18 May 2022

La casa sul mare celeste, una storia lenta in un mondo di corsa

T. J. Klune arriva in Italia con il suo nuovo romanzo fantasy, una perla in un oceano di carta.

La casa sul mare celeste: La trama

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli “normali”, siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell’ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un’isola remota, Marsyas, e stabilire se l’orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull’isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto.

Un mondo magico, un’isola paradisiaca, un orfanotrofio abitato da bambini speciali e dal suo stravagante direttore.

È questo ciò che deve affrontare Linus Baker, assistente sociale del Dipartimento della Magia Minorile.

La vita di Linus è una vita tranquilla, una vita monotona, vissuta esclusivamente per lavorare e poi tornare in una casa piccola con vicini fastidiosi e una gatta molto poco amichevole inglobata in una città uggiosa e grigia.

Ma Linus ne è soddisfatto, si è costruito il suo piccolo nido di pace, una bolla in cui si sente protetto e da cui non ha alcuna intenzione di uscire.

Eppure è costretto a uscirne quando la Suprema Dirigenza del Dipartimento della Magia lo manda sull’isola di Marsyas a controllare l’operato del direttore dell’orfanotrofio Arthur Parnassus.

Un mese, è questo il lasso di tempo che la Suprema Dirigenza gli ha concesso per verificare e stilare rapporti precisi e completi da mandare in città.

Linus non vuole, non intende lasciare la sua comodità per un’isola misteriosa spersa nel nulla, lasciare i suoi vinili e la sua routine, accetta solo perché non ha scelta.

Quando sale sul treno che lo porterà alla sua destinazione il suo umore è come il cielo sopra di lui: grigio e tetro, ma non appena il cielo schiarisce e l’isola appare all’orizzonte gli occhi di Linus si riempiono di meraviglia, Marsyas è magnifica, ingioiellata all’interno di un oceano dell’azzurro più intenso che Linus abbia mai visto.

L’avventura del nostro assistente sociale comincia così, con quello che doveva essere un semplice lavoro, ma che piano piano sarà molto di più.

I bambini ospitati nell’orfanotrofio sono molto diversi tra loro con poteri e passati diversi, ognuno di loro viene da una storia triste, ognuno di loro ha i propri traumi da superare e i propri poteri da scoprire e Arthur Parnassus è lì per supportarli assieme allo spirito Zoe.

«Hanno paura di quello che non capiscono. E la paura si trasforma in odio per ragioni che, sono sicura, sfuggono anche a loro. Visto che non capiscono i bambini ne hanno paura. E visto che ne hanno paura li odiano.»

I bambini sono davvero il punto forte della storia, estremamente realistici nei modi di fare e di parlare, sono loro che trascinano davvero la trama, sono loro che coinvolgono Linus e, piano piano, sfondano la barriera creata dalla sua impenetrabile bolla.

«L’umanità è così strana. Se non ridiamo, piangiamo o scappiamo dai mostri che cercano di mangiarci. E non devono nemmeno essere veri mostri. Possono anche essere quelli che creiamo nelle nostre teste. Non pensi che sia strano?»
«Immagino di sì. Ma preferisco essere così che l’alternativa.»
«Che è?»
«Non provare nulla.»

Arthur Parnassus, un Willy Wonka moderno

Arthur è il tipo di personaggio un po’ eccentrico alla Willy Wonka che in un libro per bambini non può mancare. Estremamente gioviale e positivo, sa sempre cosa dire e come indirizzare i suoi protetti verso le scelte migliori e verso la parte migliore di loro. Non si arrabbia mai e scruta oltre alla facciata di Linus già al primo sguardo.

La storia di Arthur non viene rivelata né per intero né all’inizio, ma è davvero importante?

Arthur si fa scoprire piano piano, lo osserviamo dal punto di vista di Linus, il quale non riesce a comprendere come un uomo di quel genere possa esistere, assolutamente inconcepibile per una persona quadrata come Linus.

«Arthur dice sempre che dobbiamo dedicare del tempo anche alle cose che ci piacciono» intervenne Talia. «Altrimenti rischiamo di dimenticare come si fa a essere felici.»

