io. Pensavo mi rappresentasse come un dottore, un medico che sta curando degli ammalati».
Tuttavia, la spiegazione non ha convinto l’opinione pubblica né gli analisti. Molti hanno interpretato la mossa come un tentativo di “gaslighting”: cercare di convincere i cittadini che ciò che hanno visto non corrisponda alla realtà, trasformando un’iconografia dai tratti messianici in una semplice metafora sanitaria.
Le critiche più dure non sono arrivate solo dai consueti avversari politici, ma anche dall’interno della base conservatrice e religiosa.
Megan Basham nota scrittrice cristiana evangelica, ha definito l’episodio una “scandalosa bestemmia”, interrogandosi apertamente se il gesto fosse frutto di un maldestro tentativo di umorismo o di uno stato di alterazione.
L’ex direttore della CIA, John Brennan ha rilasciato dichiarazioni pesanti in merito alla stabilità psichica del Presidente:
«È chiaramente fuori di sé. Credo che il 25esimo emendamento sia stato scritto pensando proprio a lui.»
Il richiamo al 25esimo emendamento della Costituzione americana che disciplina la rimozione del Presidente nel caso in cui non sia più in grado di adempiere ai propri poteri e doveri segna un punto di rottura.
I dubbi sulle capacità mentali di Trump di portare a termine il mandato non sono più confinati a speculazioni di corridoio, ma stanno diventando il fulcro di un confronto istituzionale che potrebbe segnare il futuro della sua presidenza.
