Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Sanità privata e RSA, UGL Salute chiede l’intervento del Governo: «Risorse, tutele e rinnovo dei contratti»

Anziana assistita da un operatore

Gianluca Giuliano sollecita norme chiare durante l’iter parlamentare del Decreto PA: l’adeguamento delle tariffe deve garantire la sostenibilità delle strutture, ma anche salari dignitosi e condizioni di lavoro adeguate

La discussione sul Decreto PA riporta al centro dell’attenzione una delle questioni più delicate del sistema sanitario italiano: il futuro della sanità privata accreditata e delle Residenze sanitarie assistenziali, chiamate ogni giorno a garantire prestazioni essenziali a migliaia di cittadini, ma alle prese con costi crescenti, carenza di personale e contratti collettivi che attendono risposte concrete.

A intervenire nel dibattito è Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute, che chiede al Governo, alle Regioni e alle parti datoriali di affrontare insieme il problema dell’adeguamento delle tariffe e quello del rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. Due aspetti che, secondo il sindacato, non possono essere trattati separatamente.

«Il confronto che si sta sviluppando attorno al Decreto PA e alla sanità privata evidenzia una questione che non può più essere rinviata: chi garantisce ogni giorno prestazioni sanitarie e assistenziali essenziali per i cittadini deve poter contare su contratti rinnovati, salari adeguati e condizioni di lavoro dignitose», afferma Giuliano.

La posizione di UGL Salute parte da un principio preciso: la sostenibilità economica delle strutture sanitarie e sociosanitarie non può essere ottenuta sacrificando i diritti del personale. Medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, fisioterapisti, amministrativi e tutte le altre figure professionali rappresentano la base concreta dell’assistenza. Senza il loro lavoro quotidiano, anche le strutture più moderne e organizzate non sarebbero in grado di assicurare continuità e qualità delle cure.

Il ruolo della sanità privata accreditata

La sanità privata accreditata svolge una funzione rilevante all’interno del sistema di assistenza. Le strutture convenzionate operano infatti in rapporto con il servizio sanitario pubblico e contribuiscono all’erogazione di visite, prestazioni diagnostiche, interventi, riabilitazione e servizi sociosanitari.

In questo quadro rientra anche il ruolo delle RSA, che assistono persone anziane, non autosufficienti o affette da patologie croniche e degenerative. Si tratta di un’attività complessa, che richiede personale qualificato, presenza continuativa e un’organizzazione capace di rispondere a bisogni sanitari e assistenziali spesso molto delicati.

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle condizioni di non autosufficienza rendono questi servizi sempre più importanti. La domanda di assistenza cresce, mentre il personale è sottoposto a carichi di lavoro elevati e a responsabilità sempre maggiori.

Per questa ragione, secondo UGL Salute, qualsiasi intervento pubblico destinato a sostenere economicamente il comparto deve prevedere garanzie precise per i lavoratori. L’obiettivo non può limitarsi all’equilibrio finanziario delle strutture: occorre assicurare che una parte delle nuove risorse venga destinata al rinnovo dei contratti, all’adeguamento degli stipendi e al miglioramento delle condizioni di lavoro.

«È evidente che il tema delle tariffe e quello dei contratti siano strettamente collegati», sottolinea Giuliano. «Le strutture private accreditate operano in larga parte all’interno di un sistema che utilizza risorse pubbliche e che contribuisce in maniera significativa all’erogazione dei livelli di assistenza».

Tariffe e contratti, due questioni inseparabili

Le tariffe riconosciute alle strutture accreditate rappresentano uno degli elementi centrali del confronto. Da queste risorse dipende la capacità degli operatori di sostenere le spese per il personale, l’energia, i dispositivi medici, i servizi, la manutenzione e l’adeguamento tecnologico.

Negli ultimi anni l’inflazione e l’aumento dei costi hanno messo sotto pressione i bilanci di molte realtà sanitarie e sociosanitarie. Tuttavia, avverte il sindacato, questa situazione non può essere utilizzata per rinviare ancora il riconoscimento economico e professionale dovuto ai dipendenti.

UGL Salute chiede quindi la costruzione di un meccanismo trasparente e vincolante. L’eventuale incremento delle tariffe dovrebbe essere accompagnato da criteri che assicurino una ricaduta concreta sul lavoro e impediscano che le risorse aggiuntive vengano assorbite senza produrre miglioramenti per il personale.

