Anno III • Numero 245
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Omicidio-suicidio a Barberino, dal rapimento alle telefonate al 112: cosa è successo prima della tragedia

La polizia in strada in città

Omicidio-suicidio a Barberino, i punti da chiarire sulla vicenda continuano ad essere diversi. Intanto in queste ultime ore spuntano alcune ricostruzioni

La cronaca giudiziaria e investigativa toscana è nuovamente scossa da un drammatico fatto di sangue avvenuto lungo la rete viaria della regione. Gli inquirenti lavorano senza sosta sulle tragiche circostanze dell’omicidio-suicidio a Barberino, un episodio di violenza estrema che ha spezzato la vita di una donna di quarantacinque anni, morta per mano del suo ex compagno. La Procura di Firenze ha avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica della morte di Lorena Isceri, 45 anni, e del successivo suicidio di Federico Vella, 36 anni, ritenuto responsabile dell’aggressione e del rapimento della donna. L’ipotesi investigativa è quella di un femminicidio seguito dal suicidio dell’uomo.

Omicidio-suicidio a Barberino, cosa è successo prima della tragedia

I contorni di questo dramma raccontano di un piano sequenziale ideato per impedire alla vittima qualsiasi possibilità di fuga. Secondo la ricostruzione finora emersa, Vella avrebbe atteso Isceri nel garage di un edificio di via Panciatichi, a Firenze, per poi aggredirla e immobilizzarla. La donna sarebbe stata quindi chiusa nel bagagliaio dell’Audi Q3 con cui l’uomo si sarebbe diretto verso nord.

Nel tragitto della disperazione, la 45enne ha cercato in ogni modo di mettersi in salvo mettendo a rischio la propria incolumità. Durante il tragitto Isceri sarebbe riuscita a impossessarsi del proprio telefono e a contattare il 112. La telefonata, nella quale avrebbe riferito di essere stata rapita, avrebbe consentito alla sala operativa di attivare le ricerche e di individuare il veicolo. Una pattuglia della Polizia Stradale di Pian del Voglio avrebbe quindi raggiunto la zona dell’autostrada interessata, a Barberino del Mugello.

L’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine è stato tempestivo ma purtroppo vanificato dalla rapidità dell’azione dell’aggressore. La ricostruzione degli investigatori dovrà ora stabilire con precisione quanto accaduto dopo la telefonata. Vella, secondo quanto emerso, si sarebbe accorto che la donna stava chiedendo aiuto e le avrebbe sottratto il cellulare.

Successivamente avrebbe raggiunto con lei il tratto della Panoramica in prossimità del bivio con la Direttissima. Le comunicazioni registrate dalle centrali operative testimoniano la profonda angoscia vissuta dalla vittima nei suoi ultimi momenti di vita. Sono in corso accertamenti su tre possibili telefonate che la donna terrorizzata avrebbe fatto dal bagagliaio prima di essere uccisa da Federico Vella: “Aiuto, mi vuole uccidere“, avrebbe detto.

Gli attimi finali si sono consumati ad un’altezza vertiginosa, trasformando il viadotto dell’Autostrada A1 in uno scenario di totale disperazione e orrore. Gli agenti della Polizia Stradale sarebbero arrivati mentre Isceri si trovava ancora sul viadotto e avrebbero assistito alla sua caduta. Vella sarebbe rimasto sul posto e, all’arrivo dei poliziotti, avrebbe pronunciato frasi sconnesse.

Poco dopo si sarebbe lanciato a sua volta dal viadotto. La dinamica dell’ennesimo episodio di violenza di genere richiede un’analisi capillare da parte delle forze dell’ordine per chiudere formalmente il fascicolo d’inchiesta. La Procura dovrà accertare ogni passaggio della vicenda attraverso l’esame delle immagini delle telecamere, dei filmati delle bodycam degli agenti intervenuti, dei telefoni sequestrati e degli altri elementi raccolti durante i rilievi.

Il movente della tragedia

La medicina legale fornirà dettagli cruciali per comprendere l’esatta successione dei trauma fisici subiti dalla quarantacinquenne prima del definitivo impatto. Un ruolo centrale negli accertamenti sarà affidato anche agli esami medico-legali. L’autopsia dovrà stabilire le cause della morte di Isceri e fornire elementi utili a chiarire le sue condizioni al momento della caduta. Il movente va ricercato nell’incapacità dell’uomo di accettare la rottura affettiva e la decisione della donna di proseguire in autonomia la propria vita.

Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo la relazione tra la vittima e Vella e le circostanze che avrebbero preceduto l’aggressione. Nei giorni precedenti alla tragedia l’uomo aveva pubblicato sui social contenuti relativi alla coppia e alla fine della relazione, compresa una storia con la frase «Addio a tutti». Il significato e la collocazione temporale di quei contenuti saranno valutati dagli investigatori insieme agli altri elementi dell’inchiesta.

Nonostante i segnali di tensione interpersonale, la vicenda non presentava formali warning istituzionali che potessero far presagire un esito così nefasto. Al momento, secondo quanto riferito nell’ambito della prima ricostruzione, non risultano precedenti denunce o segnalazioni per violenza nei confronti di Vella.

Entrambi i protagonisti di questa vicenda avevano un’occupazione stabile e vite integrate nella comunità fiorentina. La donna, originaria di Squinzano, in provincia di Lecce, viveva da tempo a Firenze e lavorava nel settore farmaceutico veterinario. Vella, fiorentino, operava invece nel settore dell’autonoleggio e delle flotte aziendali. L’inchiesta dovrà ora accertare la sequenza esatta degli eventi e definire il quadro delle responsabilità sulla base degli elementi oggettivi raccolti dagli investigatori e degli esiti degli accertamenti disposti dalla Procura.

Le testimonianze

La tragedia risuona ancora più dolorosa se si considerano le confidenze private espresse dalla quarantacinquenne alle persone a lei più vicine prima dell’evento. “Lorena aveva paura, ma non voleva denunciare“.

Lorena Isceri aveva paura dell’ex ma non voleva denunciarlo, hanno raccontato ai giornalisti i familiari di Lorena, arrivati questa mattina da Squinzano (Lecce) nell’appartamento fiorentino dove viveva la 45enne, in via Panciatichi, nel quartiere di Rifredi.

Le testimonianze dei parenti stretti confermano uno stato di profonda ansia che la vittima cercava di gestire privatamente. “Aveva paura di lui, quest’estate era stata giù da noi perché aveva troppa paura”, ha detto la madre di Lorena. “Non voleva denunciarlo, era troppo buona e non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto“, aggiunge la zia. “Avevamo paura ma non ci saremmo mai aspettati che sarebbe arrivato a questo punto“, ha aggiunto il fratello.