27 Settembre 2022

Berta Caceres: a Roma è di nuovo tempo di lotta ecologista

A pochi giorni dalla Giornata internazionale dei diritti della donna e nel bel mezzo di una crisi ecologica che sembra ancora sfuggire ai più, un collettivo femminista, ecologista e all’apparenza libertario ha dato vita a Roma alla “Laboratoria Ecologista Autogestita BERTA CACERES”.

Domenica scorsa un gruppo di attiviste ed attivisti hanno occupato un edificio pubblico, immerso nel parco dell’Appia Antica che dopo anni di abbandono da parte della Regione Lazio era stato destinato alla vendita all’asta con la prospettiva, nella migliore delle ipotesi, di essere svenduto a qualche fortunato cittadino privato e beninformato. Nella pagina di presentazione dell’iniziativa gli occupanti promettono di voler tutelare con la massima cura lo spazio anche in virtù del contesto in cui si inserisce. Contesto al quale non attribuiscono solo un valore storico e paesaggistico, non dimentichiamo che il parco archeologico dell’Appia Antica è il parco urbano più grande d’Europa, ma anche un forte valore simbolico e strategico. “A pochi metri da qui vi è l’edificio che rappresenta la profonda distanza tra l’ecologia e i palazzi: il Ministero della Transizione Ecologica, governato da un ministro sprezzante nei confronti dell’ambientalismo e strenuo difensore dell’ élite economica del paese” e ancora, “Berta Caceres nasce in un parco, La Caffarella, che una lunga storia di lotte sociali ha difeso dall’avidità della speculazione edilizia. Ci collochiamo a seguito di quelle lotte e le proseguiamo tutelando la natura come bene comune all’interno di questa città.”

 

Cederna e Caceres a piedi sull’Appia Antica

Le lotte della Caffarella sono quelle di Antonio Cederna, giornalista del “Mondo” di Pannunzio, scrittore di moltissimi saggi sull’ importanza della salvaguardia del patrimonio storico archeologico e naturale, deputato di Sinistra Indipendente, che da giovane venne perfino internato sotto il fascismo perché renitente agli obblighi di leva nella neonata Repubblica di Salò. Cederna negli anni sessanta attraverso l’associazione “Italia Nostra” da lui fondata, fu tra gli animatori più importanti di una lotta ambientalista che impedì la realizzazione, sulla via Appia Antica, di un progetto che prevedeva la costruzione di seicentomila metri cubi di edifici in cemento e avviò un travagliato processo che portò alla costituzione del Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Berta Caceres, a cui questo spazio è stato intitolato, è stata una leader indigena Lenca, femminista, ecologista e cofondatrice del Consiglio delle Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras (COPINH). Il suo impegno ambientalista la fa conoscere a livello internazionale nel 2006, quando si oppone alla costruzione di diverse dighe sul Rio Gualcarque da parte di una join-venture sino-onduregna. Dopo anni di minacce e forti pressioni anche da parte dell’esercito e della polizia, è stata assassinata da alcuni sicari che sono entrati in casa sua nonostante la Commissione Interamericana per i Diritti Umani l’avesse indicata al governo come persona da proteggere perché in pericolo di vita.

È bello pensare che il pensiero e l’azione di due persone straordinarie come loro possano essere d’ispirazione per altre generazioni e come in una passeggiata estiva possano trovare ancora ristoro sulle rive dell’Almone. Mentre i loro spiriti si aggirano, vigili e beffardi per il parco, a due passi dal Ministero per la Transizione Ecologica.

 

Uno spazio ecologista, femminista e libertario

Ancora dal manifesto del collettivo si legge: “Uno spazio liberato, sorella solidale dei tanti spazi autogestiti che animano questa città e che recentemente hanno attraversato momenti di difficoltà. Una spazio di socialità che vuole promuovere pratiche di lotta ecologista collettiva, per praticare conflitto, per ospitare formazioni, per praticare agricoltura sostenibile e promuovere la mobilità alternativa, uno spazio per riflettere e per agire intersecando l’attivismo ecologista alle lotte transfemministe e anticapitaliste di Roma e del mondo, insieme con i movimenti studenteschi e operai in lotta per ripensare radicalmente istruzione e lavoro.