Non si tratta soltanto di aumentare gli stipendi. Il rinnovo contrattuale comprende anche l’organizzazione dei turni, il riconoscimento delle competenze, la formazione, la conciliazione tra vita privata e professionale, la tutela della salute e della sicurezza, le opportunità di carriera e la stabilità occupazionale.

Un sistema sanitario che vuole garantire qualità non può trascurare questi aspetti. La continuità assistenziale dipende anche dalla capacità di trattenere il personale, ridurre il ricambio, valorizzare l’esperienza e rendere nuovamente attrattive le professioni della cura.

Il peso della crisi non può ricadere sui lavoratori

«Non possiamo accettare che l’aumento dei costi sostenuti dalle strutture, l’inflazione e la crescente complessità dell’assistenza ricadano esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori», prosegue il segretario nazionale di UGL Salute.

Il messaggio è rivolto tanto alle istituzioni quanto alle organizzazioni datoriali. Secondo il sindacato, non è più possibile considerare il rinnovo dei contratti come una voce secondaria, da affrontare soltanto quando tutte le altre esigenze economiche saranno state soddisfatte.

I lavoratori della sanità privata e delle RSA affrontano turni impegnativi, responsabilità crescenti e situazioni che richiedono preparazione tecnica, attenzione e capacità relazionali. Prendersi cura di una persona fragile significa gestire non soltanto una terapia o una procedura, ma anche bisogni quotidiani, sofferenze, paure e rapporti con le famiglie.

A fronte di tali responsabilità, retribuzioni non adeguate e prospettive professionali limitate possono determinare demotivazione, abbandono del settore e difficoltà nel reperire nuove risorse. Il rischio è l’innesco di un circolo vizioso: meno personale significa maggiori carichi di lavoro per chi rimane, con un conseguente aumento dello stress e delle possibilità di dimissioni.

La tutela dei lavoratori diventa quindi anche una forma di tutela dei pazienti. Garantire contratti aggiornati e condizioni dignitose non costituisce soltanto una rivendicazione sindacale, ma un investimento sulla qualità e sulla sicurezza dell’assistenza.

La necessità di vincolare le nuove risorse

Per UGL Salute, un aumento delle tariffe privo di obblighi precisi rischierebbe di non risolvere la questione contrattuale. Da qui la richiesta di legare in modo esplicito le risorse pubbliche al rinnovo dei contratti e alla valorizzazione del personale.

L’idea è che il sostegno economico alle strutture venga accompagnato da condizioni verificabili. Gli incrementi dovrebbero essere riconosciuti nell’ambito di un sistema trasparente, capace di controllare l’utilizzo delle risorse e di misurare gli effetti sul trattamento economico e normativo dei dipendenti.

In questo modo si potrebbe cercare un equilibrio tra esigenze diverse: assicurare la continuità delle strutture, evitare riduzioni dell’offerta assistenziale e garantire ai lavoratori un riconoscimento adeguato.

La trasparenza è particolarmente importante quando vengono impiegate risorse pubbliche. Cittadini e lavoratori devono poter conoscere le finalità degli interventi e verificare che gli stanziamenti contribuiscano effettivamente al miglioramento del servizio.

«Per questo riteniamo necessario costruire un meccanismo trasparente e vincolante che garantisca che ogni incremento delle risorse destinate al settore produca anche un beneficio concreto per chi lavora», afferma Giuliano.

La richiesta non è dunque quella di scegliere tra imprese e dipendenti, ma di evitare che le misure a sostegno del comparto trascurino una delle sue componenti essenziali. La sostenibilità, nella visione espressa dal sindacato, deve essere economica, organizzativa e sociale.

Il Decreto PA come occasione di intervento

L’iter parlamentare del Decreto PA viene indicato da UGL Salute come un’occasione per introdurre disposizioni capaci di affrontare la questione. Il Governo, sostiene Giuliano, può utilizzare il passaggio parlamentare per dare un segnale concreto a un settore che da tempo attende risposte.

«Non servono interventi parziali o semplici dichiarazioni di intenti: occorrono norme chiare che consentano di aggiornare le tariffe, garantiscano la sostenibilità delle strutture e, nello stesso tempo, assicurino ai lavoratori il diritto a un contratto rinnovato e a una retribuzione adeguata», dichiara il segretario nazionale.

