6 Ottobre 2022

‘Caro Pier Paolo’: Dacia Maraini racconta la sua amicizia con Pasolini in un romanzo

Nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini con “Caro Pier Paolo” (Neri Pozza) omaggia l’amico che tanto ha contato nella sua vita con una memoria commossa, sotto forma di lettere senza risposta. Queste sono senza data, perché non c’è tempo che possa scandire quei “ricordi” che, vitali e imprevedibili, “saltano come cavallette. Sembravano corpi morti, e invece eccoli vivi e vegeti, che si agitano per farsi sentire e vedere”.

Maraini e Pasolini, due scrittori, due intellettuali, ma anche due amici intimi. E come tutte le storie di amicizia, anche quella fra Dacia e Pierpaolo non si fonda solo sulle sintonie culturali, ma anche su un insieme di abitudini, le cene in compagnia, le case adiacenti, i viaggi, gli aneddoti che profumano di “madeleine”. C’è un po’ di tutto questo nel libro, uscito questo mese. Lo scrittore friulano è stata una figura capace di vivere al contempo dentro e contro il suo tempo e questa sua caratteristica, unita alla sua dichiarata omosessualità, alla militanza, al cinema e alla morte violenta, ne hanno fatto una figura ancor oggi divisiva a quasi 50 anni dalla sua morte ed a cento dalla sua nascita. In queste pagine la scrittrice intesse un dialogo intimo e sincero capace di prolungare e ravvivare un affetto profondo, nutrito di stima, esperienze artistiche e cinematografiche, idee e viaggi condivisi con Alberto Moravia e Maria Callas alla scoperta del mondo ed in particolare dell’Africa.

In un primo momento, Dacia Maraini aveva rifiutato la proposta di Roberto Cotroneo di scrivere un libro di ricordi sulla sua amicizia con Pasolini; poi, qualcosa è cambiato: lo scrittore, poeta, regista e intellettuale di Casarsa è tornato a farle visita in sogno, dialogando con lei e portandola a rivedere scampoli delle esperienze vissute insieme. “Ho visto Pier Paolo in sogno e per questo ho deciso di scrivere il libro”. Così l’amica di una vita rievoca Pasolini nel centenario dalla sua nascita, con un’opera che tiene insieme tanti particolari di una personalità sfaccettata e di incredibile fascino. “Nella mia visione onirica, era vivo. Camminava sul mio terrazzo e mi diceva di voler riprendere a fare film”, continua la scrittrice. “E non era solo. C’erano anche i suoi tecnici, che misteriosamente erano apparsi dietro di me, brontolavano e mi chiedevano: ‘Dacia, per favore, digli che è morto e non può più fare film’. Io mi sentivo in imbarazzo, non volevo mortificarlo. Così prendevo tempo. Poi improvvisamente Pasolini è scomparso, insieme con lui anche i suoi tecnici”. Il sogno è finito, ma Maraini lo interpreta come un segno e riannoda in un libro i fili di un’esistenza breve ma intensa.

Ed è così che è nato il libro, come una serie di lettere aperte rivolte all’amico che non c’è più: tra incontri personali e pubblici, esperienze di viaggio e momenti di letteratura, dialoghi anche accesi e condivisione di angoli di solitudine. “Non volevo aprire la preziosa scatola segreta dei nostri comuni ricordi, per paura di vederli svanire, ma anche per il pudore di esporli al pubblico”. L’autrice confessa che Pasolini le appare spesso in sogno da quel lontano 1975 in cui fu brutalmente assassinato.

E’ un Pier Paolo fragile quello che la sublime penna della scrittrice tratteggia: “nel tuo rapporto con gli amici, nella tua vita privata, eri l’uomo più paziente, docile, mansueto che io abbia mai conosciuto. La tua delicatezza e la tua gentilezza d’animo mi commuovevano”. Dacia Maraini – premio Strega e premio Campiello – ripropone tutti questi tratti del carattere di Pasolini, ma ricorda anche la solitudine che attanagliava l’animo del suo amico. Uno degli aspetti più interessanti di Pasolini per l’autrice è il suo essere poeta. In “Caro Pier Paolo”, Maraini cita alcune delle più belle poesie scritte da Pasolini, che svelano l’essenza più profonda dell’autore e la sua originalità. Un romanzo intimo, profondo e commovente che porta alla scoperta di uno dei maggiori interpreti della cultura del secolo scorso.

Giulia Cortese