27 Settembre 2022

Condanna (quasi) unanime della Russia all’Aja. Le armi spuntate della diplomazia

La Corte Internazionale di Giustizia dell’ Aja condanna la Russia ma questa sentenza apre scenari che non vanno necessariamente nella direzione di una risoluzione pacifica della controversia con l’Ucraina

Si consolida infatti l’alleanza tra la Russia e la Cina che si era già manifestata con l’astensione cinese alla risoluzione Onu di condanna dell’aggressione adottata il 2/3/2022 e si offre una base giuridica per un coinvolgimento diretto di altri paesi nel conflitto a fianco dell’aggredito

Il 16 marzo scorso la Corte Internazionale di Giustizia dell’ Aja ha emesso una sentenza in cui intima alla Federazione Russa di “sospendere immediatamente le operazioni militari iniziate il 24 febbraio nel territorio dell’Ucraina”.

Nonostante il parere contrario del Cremlino, la Corte si era ritenuta competente in quanto massimo organo giudiziale in materia di controversie tra Stati, istituito a seguito dell’adozione della Carta delle Nazioni Unite nel 1945. L’intervento della Corte fa seguito ad una richiesta della stessa Ucraina, presentata il 26 febbraio scorso all’indomani dell’invasione Russa che il Cremlino aveva giustificato come necessaria per interrompere presunti crimini di genocidio commessi nelle regioni di Luhansk e Donetsk a danno della popolazione russofona. Nella sentenza la Corte specifica che non sono emerse prove a sostegno delle accuse di genocidio da parte del governo ucraino con cui il Cremlino aveva provato a legittimare l’invasione.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato su Twitter che “L’Ucraina ha ottenuto una vittoria completa nella causa contro la Russia presso la Corte internazionale di giustizia. La Corte ha ordinato di fermare immediatamente l’invasione. L’ordine è vincolante ai sensi del diritto internazionale e la Russia lo deve rispettare immediatamente. Ignorare l’ordine isolerà ulteriormente la Russia”.

La sentenza, che è stata approvata con 13 voti favorevoli e due contrari, quelli del giudice russo e del giudice cinese, rappresenta indubbiamente un tassello importante nel farraginoso meccanismo della giustizia internazionale ma conferma anche la solidità dell’asse Sino Russo almeno sul piano diplomatico e non rappresenta necessariamente un passo verso una risoluzione pacifica della controversia. Anzi, la prosecuzione delle azioni militari pongono la Russia in una condizione di inadempienza degli obblighi internazionali e offrono agli altri paesi che hanno interessi strategici nel conflitto il presupposto giuridico per intervenire a vantaggio dell’aggredito e quindi contro la stessa Federazione Russa. Dall’altro lato, come per l’isolamento economico derivante dalle sanzioni dell’Occidente, anche l’isolamento sul piano diplomatico presenta il rischio di una radicalizzazione delle posizioni e di un rafforzamento dell’alleanza con la Cina.

Un altro fronte importante che sta espandendo questa guerra ben al di là del confine russo ucraino è quello finanziario: nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno minacciato di escludere alcuni titoli cinesi dagli scambi di Wall Street per indurre il gigante asiatico a ridurre il suo sostegno a Putin, causando perdite per circa mille e cinquecento miliardi in quarantotto ore ai titoli cinesi. Il risultato è stato però la promessa da parte del governo cinese di un massiccio intervento statale a sostegno dei mercati che ha provocato un immediato rimbalzo delle quotazioni azionarie dei titoli, riducendo moltissimo le perdite.

Se è vero che l’interscambio commerciale annuo tra Russia e Cina è di circa 150 miliardi di dollari mentre quello con Stati Uniti e Europa sfiora i 1500 miliardi, è pur vero che nessuna potenza mondiale può interrompere questi scambi senza risentirne direttamente. Quella finanziaria quindi, come quella giudiziaria sembrano essere armi spuntate nelle mani di chi vuole evitare un confronto militare tra le potenze. Cina e Russia hanno una partnership forte e Pechino ha ripetutamente espresso la sua opposizione a quelle che descrive come sanzioni illegali imposte dall’Occidente alla Russia, tuttavia continua a chiedere una soluzione negoziale alla crisi.