Linus Baker, un uomo comune in un mondo magico

Linus, come detto, è un assistente sociale, ma al contrario di ciò che la maggior parte dei libri per l’infanzia ci ha insegnato a pensare, è un assistente sociale che realmente si preoccupa dei bambini che vivono negli orfanotrofi che ispeziona ed è assolutamente certo che il suo lavoro sia indispensabile per fare la differenza.

Anche se avvolto in una patina di grigia apatia, in realtà ha degli ideali molto forti e un carattere piuttosto coraggioso. Non è certo il classico eroe fantasy palestrato con un destino da realizzare, ma questo non è certo il classico fantasy epico a cui siamo abituati, Linus è un ometto semplice, un po’ bassino e con la pancia che vive una vita semplice e che non è decisamente pronto a ricevere uno scossone. È decisamente troppo legato alle regole e all’enorme manuale del Dipartimento della Magia Minorile che guida il suo lavoro e la sua vita ed è uno dei principali motivi per cui l’orfanotrofio lo sconvolge tanto: le regole del manuale non vengono seguite, ma rimodellate alle esigenze di ogni bambino.

Linus è un personaggio molto realistico, è noi, rappresenta tutti coloro che ogni giorno rimangono nella propria bolla a vivere una vita cieca, monotona, sotto nuvole ricolme di pioggia solo perché vedere al di là di quella bolla fa paura, ma se andando oltre ci fosse il sole?

«La casa non è sempre quella in cui si vive. Sono anche le persone di cui scegliamo di circondarci. Lei magari non abita sull’isola, ma non può dirmi che quella non è casa sua. La sua bolla, signor Baker. E scoppiata. Non vorrà farsela ricrescere attorno?»

I temi LGBTQ+

Di questo libro si è parlato tanto anche per via dei temi che tratta: non solo l’accettazione di se stessi e il superamento della propria zona di comfort per diventare esseri umani migliori, ma anche l’amore omosessuale. Sono tanti i libri che ne parlano, quindi non è una particolare novità, la cosa che più colpisce è la naturalezza con cui viene raccontata. Niente scoperte straordinarie, niente rivelazioni o coming out, niente drammi, niente di niente, è naturale e scontato come dovrebbe essere, è dolce e lieve, è un contorno meraviglioso per custodire una storia che è già un balsamo per il cuore.

«Certe volte» osservò il signor Parnassus «i pregiudizi sporcano i nostri pensieri quando meno ce l’aspettiamo. Ma riconoscendolo possiamo imparare qualcosa, diventare persone migliori.»

L’autore

T J Klune è un romanziere americano che spesso tratta di tematiche LGBTQ+, lo stesso autore fa parte della comunità in quanto asessuale e ha raccontato di come spesso questo aspetto di lui abbia influenzato il suo modo di scrivere, intenzionato a raccontare i diversi aspetti di queste comunità quasi mai raccontate nei libri.

Nel 2014 vince il premio Lambda Literary Award per il miglior libro gay con Into This River I Drown, inedito in Italia e scritto per aiutarlo a superare la morte del padre, un libro che parla di come affrontare il dolore in una piccola città.

Nonostante in Italia sia edito già da diversi anni, è con questo romanzo che Klune ha definitivamente spopolato. Complici i social, questo titolo ha risuonato in lungo e in largo e ha dato finalmente visibilità a un autore che merita, fresco, gentile, si distingue dalla massa e permette anche a chi non si sente rappresentato nella letteratura mainstream di vedere finalmente personaggi in cui riconoscersi prendere vita dalle pagine.

In conclusione, La casa sul mare celeste è una piccola perla tutta da scoprire, si legge in poche ore, parte lento e lentamente prosegue, non ci sono draghi sputafuoco o cavalieri dall’armatura scintillante, non ci sono prescelti o destini da compiersi, c’è una casa in cima a una piccola isola circondata dal mare ed è tutto ciò che serve.

«A volte, pensò dentro la casa sul mare celeste, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.»