La gravità della crisi ecologica che stiamo attraversando è sotto gli occhi di chiunque, eppure le istituzioni sono sorde, piegate agli interessi delle élite e incapaci di attuare alcun cambiamento radicale nel modo di produrre energia e consumare, che oggi ha impatti devastanti sul pianeta, non ultime, le guerre imperialiste per l’accaparramento di risorse. Ci schieriamo contro questa e tutte le guerre, condotte dal capitale contro i popoli e la terra. La guerra in Ucraina rinsalda la continuità di interessi globali attorno all’energia fossile e mette a rischio le nostre necessità di cambiare il sistema di cose vigente a livello energetico e sistemico.

Apriamo pertanto oggi un percorso cittadino che rivendichi la liberazione di uno spazio per renderlo fucina di lotta ecologista. Siamo consapevoli di iniziare un nuovo sentiero che può generare potenti intersezioni e sinergie con il resto dei movimenti cittadini e transnazionali.

L’ideologia estrattivista e neoliberista che giustifica e sottende l’esercizio dell’oppressione è la stessa che vuole il dominio sulla natura. Ed è un’ideologia coloniale. La gerarchia di potere imposta sugli altri animali e su tutti i corpi viventi è il paradigma di riferimento delle oppressioni anche tra gli animali umani. Un essere viene oggettivizzato e considerato a disposizione per i propri bisogni, la stessa radice alla base dell’idea di possesso e sfruttamento, di svalutazione, violenza, emarginazione quando una persona non viene giudicata utile, quando il suo contributo o la sua stessa esistenza diverge dalla classificazione utilitaristica. Le stesse dinamiche crudeli e mortifere avvengono in tutti i territori, attraverso l’estrazione incontrollata di materie prime, la gestione irresponsabile dell’acqua e di boschi e foreste, visti come mere risorse da sfruttare in chiave economica e di gestione del potere.

Questa laboratoria nasce a pochi giorni dall’ 8 Marzo, giorno di sciopero transfemminista, e si pone in sostegno e condivisione della ribellione contro il sistema cispatriarcale che opprime.

L’ideologia che giustifica e sottende l’esercizio dell’oppressione in base alla razza, alla classe, al genere, alla sessualità, all’abilità, all’età e alla specie è la stessa che vuole il dominio sulla natura. Ed è un’ideologia coloniale a cui vogliamo opporci.”

 

Transizione o rivoluzione?

Quest’occupazione romana si inserisce in un vuoto politico e dialogico impressionante. Non esiste in parlamento un partito ambientalista, né si può dire che vi sia un programma credibile di riforme in chiave ecologica. Le poche occasioni di dibattito pubblico sulla crisi ambientale nascono da azioni dimostrative di protesta o da iniziative di associazioni e gruppi di attivisti. Quando le politiche ambientali appaiono nel discorso istituzionale, è quasi sempre per giustificare scelte scellerate come quella della tassonomia europea, o per avvisarci che “la transizione sarà un bagno di sangue” (cit. Cingolani). Mentre si moltiplicano gli allarmi delle istituzioni scientifiche sull’urgenza di agire per evitare almeno le conseguenze più serie dei cambiamenti climatici, i leader politici si attardano in conflitti per la spartizione di risorse fossili che affondano le loro radici nelle terre aride del nazionalismo e dell’imperialismo. Verso questo stato di cose c’è da gioire se almeno tra quella che è la generazione più compromessa qualcuno alza la testa e prova ad agire portando il dibattito e le azioni direttamente tra la gente. Speriamo che trovino ascolto, ma anche che sappiano ascoltare. Se questa generazione non nutre speranza nelle logiche di dominio che ancora regolano le azioni della classe dominante, è pur vero che la complessità della crisi ambientale richiede l’impegno di tutti. Transizione o rivoluzione che sia, nessuno può pensare di uscirne da solo. Qualcuno lo ricordi anche al Ministro Cingolani.