27 Settembre 2022

Intervista a Sergio Sorrentino, icona della chitarra contemporanea

SERGIO SORRENTINO, chitarrista e compositore, è considerato dalla critica “uno dei più importanti chitarristi italiani dediti alla Nuova Musica” (Radio Rai Tre)

“Il miglior chitarrista elettrico al mondo per la musica classica” («il manifesto»), “Superb Musician” (The Wire, rivista inglese).

Sono anni che Sorrentino si dedica alla diffusione del repertorio contemporaneo per chitarra classica ed elettrica commissionando nuove opere, tenendo prime esecuzioni assolute, scrivendo saggi ed articoli, incidendo e pubblicando CD dedicati alla Nuova Musica, componendo egli stesso per chitarra. Ha inciso per Mode Records (New York) con le quali ha pubblicato “Dream”, cd interamente dedicato al repertorio americano per chitarra elettrica sola, album che è stato recensito, tra gli altri, anche dal New York Times, che lo ha inserito tra “i migliori momenti di musica classica della settimana”. La sua versione per chitarra elettrica di “Orphée’s Bedroom” di Philip Glass è stata pubblicata dall’etichetta del grande compositore americano (Orange Mountain Music) ottenendo un enorme successo di pubblico e di critica. Si è esibito come solista in tutto il mondo nelle sale da concerto e per i Festival più prestigiosi. È autore del libro “La chitarra elettrica nella musica da concerto” (Arcana), testo di riferimento del repertorio elettrico. Sorrentino

Quando hai iniziato a studiare chitarra?

Ho iniziato all’età di 10 anni…fu mio padre a regalarmi una chitarra classica e cominciai da subito a prendere le prime lezioni. Con la chitarra è stato un colpo di fulmine immediato. Posso dire che io e lo strumento siamo cresciuti insieme e che l’amore di allora continua ed è forte oggi più che mai, senza interruzioni o ripensamenti nel corso di tutti questi anni.

Chitarrista classico, elettrico, compositore, didatta…sarebbe davvero riduttivo provare ad accostare il tuo nome ad una sola definizione. Questi quattro aspetti riescono a coesistere sulla stessa linea o qualcuno di essi prevale?

Credo che questi quattro ambiti costituiscano delle linee parallele che a turno, a seconda delle situazioni, dei contesti, delle mie necessità di artista, diventano più o meno pronunciate. Esse convivono, senza vincoli, talvolta accostandosi, avvicinandosi, e contribuiscono ciascuna all’accrescimento dell’altra, al mio essere musicista.

Dalla chitarra classica all’elettrica, ci racconti perché?

Dopo gli studi in Conservatorio mi sono subito concentrato sul repertorio contemporaneo e d’avanguardia per chitarra classica. Ho studiato a fondo il repertorio di ricerca (Berio, Bussotti, Ferneyhough, Maderna) e ho cominciato a collaborare con grandi compositori a prime esecuzioni e commissioni di nuove opere solistiche e da camera. Ad esempio, ho avuto presto la fortuna di collaborare con Azio Corghi, che mi ha insegnato tantissimo sia dal punto di vista artistico che umano. In questo percorso di ricerca di nuovi suoni e approcci chitarristici mi sono imbattuto in alcuni brani originali per chitarra elettrica. Dato che già da piccolo suonavo rock-blues sulla mia Stratocaster, è stato molto semplice dedicarmi sempre di più alla ricerca sullo strumento elettrico. Ho visto questo passaggio come una naturale prosecuzione dell’indagine sonora che già stavo compiendo sulla chitarra classica. Poi, in seguito, è stato entusiasmante scoprire man mano un così ricco repertorio originale (purtroppo ancora poco conosciuto) a cui hanno contribuito grandi autori come Feldman, Reich, Wolff, Lang e tanti altri. Ho avuto la fortuna di essere dedicatario di nuove opere per chitarra elettrica di grandi compositori contemporanei (solo per citarne alcuni Gavin Bryars, Alvin Curran, John King, Ayal Adler e Van Stiefel, che mi ha dedicato anche il bellissimo Concerto per chitarra elettrica e orchestra Bound.

La chitarra elettrica, essendo uno strumento “nuovo”, ti ha consentito di approdare maggiormente nella sfera contemporanea. Ci racconti le tue esperienze in Italia?

