1 Ottobre 2022

“L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini.” Il libro della giornalista Zecchi che indaga sui punti oscuri del delitto del poeta

Secondo l’autrice del testo le informazioni ricevute da Pasolini sulla strage di piazza Fontana hanno costituito il movente del suo delitto .

Sulla tragica morte di Pasolini sono stati scritti molti libri per comprendere la verità. Italiani news ha intervistato Simona Zecchi, una giornalista d’inchiesta che ha scritto due volumi sul poeta nato a Bologna: “Pasolini, massacro di un poeta“ e:“L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini. Stragi, Vaticano, Dc: quel che il poeta sapeva e perché fu ucciso”. Nell’ultimo volume, pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Ponte alle Grazie, Zecchi ha cercato comprendere le cause e i mandanti del delitto.

Nel suo libro lei ricostruisce la vicenda della morte di Pasolini a partire dall’inchiesta sulla sua uccisione. Dalla sua lettura emerge una verità diversa da quella ufficiale sul movente e sugli esecutori del delitto. A cominciare dalla figura di Pelosi. Può spiegare come cambia in seguito alla sua inchiesta il ruolo di Pelosi nella vicenda?
    
    Pino Pelosi è  stato l’utile capro espiatorio, ma capro espiatorio non vuole dire innocente: fece da tramite per condurre il Poeta all’idroscalo sapendo che ci sarebbe stato un agguato. È  un fatto. Pelosi ha cominciato a dire ufficialmente qualcosa in più dal 2005 a 30 anni dai fatti, affermando di non essere stato solo quella notte. È una delle poche cose che non ha mai cambiato nelle sue varie versioni successive a quella. Sempre nel 2005 anche Sergio Citti cominciò a dire qualcosa di cui era venuto a conoscenza (l’esca delle bobine di Salò, rubate insieme ad altre nella settimana di ferragosto del 75 e per le quali era stato chiesto un riscatto, e la macchina di Pasolini ritrovata sulla Tiburtina alle 3 del mattino dalle forze dell’ordine, dal lato opposto di Roma rispetto all’Idroscalo). Pelosi ha detto sia bugie che verità: nel primo mio lavoro le ricostruisco distinguendole tra loro. 

Recentemente è stata ritrovata l’auto con la quale Pasolini raggiunse il luogo del delitto. Crede che una nuova perizia oggi potrebbe rivelare nuovi dettagli della vicenda?

Ho ritrovato l’Alfa GT 2000 a Varese e ho scritto un articolo sul Fatto Quotidiano del 2 gennaio 2021, nel quale ho ricostruito tutta la vicenda: dalla vendita fatta dal rottamatore a un siciliano, fino all’acquisto nel 2017 compiuto da un appassionato  di auto d’epoca. L’ho anche fotografata. Purtroppo oggi l’automobile è totalmente un’altra cosa, seppure il telaio e la scocca siano le stesse. Ed è anche inutile ad eventuali indagini. L’auto poteva essere utilizzata successivamente come ulteriore reperto sul quale effettuare esami.
 

Una parte della sua opera è dedicata alla strategia dell’accerchiamento di cui sarebbe stato vittima Pasolini prima del delitto. Può spiegare in cosa consisteva?

L’ex stragista di Piazza Fontana Giovanni Ventura lo contattò nel marzo del 75 per far sì che perorasse la sua causa di “innocente” in carcere per la strage. Rifarsi una verginità di sinistra era per Ventura divenuto fondamentale e pensò di utilizzare Pasolini a questo scopo. La corrispondenza durerà fino all’ottobre del 75 e verrà arricchita da altra corrispondenza dei suoi collaboratori che cercavano di avvicinare l’ intellettuale per perorare la causa di Ventura. Solo che quelle lettere contenevano informazioni sulla parte di Dc coinvolta nei finanziamenti alla strage di piazza Fontana e al progetto più complessivo che proseguì nel periodo noto come strategia della tensione. Il nodo è tutto racchiuso nel ruolo ambiguo avuto da Ventura nella strategia di infiltrazione di allora: una personalità e un periodo complessi. Pasolini comunque ha ricevuto da lui documentazione pericolosa e la corrispondenza con Ventura era monitorata dai servizi segreti. 

Nel suo libro cerca di comprendere l’identità dei mandanti del delitto. In quali soggetti li individua? E quali sono i loro moventi?

Chi è stato convinto a fare da complice quella notte per fare qualche soldo, o per dare una lezione al Pasolini omosessuale e chi lo vedeva come nemico comunista. Una genie di persone accomunate da interessi diversi, compresa la criminalità. Ma c’era chi ha sfruttato tutto questo. Due le organizzazioni di estrema destra coinvolte: Avanguardia nazionale e Ordine Nuovo. Tre di loro sarebbero ancora vivi. Ma sono stati solo esecutori di un disegno più grande. Come ho detto il movente, secondo il mio lavoro, sono le informazioni su Dc e finanziamenti alla strategia della tensione arrivate a Pasolini nei giorni caldi dei processi. A pochi giorni dal massacro.

Marco Orlando