Se hai amato “Il compositore di sogni infranti” non puoi non leggere “La custode di melodie perdute” di Laura Rocca edito da Newton Compton. Questa volta protagonista è la figlia di Ermes e Amethyst, Rainbow che si trasferisce ad Oxford per dedicarsi ai suoi studi universitari e lì rincontra inaspettatamente Aeron, il suo primo amore dopo sei anni di distanza e silenzi assordanti.
Tra i due non sarà facile recuperare il rapporto che avevano prima a causa di malintesi, incomprensioni e un muro invalicabile eretto incontrastato da Aeron stesso che nasconde parte del suo passato tormentato legato alla sua famiglia d’origine. Ancora una volta Laura Rocca è tornata ad offrire ai suoi lettori un romanzo che al di là della storia d’amore tratta delle tematiche interessanti ed introspettive che ci riguardano tutti in prima persona come il perdono, il coraggio di chiedere aiuto e di affidarsi all’amore anche quando si è persi qualsiasi forma di speranza e fiducia in esso.
Di questo romanzo, di primo amore e non solo conversiamo piacevolmente con l’autrice in questa intervista.
Laura, partiamo dall’origine come è nata l’idea di scrivere questa storia in cui troviamo protagonista la figlia di Amethyst ed Ermes i personaggi di Il compositore di sogni infranti?
Sentivo il bisogno di tornare nel mondo di Ermes e Amethyst, magari è stata colpa della vacanza nel Wiltshire che ho fatto quest’estate. Scherzi a parte, sapevo sin da principio che avrei raccontato la storia di Rainbow, prima o poi, ma ho preferito aspettare per “prendere le distanze” da Ermes e Amethyst onde evitare il rischio di mettere troppo di loro due nei nuovi protagonisti.
Nel tuo romanzo si parla di “primo amore”, quello che lascia un segno indelebile. Il primo amore non si scorda mai come si suol dire?
Penso che dipenda dal tipo di rapporto, il legame che avevano Rainbow e Aeron da bambini era qualcosa di molto forte e speciale, sono prima di tutto stati la prima amicizia l’uno per l’altro. Se ti dovessi dire per quanto riguarda me, fatico a ricordare persino perché avessi accettato di uscirci insieme.
Anche in questo romanzo tratti tematiche psicologiche grazie al modo che hai di delineare i tuoi personaggi. L’amore è in grado di curare le ferite del passato?
Non vorrei cadere in questo falso mito, ed è un messaggio che non ho mai voluto far passare nei miei romanzi. Anche per Ermes, è piuttosto chiaro che l’amore per Amethyst gli ha dato la forza per trovare la strada, la cura è stata la psicoterapia. Nel caso di Aeron e Rainbow loro avevano delle ferite che si erano inflitti a vicenda a causa di dei malintesi adolescenziali e questo, sì, può essere curato con l’amore vicendevole, mentre il problema familiare di Aeron ha come “cura” il doveroso allontanamento della figura violenta della sua famiglia.
Riguardo la tematica del perdono ad un certo punto si evince che esso non fa bene solo alla persona alla quale si riferisce (come insegna Amethyst a sua figlia) ma anche a sè stessi. Ci puoi spiegare meglio il concetto?
Quando trattieni rabbia, rancore, senso di ingiustizia è come tenersi un peso dentro. Non è l’altra persona a portarlo: sei tu. Pesa, anche quando fai finta di no. Perdonare significa lasciare andare, abbandonare sentimenti negativi nel passato.
Quanto le aspettative che hanno i propri genitori pesano come accade a Rainbow?
Per quanto riguarda la storia, in realtà era solo un malinteso. Ermes non aveva nessuna aspettativa verso la figlia. Nella realtà odierna, spesso, mi rendo conto che molti giovani sono schiacciati dalle aspettative, sia dei genitori, magari anche solo per quanto riguarda i voti a scuola, ma soprattutto dalla società.
C’è un personaggio di questo romanzo al quale sei più legata e perché?
Ermes come sempre, il perché è un segreto tra me e lui.
A chi consigli la lettura de La custode di melodie perdute?
A chi ha voglia di vivere un amore che somiglia a una favola.
Progetti futuri…
Ho diverse idee in ballo e sono ancora indecisa su quale storia puntare la mia attenzione.
Leggi la mia recensione de La custode di melodie perdute