In Italia ho lavorato con i più grandi compositori (Giorgio Battistelli, Nicola Sani, Giorgio Colombo Taccani, Andrea Manzoli e tanti altri) e ho eseguito in prima assoluta il Concerto Triplo di Stefano Taglietti con I Solisti Aquilani. Sono particolarmente felice di aver contribuito alla riformulazione per chitarre elettriche del capolavoro di Nicola Sani “Le Corde di un Tempo”, un brano molto efficace a cui tengo moltissimo. Ho tenuto concerti da solista nei principali Festival di musica contemporanea (Nuova Consonanza, Cantiere d’Arte di Montepulciano, AngelicA Festival, Spaziomusica, ecc.) e ho collaborato con i protagonisti della scena contemporanea quali Daniele Roccato, Marco Angius, Bruno Canino e Antonio Caggiano, con cui ho un duo da diversi anni; da Antonio imparato moltissimo e mi lega a lui un profondo affetto. Tutti i musicisti con i quali ho creato musica mi hanno regalato moltissimo sia dal punto di vista artistico che umano. In Italia ho anche avuto la possibilità di collaborare con il grande Gavin Bryars, sia in ensemble che in duo.

E cosa ci dici in merito alle esperienze all’estero?

All’estero ho avuto le soddisfazioni più grandi…Mi sono esibito come solista all’Università di Yale, allo Spectrum di New York e poi a Parigi, Berlino, Colonia, Bonn, Varsavia, Lussemburgo. Sono state esperienze decisive il Festival Mopomoso di Londra (il luogo sacro della free improvisation internazionale, dove sono stato invitato dal grandissimo John Russell) e al Festival di Musica Contemporanea dell’Avana, dove per la prima volta ho portato a Cuba il repertorio contemporaneo per chitarra elettrica. È stato veramente un momento magico. All’estero ho anche collaborato con il grande David Lang alla prima registrazione assoluta del suo brano Questionnaire, a diversi album con John King, Elliott Sharp e a un singolo scritto a quattro mani con Eric Mingus. Di prossima uscita invece un album in duo con il mio guitar hero Loren Connors… che uscirà l’8 Aprile.

Come ti stai muovendo per promuovere la musica d’arte tra i ragazzi?

Tengo diverse master class sul repertorio contemporaneo per chitarra elettrica e soprattutto ho creato un Ensemble di chitarre elettriche costituito da allievi e giovani professionisti, con i quali stiamo approfondendo i capolavori più recenti. Ultimamente con l’etichetta Suoni Possibili (che dirigo insieme a Luca Sigurtà) abbiamo realizzato “Portraits Vercelli“, un progetto dedicato alla musica sperimentale con giovani studenti e ragazzi delle Comunità Educative che hanno realizzato un album in collaborazione con grandi nomi della scena internazionale (John King, Usui Yasuhiro, She Spread Sorrow, Chra, Bienoise, Jason Lescalleet). È stato un modo per farli entrare nel mondo della musica d’arte direttamente dalla porta principale, suonando e creando musica direttamente con importanti artisti.

Ci parli di un’esperienza che ti ha lasciato un segno?

L’esperienza che più mi ha segnato è stata senza dubbio la collaborazione con il grande Philip Glass. Per me è stato sempre un idolo! Oltre che essere un suo fan, ho tutto di lui…dischi, biografie, autobiografie, spartiti, documentari. Nel 2020 ho inciso una mia versione per chitarra elettrica della sua Orphée’s Bedroom. Pensa che gli ho inviato una mia registrazione che gli è piaciuta talmente tanto che ha voluto pubblicarne il video sui suoi profili ufficiali, oltre al Singolo con la sua etichetta Orange Mountain Music. Il Singolo sta riscuotendo tantissimo successo di streaming e probabilmente ne seguiranno altri in futuro; questa per me è stata un’enorme soddisfazione.

Rispetto alla situazione attuale, quanto reputi importante studiare musica al giorno d’oggi?

Lo consiglio tantissimo, perché sono fermamente convinto che studiare musica ci renda persone migliori e che ci arricchisca di emozioni veramente uniche. Ho tanti dubbi invece sull’utilità di studiare musica ai fini lavorativi: purtroppo le prospettive attuali non sono delle migliori e la strada da percorrere è tortuosa e ricca di difficoltà.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare un percorso da chitarrista?

Per prima cosa consiglierei di pensare a diventare un musicista più che un chitarrista. La chitarra infondo è soltanto uno dei tanti possibili mezzi per esprimere la poesia che abbiamo dentro.