La definizione delle norme dovrà tenere conto della complessità del sistema. Le competenze sanitarie coinvolgono lo Stato e le Regioni, mentre l’applicazione dei contratti dipende anche dal confronto con le organizzazioni datoriali. Per arrivare a una soluzione servirà quindi un’assunzione di responsabilità condivisa.

UGL Salute invita tutti i soggetti interessati a evitare rinvii e contrapposizioni. Il sindacato chiede un percorso che definisca risorse, tempi e condizioni, rendendo il rinnovo contrattuale un obiettivo effettivo e non una promessa priva di scadenza.

Contratti dignitosi per difendere la qualità dell’assistenza

La vertenza sulla sanità privata e sulle RSA riguarda direttamente anche gli utenti. Le condizioni nelle quali opera il personale incidono sulla continuità dei servizi, sui tempi dell’assistenza e sulla qualità delle relazioni con pazienti e famiglie.

Un lavoratore adeguatamente retribuito, formato e tutelato può svolgere il proprio compito con maggiore serenità e stabilità. Al contrario, precarietà, turni eccessivi e scarsa valorizzazione professionale possono compromettere la capacità del sistema di rispondere ai bisogni.

Il rinnovo dei contratti rappresenta quindi uno strumento per riconoscere il valore sociale del lavoro di cura. Nelle strutture sanitarie e nelle RSA, l’assistenza è fondata su competenze professionali, ma anche su una presenza umana costante. È un lavoro spesso poco visibile, che accompagna le persone nei momenti di maggiore fragilità.

Riconoscere questo contributo significa anche contrastare l’idea che il personale possa essere considerato soltanto come un costo da contenere. Le risorse destinate al lavoro sono una parte fondamentale dell’investimento sanitario.

La disponibilità di professionisti qualificati sarà inoltre decisiva per affrontare le trasformazioni demografiche e sociali dei prossimi anni. Senza condizioni occupazionali adeguate, il rischio è che il sistema perda competenze proprio nel momento in cui il bisogno di assistenza aumenta.

L’appello a Governo, Regioni e parti datoriali

La posizione di UGL Salute si traduce in un appello rivolto a tutti i livelli decisionali. Al Governo viene chiesto di intervenire attraverso il Decreto PA; alle Regioni di partecipare alla definizione di un sistema tariffario sostenibile e coerente; alle parti datoriali di assumere impegni concreti sul rinnovo dei contratti.

«È necessario che le istituzioni, le Regioni e le parti datoriali assumano fino in fondo le proprie responsabilità», ribadisce Giuliano.

La questione non può essere risolta con misure isolate. Un adeguamento tariffario senza vincoli potrebbe non determinare benefici per i lavoratori. Un rinnovo contrattuale privo di adeguate coperture, d’altra parte, rischierebbe di mettere in difficoltà le strutture più fragili. Serve perciò una soluzione coordinata, fondata su risorse certe e obblighi precisi.

Secondo il sindacato, il tempo dei rinvii è terminato. Le lavoratrici e i lavoratori chiedono un riconoscimento economico e normativo coerente con le responsabilità assunte e con il ruolo svolto nel sistema di assistenza.

UGL Salute annuncia che continuerà a seguire con attenzione l’iter del provvedimento e il confronto tra Governo, Parlamento, Regioni e rappresentanze datoriali. L’obiettivo dichiarato è ottenere garanzie che mettano sullo stesso piano la sostenibilità delle strutture e la dignità di chi vi lavora.

La sfida è costruire un sistema nel quale le risorse pubbliche producano servizi migliori, organizzazioni più solide e condizioni professionali più giuste. Per raggiungere questo risultato, conclude il sindacato, occorrono decisioni verificabili e non nuove dichiarazioni di principio.

Il passaggio parlamentare del Decreto PA rappresenta dunque un banco di prova. Da una parte c’è la necessità di assicurare continuità alla sanità privata accreditata e alle RSA; dall’altra il diritto dei lavoratori a ottenere contratti rinnovati, salari adeguati e tutele effettive.

Tenere insieme queste esigenze non è soltanto possibile, ma necessario. La qualità dell’assistenza dipende dalla solidità delle strutture e, soprattutto, dalle persone che ogni giorno ne rendono possibile il funzionamento.