Legge elettorale, perché il Rosatellum può diventare un boomerang per il centrodestra

Elezioni, politica, Italia, tensione, grafici

L’unità delle opposizioni e il peso dei collegi uninominali potrebbero mettere in discussione la maggioranza. La riforma punta a eliminare proprio il meccanismo che nel 2022 favorì la coalizione guidata da Giorgia Meloni

Il dibattito sulla legge elettorale italiana non è più una discussione riservata agli esperti di diritto costituzionale. È diventato uno dei principali terreni di confronto politico in vista delle prossime elezioni.

Al centro della questione c’è il Rosatellum, il sistema misto utilizzato nelle elezioni politiche del 2018 e del 2022. Una legge che, nella precedente tornata elettorale, ha favorito nettamente il centrodestra grazie alla compattezza della coalizione e alla divisione delle opposizioni.

Oggi, però, quello stesso meccanismo potrebbe trasformarsi in un boomerang.

Le simulazioni elaborate sulla base degli attuali rapporti di forza mostrano infatti che un’alleanza più ampia tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e altre forze progressiste renderebbe molti collegi uninominali nuovamente contendibili. Una differenza limitata nei voti potrebbe quindi tradursi nella perdita di numerosi seggi.

Nel frattempo, la maggioranza sta cercando di cambiare le regole. La proposta di riforma è arrivata alla Camera, ma il suo esame è stato rinviato al 14 luglio 2026, mentre nel centrodestra restano divergenze sul ritorno delle preferenze e sulla composizione delle liste. 

Come funziona il Rosatellum

L’attuale legge elettorale combina una parte proporzionale con una quota maggioritaria.

Circa tre ottavi dei parlamentari vengono eletti attraverso collegi uninominali. In ogni collegio conquista il seggio il candidato che ottiene anche un solo voto in più rispetto agli avversari. La restante parte dei seggi viene invece distribuita con metodo proporzionale tra le liste che superano le soglie previste.

Alla Camera si tratta di 147 collegi uninominali, mentre al Senato sono 74. Il peso di questa componente è pari a circa il 37,5% dei seggi assegnati sul territorio nazionale. 

Il sistema premia quindi le coalizioni capaci di presentare un solo candidato competitivo in ogni territorio. Al contrario, penalizza duramente gli schieramenti divisi.

Due candidati appartenenti alla stessa area politica possono sottrarsi voti a vicenda e favorire la vittoria dell’avversario, anche quando quest’ultimo non raggiunge la maggioranza assoluta dei consensi.

Nel 2022 la divisione delle opposizioni favorì il centrodestra

Alle elezioni politiche del 2022 il centrodestra si presentò con una coalizione unitaria, mentre Partito Democratico e Movimento 5 Stelle corsero separatamente.

Questa differenza strategica risultò decisiva.

Secondo le ricostruzioni effettuate sui risultati elettorali, il centrodestra riuscì a conquistare più dell’80% dei collegi uninominali con circa il 44% dei voti complessivi. Non fu quindi soltanto la percentuale ottenuta dalla coalizione a determinare la maggioranza parlamentare, ma anche l’incapacità delle opposizioni di convergere su candidati comuni. 

Il Rosatellum amplificò il vantaggio. Nei collegi in cui i voti progressisti risultavano distribuiti tra più candidati, il rappresentante del centrodestra poteva vincere pur restando lontano dal 50%.

Lo stesso schema, tuttavia, non è destinato a ripetersi automaticamente.

Un’opposizione unita cambierebbe gli equilibri

Il principale rischio per il centrodestra nasce dalla possibile costruzione di un campo largo delle opposizioni.

Non sarebbe necessariamente necessario raggiungere un accordo politico completo su tutti i temi. Anche un’intesa elettorale limitata ai collegi uninominali potrebbe evitare la dispersione dei voti e rendere competitivi numerosi territori.

Una simulazione di YouTrend, realizzata sulla base dei rapporti di forza rilevati nei sondaggi, ha mostrato un quadro molto diverso rispetto al 2022.

Con il Rosatellum, il centrosinistra unito conquisterebbe 79 collegi uninominali alla Camera contro i 65 attribuiti al centrodestra. Al Senato il rapporto sarebbe di 38 collegi contro 33.

Nella stessa proiezione, il centrodestra otterrebbe 186 deputati e 96 senatori, mentre il campo progressista raggiungerebbe 192 seggi alla Camera e 95 al Senato. Nessuno dei due schieramenti disporrebbe quindi della maggioranza assoluta. 

Una simulazione non è una previsione certa. Dipende dai sondaggi, dalla composizione delle coalizioni, dai candidati scelti e dalla distribuzione territoriale dei consensi. Tuttavia, mette in evidenza una vulnerabilità reale: l’attuale legge non garantisce affatto la vittoria del centrodestra.

Perdere pochi voti può significare perdere molti seggi

Nei collegi uninominali non esiste una distribuzione proporzionale della rappresentanza. Chi arriva primo conquista tutto, mentre gli altri candidati non ottengono alcun seggio.

Questo meccanismo può trasformare un calo nazionale limitato in una perdita parlamentare molto più pesante.

Una flessione di uno o due punti percentuali potrebbe risultare quasi irrilevante nei territori considerati sicuri. Nei collegi contendibili, invece, potrebbe spostare decine di seggi da una coalizione all’altra.

La scelta dei candidati diventa quindi fondamentale. Un rappresentante poco radicato, una candidatura imposta dall’alto o una controversia interna possono incidere più della forza nazionale del partito.

Il centrodestra deve inoltre considerare il possibile logoramento prodotto dall’azione di governo. Economia, occupazione, pressione fiscale, sicurezza e politica internazionale possono modificare rapidamente il comportamento degli elettori.

L’astensione rappresenta un altro elemento determinante. Nei collegi più equilibrati, una minore mobilitazione dell’elettorato moderato può produrre conseguenze immediate sulla distribuzione dei seggi.

Le tensioni interne alla maggioranza

La forza del centrodestra è stata finora la capacità di presentarsi unito agli appuntamenti elettorali. Questo non significa, però, che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia abbiano posizioni identiche.

Le differenze emergono su fisco, autonomia, rapporti con l’Europa, politica estera e selezione della classe dirigente.

Anche il confronto sulla nuova legge elettorale ha mostrato tensioni. Fratelli d’Italia ha spinto per introdurre un sistema che restituisca agli elettori una maggiore possibilità di scelta, mentre Lega e Forza Italia hanno espresso riserve sulle preferenze.

Il mancato accordo ha contribuito allo slittamento dell’esame parlamentare della riforma. 

Queste divergenze non comportano necessariamente una rottura della coalizione. Possono tuttavia complicare la distribuzione delle candidature e alimentare una competizione interna per la leadership.

Nei collegi uninominali, dove ogni decisione deve essere condivisa, anche la scelta di un singolo nome può diventare motivo di scontro.

La nuova legge eliminerebbe i collegi uninominali

La proposta sostenuta dalla maggioranza modifica radicalmente il sistema attuale.

Il testo base elimina i collegi uninominali e introduce un impianto proporzionale con un premio di governabilità. La coalizione o la lista più votata potrebbe ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, a condizione di raggiungere almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere.

Il numero complessivo degli eletti della coalizione vincente non potrebbe superare 220 deputati e 113 senatori. Qualora nessuno raggiungesse la soglia prevista, i seggi verrebbero distribuiti senza premio, secondo il metodo proporzionale. 

Per il centrodestra, l’eliminazione dei collegi ridurrebbe il rischio di perdere numerosi seggi nei confronti diretti con un’opposizione unita.

Secondo la simulazione di YouTrend, con il nuovo sistema la coalizione di centrodestra potrebbe ottenere circa il 57% dei parlamentari: 228 deputati e 113 senatori. 

Il premio può favorire anche l’avversario

La nuova legge non rappresenterebbe comunque una garanzia permanente per l’attuale maggioranza.

Il premio verrebbe assegnato alla coalizione più votata, indipendentemente dal suo orientamento politico. Un eventuale sorpasso del centrosinistra potrebbe quindi produrre lo stesso effetto a favore delle opposizioni.

Esistono inoltre dubbi sulla rappresentatività, sulle liste bloccate e sulla libertà di scelta degli elettori. Diversi costituzionalisti hanno evidenziato il rischio di affidare ai partiti la selezione di tutti gli eletti dopo l’eliminazione dei collegi uninominali, soprattutto in assenza di un sistema effettivo di preferenze. 

Il vero punto, quindi, non è soltanto stabilire quale schieramento possa essere favorito nel breve periodo. Una legge elettorale dovrebbe garantire rappresentanza, governabilità e uguaglianza del voto senza essere costruita sulla fotografia temporanea dei sondaggi.

La vittoria del centrodestra non è scontata

L’attuale maggioranza continua a partire da una posizione competitiva. Sarebbe però un errore considerare già deciso il risultato delle prossime elezioni.

Con il Rosatellum, l’unità delle opposizioni potrebbe ridurre o annullare il vantaggio ottenuto dal centrodestra nel 2022. Con la nuova legge, invece, il premio di maggioranza potrebbe rafforzare la coalizione più votata, ma anche amplificare un eventuale cambiamento del consenso.

La questione elettorale è quindi strettamente legata alla capacità delle coalizioni di restare unite, scegliere candidati credibili e mobilitare gli elettori.

Le regole contano, ma non possono sostituire la politica. Il centrodestra rischia di scoprirlo proprio attraverso quella legge che, soltanto quattro anni fa, gli aveva consegnato una solida maggioranza parlamentare.

FAQ

Perché il Rosatellum può penalizzare il centrodestra?

Perché nei collegi uninominali vince il candidato che ottiene più voti. Un’opposizione unita potrebbe conquistare molti territori che nel 2022 furono assegnati al centrodestra.

Cosa prevede la nuova legge elettorale?

La proposta elimina i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale con un premio di governabilità per la coalizione più votata che raggiunga almeno il 42%.

La riforma garantirebbe la vittoria del centrodestra?

No. Il premio andrebbe alla coalizione più votata e potrebbe quindi favorire anche il centrosinistra qualora superasse il centrodestra nei consensi.